GIULIA ENDERS.
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L'intestino felice.
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Titolo originale: Darm mit Charme. Alles ber ein unterschtztes Organ. 2014.
2015. Sonzogno di Marsilio Editori, Venezia.
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Scansionato by il Bilo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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L'intestino  un organo pieno di sensibilit, responsabilit e volont di rendersi utile. Se lo trattiamo bene, lui ci ringrazia. E ci fa del bene: l'intestino allena due terzi del nostro sistema immunitario. Dal cibo ricava energia per consentire al nostro corpo di vivere. E possiede il sistema nervoso pi esteso dopo quello del cervello. Le allergie, cos come il peso e persino il mondo emotivo di ognuno di noi, sono intimamente collegati alla pancia. In questo libro, la giovane scienziata Giulia Enders ci spiega con un linguaggio accessibile, spiritoso e piacevole, unito ai disegni esplicativi della sorella Jill, quel che ha da offrirci la ricerca medica e come ci pu aiutare a migliorare la nostra vita quotidiana. L'intestino felice  un viaggio istruttivo e divertente attraverso il sistema digestivo. Scopriremo perch ingrassiamo, perch ci vengono le allergie e perch siamo tutti sempre pi colpiti da intolleranze alimentari.
Pubblicato nel marzo 2014, dopo appena una settimana L'intestino felice  balzato al primo posto delle classifiche tedesche e ci  saldamente rimasto. Con un milione di copie, il libro  stato in assoluto il pi venduto in Germania ed  in uscita in 30 paesi.
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L'Autrice.
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GIULIA ENDERS (1990) si divide fra Mannheim e Francoforte. Frequenta un dottorato di ricerca presso l'Istituto di Microbiologia e Igiene ospedaliera di Francoforte sul Meno. Per due volte ha ottenuto la borsa di studio della fondazione Wilhelm und Else Heraeus. Nel 2012, la sua conferenza Darm mit Charme (Il fascino dell'intestino) ha vinto il primo premio nel Science Slam di Friburgo, Berlino e Karlsruhe, per poi diventare virale su YouTube. Tale successo  stato notato da un importante agente letterario che l'ha convinta a scrivere questo libro. Dal momento della pubblicazione, Giulia Enders  anche diventata una star mediatica, continuamente invitata a programmi televisivi e talk show.
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JILL ENDERS  laureata in design della comunicazione con specializzazione in divulgazione scientifica. Lavora a Berlino, Colonia, Filadelfia e Karlsruhe. Nel 2013 ha vinto la borsa di studio della Heinrich-Hertz-Gesellschaft.
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I consigli contenuti in questo libro sono stati valutati e verificati con cura dall'autrice e dall'editore, ma non intendono sostituirsi in alcun modo alle raccomandazioni di medici competenti. Le informazioni riportate nel presente volume non offrono garanzie di alcun genere. In caso di danni a cose o a persone, si esclude qualsiasi responsabilit da parte dell'autrice, dell'editore e dei suoi collaboratori.
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L'INTESTINO FELICE.
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A tutti i genitori che allevano da soli i propri figli, profondendo amore ed energia, come ha fatto nostra madre con me e mia sorella. E a Hedi.
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Indice
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Prefazione.
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1. Che fascino, l'intestino!
Come funziona la cacca? ... e perch vale la pena domandarselo
Mi siedo correttamente sul water?
L'anticamera del canale intestinale
La costruzione dell'intestino
Quel contorsionista dell'esofago
Quella borsetta sbilenca dello stomaco
Il tortuoso intestino tenue
Quel buono a nulla dell'intestino cieco e quel ciccione dell'intestino crasso
Quel che mangiamo veramente
Allergie, intolleranze e incompatibilit
Celiachia e sensibilit al glutine
Intolleranza al lattosio e al fruttosio
Una piccola lettura sulle feci.
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2. Il sistema nervoso dell'intestino
Come i nostri organi trasportano il cibo
Occhi
Naso
Bocca
Faringe
Esofago
Stomaco
Intestino tenue
Intestino crasso
Reflusso acido
Vomito
Perch vomitiamo e che cosa possiamo fare per evitarlo
Stitichezza
Lassativi
Un bel mucchio con l'osmosi
Planare con i lubrificanti
Un bel mucchio con i lassativi di contatto
Un bel mucchio con i farmaci procinetici
La regola dei tre giorni
Cervello e intestino
Come l'intestino influenza il cervello
Intestini irritati, stress e depressione
Dove si forma l'Io
3. Il mondo dei microbi
L'essere umano come ecosistema
Il sistema immunitario e i nostri batteri
Lo sviluppo della flora batterica intestinale
La flora batterica di un adulto
I geni dei nostri batteri
I tre tipi intestinali
Batteroidi
Prevotella
Ruminococcus
Il ruolo della flora intestinale
I batteri possono farci ingrassare? Come? Tre ipotesi
Colesterolo e batteri intestinali
Teppisti - batteri cattivi e parassiti
Salmonelle con cappello
L'Helicobacter: l'animale domestico pi antico dell'umanit
L'Helicobacter  cattivo
L'Helicobacter  buono
L'Helicobacter  sia buono sia cattivo
Toxoplasma - impavidi passeggeri dei felini
Vermi dei bambini o ossiuri
Pulizia e batteri buoni
La pulizia nella vita quotidiana
Diluire
Asciugare
Cambiare temperatura
Pulire
Nuovi metodi
Antibiotici
Esistono alternative agli antibiotici?
Probiotici
1. Massaggio e balsamo
2. Servizio di sicurezza
3. Bravi consulenti e trainer
Prebiotici
Ringraziamenti
Bibliografia
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Fine indice.
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Prefazione.
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Sono venuta al mondo con parto cesareo ed ero inconsolabile. Questo fa di me un caso esemplare del panorama intestinale del XXI secolo. Se allora avessi saputo qualcosa di pi sull'intestino, avrei potuto scommettere su quali malattie ero destinata a contrarre. All'inizio ero intollerante al lattosio, poi a cinque anni la mia incompatibilit spar e nessuno rimase particolarmente sorpreso. A un certo punto diventai grassa, poi dimagrii di nuovo. Per un bel po' di tempo godetti di buona salute, poi arriv la ferita.
A diciassette anni mi spunt dal nulla una piccola lesione sulla gamba destra. Siccome non guariva mai, dopo un mese andai dal medico. La dottoressa in realt non sapeva che cosa fosse e mi prescrisse una pomata. Tre settimane dopo avevo la gamba piena di ferite. Ben presto comparvero anche sull'altra gamba, sulle braccia e sulla schiena. A volte persino in faccia. Per fortuna, era inverno e tutti pensavano che avessi l'herpes e un'escoriazione sulla fronte.
Nessun medico era in grado di aiutarmi: evidentemente soffrivo di una forma di dermatite atopica. Mi chiesero se fossi molto stressata o se mi sentissi gi. Il cortisone funzion per un po', ma appena smisi di prenderlo, torn tutto come prima. Per un anno continuai a portare i collant, d'estate e d'inverno, per evitare che le ferite bagnassero i pantaloni. A un certo punto, per, decisi di darmi una mossa e cominciai a raccogliere informazioni da sola. Per caso, trovai la descrizione di una malattia della pelle molto simile alla mia. Un uomo l'aveva contratta dopo una cura antibiotica e, in effetti, io stessa un paio di settimane prima della comparsa della ferita iniziale avevo assunto antibiotici.
Da quel momento, smisi di trattare la mia pelle come se fossi affetta da dermatite e partii dal presupposto di avere una malattia intestinale. Smisi di mangiare latticini, eliminai quasi del tutto anche il glutine, assunsi diversi tipi di batteri e, in generale, cominciai a mangiare in modo pi sano. In questo periodo feci alcuni esperimenti folli su me stessa... se avessi avuto le conoscenze mediche acquisite durante gli studi, ne avrei scartati almeno la met. Una volta esagerai con lo zinco e per mesi ebbi un senso dell'olfatto estremamente acuto.
Con un paio di stratagemmi, riuscii finalmente a comprendere la mia malattia. Fu un'esperienza positiva e sperimentai sulla mia stessa pelle che a volte  proprio vero che il sapere  potere. Cominciai a studiare medicina.
Durante il primo semestre andai a una festa e mi ritrovai seduta accanto a un ragazzo dal fiato pesantissimo, il peggiore che avessi mai sentito in vita mia. Era un odore molto insolito: non aveva nulla a che vedere con certi aromi aspri all'idrogeno tipici dei signori anziani stressati, n con certi sentori marci e dolciastri caratteristici delle zie che mangiano troppo zucchero. Dopo un po' mi allontanai da lui. Il giorno dopo era morto. Si era suicidato. In seguito, ripensai spesso all'episodio. Mi chiesi: possibile che un intestino molto malato abbia un odore cos terribile e influenzi anche l'umore?
Una settimana pi tardi ebbi il coraggio di parlarne con una buona amica. Alcuni mesi dopo questa amica prese una brutta influenza gastrointestinale. Stette molto male. Quando ci incontrammo di nuovo, mi disse che forse la mia tesi poteva avere qualche fondamento, perch durante la malattia aveva provato un malessere psicologico che non le capitava di sperimentare da molto tempo. Questo mi incoraggi ad approfondire l'argomento. Scoprii allora che esisteva un'intera branca della ricerca che si occupava proprio del legame fra intestino e cervello.  un settore in rapida espansione. Fino a dieci anni fa, le pubblicazioni sul tema erano esigue, ultimamente sono comparsi centinaia di articoli scientifici. La modalit in cui l'intestino influisce sulla salute e sul benessere delle persone  uno dei campi di ricerca pi importanti del nostro tempo! Il famoso biochimico americano Rob Knight ha dichiarato sulla rivista Nature che si tratta di una ricerca promettente almeno quanto quella sulle cellule staminali. Insomma, alla fine mi sono ritrovata in un ambito che mi ha sempre affascinato.
Nel corso degli studi ho potuto constatare quanto l'intestino sia maltrattato all'interno della medicina. Eppure  un organo eccezionale. Costituisce due terzi del sistema immunitario, ricava energia dal pane come dai wrstel di tofu e produce pi di venti ormoni propri. Molti medici imparano molto poco sull'argomento nel corso degli studi. Nel maggio del 2013, quando andai a un congresso dal titolo Microbiome and Health (Batteri intestinali e salute) a Lisbona, i partecipanti non erano cos numerosi. Circa la met proveniva da istituzioni che potevano permettersi il lusso di appartenere alla cerchia dei pionieri della ricerca, come Harvard, Yale, Oxford e l'EMBL di Heidelberg.
A volte, il fatto che gli scienziati si riuniscano a porte chiuse per discutere di importanti scoperte sconosciute al pubblico mi fa paura.  vero che in campo scientifico la prudenza in molti casi  preferibile alla diffusione di tesi avventate, ma questo tipo di timori rischia di precludere valide opportunit. Oggi  generalmente riconosciuto che spesso le persone con problemi digestivi soffrono di disturbi intestinali di origine nervosa. L'intestino manda segnali a un'area del cervello preposta all'elaborazione dei sentimenti negativi, anche se i soggetti in questione non hanno fatto nulla di male. I pazienti provano disagio e non sanno perch. Il fatto che alcuni medici li trattino come individui psicolabili e irrazionali  molto controproducente! Ecco dunque un esempio dell'utilit di diffondere con maggiore rapidit certi risultati della ricerca!
Con il presente libro mi ripropongo di fare proprio questo: rendere il sapere pi fruibile, divulgare quel che i ricercatori scrivono sulle loro relazioni scientifiche e quel che viene detto nei congressi a porte chiuse, mentre tanta gente cerca risposte. Capisco perch numerosi pazienti affetti da gravi malattie siano delusi dalla medicina. Io non sono in grado di vendere rimedi miracolosi e un intestino sano non guarisce da ogni male. Tutto quel che posso fare  spiegare in tono elegante come funziona l'intestino, quali novit ci offre la ricerca e come possiamo utilizzarle per migliorare la nostra vita quotidiana.
Il fatto di aver studiato medicina e di frequentare un dottorato di ricerca in un istituto di microbiologia medica mi aiuta a valutare e a smistare le informazioni. L'esperienza personale mi aiuta a comunicarle alla gente. Mia sorella mi aiuta a non divagare: tutte le volte che succede, alza lo sguardo, interrompe la mia lettura ad alta voce e dice ridendo: Questa  da rifare.
Il mondo  molto pi divertente da osservare se cogliamo non solo ci che si vede, bens anche tutto il resto. Allora un albero smette di essere solo un cucchiaio. Questa, infatti,  solo la forma molto approssimata che percepiamo con gli occhi: un tronco diritto con una chioma rotonda. Vedendo la sagoma, gli occhi ci dicono: Cucchiaio. Sottoterra, per, ci sono almeno tante radici quanti sono i rami esposti all'aria. Il cervello, dunque, dovrebbe dire qualcosa tipo manubrio, ma non lo fa perch riceve l'input principale dagli occhi e solo di rado dall'illustrazione di un libro che raffigura un albero nella sua interezza. Perci va avanti a commentare diligentemente il paesaggio boschivo che scorre accanto dicendo: Cucchiaio, cucchiaio, cucchiaio, cucchiaio.
Se continuiamo a vivere a misura di cucchiaio, ci sfuggono tante cose meravigliose. Sotto la pelle l'attivit  sempre intensissima: si scorre, si pompa, si succhia, si schiaccia, si scoppia, si ripara e si ricostruisce daccapo. Tutta una maestranza di organi sofisticati lavora con tale efficienza e perfezione, che in un'ora di tempo una persona adulta consuma all'incirca l'energia di una lampadina da cento watt. Ogni secondo i reni filtrano il sangue, ripulendolo scrupolosamente e con molta pi precisione di come farebbero dei filtri da caff; per giunta, in genere, durano tutta la vita. I nostri polmoni sono progettati talmente bene che impieghiamo energia solo per inspirare. L'espirazione avviene infatti in modo del tutto automatico. Se fossimo trasparenti, potremmo vedere quanto sono belli: sembrano automobiline con ricarica a chiavetta, ma pi grandi, e sono soffici e oblunghi. Quando uno pensa: Nessuno mi vuole bene, il suo cuore, in realt, sta facendo per lui il diciassettemillesimo turno da ventiquattro ore consecutive e avrebbe tutto il diritto di sentirsi un po' ignorato.
Se vedessimo pi di quel che  visibile, potremmo anche osservare come un ammasso di cellule nella pancia si trasformi in un essere umano. Allora capiremmo che ci sviluppiamo grosso modo da tre tubicini. Il primo tubo ci attraversa e si annoda al centro:  il nostro sistema vascolare, da cui si sviluppa il cuore, lo snodo vascolare centrale. Il secondo tubo si forma quasi parallelamente sulla schiena, crea una bolla, che si sposta in cima al corpo e ci rimane:  il nostro sistema nervoso nel midollo spinale, da cui si sviluppa il cervello e da cui germogliano i nervi di tutto il corpo. Il terzo tubo ci percorre dall'alto al basso:  il canale intestinale.
Il canale intestinale organizza tutto il nostro mondo interno. Produce delle gemme che si diramano a destra e a sinistra. Queste gemme diventano i nostri polmoni. Un po' pi in basso, il tubo si ripiega a formare il fegato. Plasma anche la cistifellea e il pancreas. Soprattutto, per, comincia lui stesso a sfoderare capacit sorprendenti. Partecipa agli impegnativi lavori di costruzione della bocca, realizza un esofago capace di ballare la break dance e una piccola sacca nello stomaco per permetterci di trattenere il cibo per un paio di ore. Infine, crea il capolavoro da cui ha finito per prendere il nome: l'intestino.
I due capolavori degli altri tubi - il cuore e il cervello - godono di grande considerazione. Il cuore  essenziale per la vita, perch pompa sangue in tutto il corpo; il cervello  venerato per la sua capacit di sfornare pensieri straordinari a ogni istante. Nel frattempo, secondo l'opinione dei pi, l'intestino al massimo va al gabinetto. Per il resto, probabilmente, se ne sta a poltrire nella pancia o, di tanto in tanto, a scoreggiare. In generale, non si pensa che abbia capacit particolari. Si potrebbe dire che lo sottovalutiamo un po'; a dirla tutta, per, non solo lo sottovalutiamo: spesso ce ne vergogniamo addirittura. Che imbarazzo, l'intestino!
Questo volume vorrebbe cambiare un po' le cose e provare a fare un'autentica concorrenza al mondo visibile, cosa che con i libri riesce meravigliosamente. Gli alberi non sono cucchiai! E l'intestino ha fascino da vendere!
Come funziona la cacca? 
... e perch vale la pena domandarselo
Un giorno il mio coinquilino  entrato in cucina e mi ha chiesto: Giulia, tu che studi medicina, mi spieghi come funziona la cacca? Questa frase non sarebbe certo l'incipit ideale per le mie memorie, ma ha cambiato un bel po' di cose nella mia vita. Sono andata in camera mia, mi sono seduta a terra e ho sfogliato tre libri diversi. Quando ho trovato la risposta, sono rimasta a bocca aperta. Un'attivit cos abituale si  rivelata molto pi sofisticata e straordinaria di quel che avessi mai immaginato.
Le nostre sedute al gabinetto sono prestazioni magistrali: due sistemi nervosi collaborano coscienziosamente per smaltire i nostri rifiuti con la massima igiene e discrezione. Nessun altro animale compie questa attivit in modo altrettanto ordinato ed esemplare. A tale scopo il nostro corpo ha sviluppato ogni genere di trucchi e stratagemmi, a cominciare dai meccanismi di chiusura. Di solito si conosce solo lo sfintere esterno, che possiamo aprire e chiudere intenzionalmente. Pochi centimetri pi in l esiste uno sfintere molto simile, che per non siamo in grado di controllare in modo consapevole.
Questi due muscoli di contenzione agiscono nell'interesse di due sistemi nervosi diversi. Quello esterno  un collaboratore fidato della nostra coscienza. Quando il cervello decide che non  il momento di andare al gabinetto, lo sfintere esterno ascolta la coscienza e si stringe il pi possibile. Lo sfintere interno  il rappresentante del mondo interno inconsapevole. A lui non interessa se alla zia Berta piacciano o meno i peti. A lui sta a cuore solo il nostro benessere interno. Ci scappa una puzzetta? Lo sfintere interno vuole allontanare dal corpo tutto quel che ci crea disagio. Se fosse per lui, anche la zia Berta potrebbe scoreggiare pi spesso. L'importante  che la vita interna sia gradevole e che non si abbiano fastidi.
Questi due sfinteri devono collaborare. Quando i resti della nostra digestione arrivano allo sfintere interno, questo si apre automaticamente. Poi, per, non passa subito tutto il carico al collega esterno, bens solo un campione di prova. Nello spazio fra gli sfinteri interno ed esterno ci sono molte cellule sensoriali. Queste analizzano il prodotto, per vedere se  solido o gassoso, e inviano le informazioni al cervello, che in quel momento pensa: Devo andare al gabinetto!... o forse  solo un peto. Allora, con la sua coscienza consapevole, fa una cosa che gli riesce particolarmente bene: ci induce a sintonizzarci con l'ambiente circostante. Raccoglie dunque informazioni provenienti dagli occhi e dagli orecchi e consulta il proprio patrimonio di esperienze. In pochi secondi elabora una prima valutazione, che trasmette di nuovo allo sfintere esterno: Ho guardato, siamo nel salotto di zia Berta: magari una scoreggina potrebbe anche andare, se la fai uscire pianissimo. Roba solida meglio di no.
Lo sfintere esterno capisce e, lealmente, si stringe ancora pi di prima. Questo segnale viene colto anche dallo sfintere interno, che stavolta rispetta la decisione del collega. I due si alleano e spingono il campione di prova in un'ansa che fa da sala d'attesa. Prima o poi dovr uscire, ma non qui e non adesso. Un po' di tempo dopo, lo sfintere interno tenter nuovamente di mandare un campione di prova. A quel punto, per, saremo seduti comodamente sul divano di casa nostra: via libera!
Il nostro sfintere interno  un tipetto ordinato. Il suo motto : quel che deve uscire, deve uscire. E in questo non c' molto da interpretare. Lo sfintere esterno si deve sempre occupare del complicato mondo esterno. Potrei usare o no, in teoria, un gabinetto sconosciuto? Ci conosciamo abbastanza bene da scoreggiare in presenza reciproca o tocca a me rompere il ghiaccio? Se non vado adesso in bagno, dovr aspettare fino a stasera, e nel corso della giornata potrei avere dei fastidi!
I pensieri degli sfinteri non sembreranno forse degni di un premio Nobel, eppure sono fondamentali per ogni essere umano. Quanta importanza diamo al nostro mondo interno e a quali compromessi scendiamo per adattarci a quello esterno? C' chi reprime a ogni costo il peto pi fastidioso finch non torna a casa con il mal di pancia, e chi a una festa in famiglia dice alla nonna di tirargli il mignolo per annunciare ad alta voce il suo peto, come se fosse un divertente gioco di prestigio. Forse, a lungo termine, il miglior compromesso sta in una via di mezzo fra i due estremi.
Se per molte volte consecutive ci tratteniamo dall'andare al gabinetto pur avendone bisogno, intimidiamo lo sfintere interno. Cos facendo, rischiamo persino di fargli cambiare abitudini. Lui e la muscolatura circostante sono stati repressi cos spesso dallo sfintere esterno da sentirsi scoraggiati. Quando la comunicazione fra i due muscoli di contenzione si raffredda, possono verificarsi addirittura degli ingorghi.
La stessa cosa pu succedere anche quando lo stimolo dell'evacuazione non viene represso, per esempio alle partorienti. Durante la fase espulsiva del bambino  infatti possibile che si rompano le sottili fibre nervose attraverso cui gli sfinteri normalmente comunicano. La buona notizia  che anche i nervi possono ricrescere. Da qualsiasi cosa siano stati causati i danni, esiste una terapia di biofeedback grazie alla quale gli sfinteri, dopo un periodo di disaccordo, tornano in sintonia. Questo trattamento viene praticato nei migliori reparti di gastroenterologia. Una macchina misura l'efficienza della collaborazione fra i due sfinteri. Se  buona, si sente un segnale acustico o si accende una luce verde.  una specie di quiz televisivo, dove il palco si illumina e risuona tutte le volte che viene data una risposta esatta, anche se non si fa in televisione, bens nello studio di un medico e con un elettrodo sensoriale nel sedere. Ne vale la pena: quando l'armonia fra il dentro e il fuori viene ripristinata, si va molto pi volentieri al gabinetto.
Sfinteri, cellule sensoriali, coscienza e quiz con elettrodi nel sedere: il mio coinquilino non si sarebbe aspettato una risposta cos piena di complicati dettagli. E neppure il gruppo di educate studentesse di economia aziendale che nel frattempo si era radunato nella nostra cucina per una festa di compleanno. Alla fine per ci siamo divertiti e io ho capito che, fondamentalmente, l'argomento intestino interessa a molte persone.  vero che tutti ci sediamo nel modo sbagliato sul water? Come si fa a ruttare pi facilmente? Perch noi possiamo ricavare energia da bistecche, mele o patate arrosto, mentre le automobili tollerano solo certi tipi di benzina? A che cosa serve l'intestino tenue e perch le feci hanno sempre lo stesso colore?
Nel frattempo, i miei coinquilini hanno imparato a riconoscere immediatamente l'espressione che ho in faccia quando corro in cucina e devo per forza raccontare l'ultimo aneddoto sull'intestino: per esempio, quello sui minigabinetti alla turca e sulla cacca luminosa.
Mi siedo correttamente sul water?
Di tanto in tanto  consigliabile mettere in discussione le proprie abitudini. Faccio davvero la strada pi bella e pi breve per raggiungere la fermata dell'autobus? Ho scelto un'acconciatura adeguata e alla moda per coprire la pelata? O appunto: mi siedo correttamente sul water?
Non sempre troviamo risposte precise ai nostri quesiti, ma la sperimentazione su se stessi porta gi una ventata di aria fresca. Probabilmente, ne era convinto anche Dov Sikirov. Questo medico israeliano ha condotto uno studio su un campione di 28 persone, chiedendo loro di espletare le funzioni quotidiane in tre posizioni diverse: sedute su un normale water come su un trono, rannicchiate scomodamente su un gabinetto molto piccolo o accovacciate come se fossero all'aria aperta. Poi ha fermato il cronometro e ha distribuito un questionario. Il risultato  stato inequivocabile: da accovacciati i partecipanti hanno impiegato circa cinquanta secondi e hanno dichiarato di sentirsi svuotati completamente. Da seduti ci hanno messo in media centotrenta secondi e il risultato non  stato del tutto soddisfacente. (Ciononostante, i gabinetti minuscoli sono sempre molto carini da vedere, a prescindere da quel che ci si fa.)
Perch? Perch l'apparato sfinterico non  progettato per aprirsi del tutto quando siamo seduti. Esiste un muscolo che in posizione seduta, o anche eretta, stringe l'intestino come un laccio e lo tira da una parte a creare una strozzatura. Questo meccanismo , per cos dire, un servizio aggiuntivo a quello svolto dagli sfinteri. Un sistema di chiusura simile lo ritroviamo anche nelle pompe da giardino. Per esempio, si chiede alla propria sorella come mai la pompa non funziona. Appena lei va a vedere il beccuccio, si lascia andare in fretta la strozzatura e si aspetta ancora qualche minuto, trascorso il quale si viene puniti con gli arresti domiciliari.
Torniamo alla strozzatura in fondo all'intestino: le feci arrivano a una curva. Come se fossero in presenza di un'uscita autostradale, rallentano. In tal modo gli sfinteri, quando siamo in piedi o seduti, fanno meno fatica a svolgere il loro compito di contenzione. Se il muscolo lascia andare l'intestino, la strozzatura scompare. L'autostrada  dritta e possiamo dare tranquillamente gas.
La posizione accovacciata  sin dalla preistoria la pi naturale: il water moderno esiste solo dal tardo XVIII secolo, quando trov posto all'interno delle abitazioni. Tuttavia, il ricorso all'autorit degli uomini delle caverne viene accolto con una certa diffidenza dagli studiosi di medicina. Chi l'ha detto che la posizione accovacciata fa rilassare il muscolo in questione permettendo al canale intestinale di raddrizzarsi? Alcuni ricercatori giapponesi hanno somministrato a un gruppo di volontari sostanze luminose, per poi sottoporli a radiografia mentre defecavano in posizioni diverse. Risultato numero uno:  vero, quando siamo accovacciati il canale intestinale si raddrizza bene e fila tutto liscio. Risultato numero due: per amore della scienza, esistono persone molto disponibili che si lasciano somministrare sostanze luminose per poi sottoporsi a radiografia mentre fanno la cacca. Due cose abbastanza degne di nota, secondo me.
Le emorroidi e malattie intestinali come la diverticolite o anche la stipsi esistono quasi solo nei paesi dove si evacua seduti su una specie di sedia. Una delle cause, soprattutto se si parla di individui giovani, non  la rilassatezza dei tessuti, bens l'eccessiva pressione sull'intestino. C' chi, in periodi particolarmente stressanti della vita, contrae di continuo la pancia e spesso non se ne accorge nemmeno. Le emorroidi evitano la pressione interna penzolando liberamente fuori dal sedere. Nel caso dei diverticoli, sono i tessuti all'interno dell'intestino a spingersi fuori; ecco che allora si formano minuscoli rigonfiamenti a forma di lampadina sulle pareti dell'intestino.
Il nostro modo di sederci sul water non  certamente l'unica causa dell'insorgenza di emorroidi e diverticoli. D'altra parte, bisogna anche dire che 1,2 miliardi di persone che si scaricano in posizione accovacciata non hanno diverticoli e soffrono molto meno di emorroidi. Noi, invece, spingiamo fuori i tessuti dal sedere e poi ce li facciamo togliere dal dottore; tutto perch  pi elegante sedere sul trono, piuttosto che accovacciarsi come dei cretini? Gli studiosi di medicina danno tra l'altro per scontato che l'abitudine di spingere per defecare aumenti il rischio di vene varicose, ictus e perdita di conoscenza durante la defecazione.
Una volta un amico mi mand un sms mentre si trovava in vacanza in Francia: I francesi sono fuori di testa: qualcuno ha rubato le tazze del water di tre autogrill! Scoppiai a ridere: primo, perch pensavo che dicesse sul serio, secondo, perch poi mi ricord la volta in cui mi ero bloccata davanti a un gabinetto alla turca francese. Perch dovrei accovacciarmi l sopra, quando avreste potuto mettere una bella tazza? avevo pensato quasi con le lacrime agli occhi, fissando scioccata quella voragine davanti a me. In ampie zone dell'Asia, dell'Africa e dell'Europa del sud, la gente rimane per poco tempo in bagno in posizioni simili a quelle dei lottatori o dei velocisti ai blocchi di partenza. Noi, invece, restiamo seduti sulla tazza fino alla fine dell'appuntamento e passiamo il tempo leggendo giornali, piegando la carta igienica, individuando angoli da pulire del bagno o fissando pazienti la parete di fronte.
Quando ho letto questo testo ai miei famigliari nel salotto di casa, ho notato i loro volti infastiditi. Allora adesso dobbiamo salire tutti sulla tazza e accucciarci a fare la cacca in una posizione instabile e vacillante a cui non siamo abituati? La risposta : no. Sia che abbiamo le emorroidi o meno! Anche se sarebbe divertente mettersi sul sedile e fare tutto da l sopra. Ci si pu accovacciare anche da seduti. Ne vale soprattutto la pena se non si stanno facendo molti progressi: si inclina il busto leggermente in avanti, si appoggiano i piedi su uno sgabello e voil: se troviamo la giusta angolazione, possiamo anche leggere, giocherellare e fissare la parete con la coscienza pulita.
L'anticamera del canale intestinale
Si potrebbe pensare che sia soprattutto la fine dell'intestino a riservare sorprese, perch non ce ne occupiamo quasi mai. Eppure non avviene tutto laggi: anche l'anticamera del tubo digerente, che pure vediamo ogni giorno mentre ci laviamo i denti, nasconde risorse inattese.
Il segreto numero uno  rintracciabile con la lingua: si tratta di quattro puntini. Due sono all'interno della guancia, di fronte all'arcata dentale superiore, abbastanza al centro. A destra e a sinistra sentiamo un leggero rigonfiamento. Molti credono di essersi morsi la guancia chiss quando, ma non  cos: simili gibbosit si trovano per tutti in quei punti esatti. Gli altri due sono sotto la lingua, a destra e a sinistra del frenulo. Tutti e quattro questi piccoli orifizi secernono saliva.
Dall'interno delle guance esce solo in caso di bisogno: per esempio, quando mangiamo. Sotto la lingua, invece, il flusso  continuo. Se ci immergessimo in queste aperture e nuotassimo controcorrente, arriveremmo alle principali fonti di saliva: la produzione varia da un minimo di sette decilitri a un massimo di un litro al giorno. Se vi passate la mano sul collo salendo verso la mandibola, sentirete due rigonfiamenti tondeggianti. Permettetemi di presentarvele: sono le ghiandole salivari sottomandibolari.
Siccome i due orifizi sottolinguali, irrigatori non stop, sono posizionati dietro gli incisivi inferiori, su quei denti il tartaro si forma particolarmente in fretta. La saliva contiene infatti sali di calcio che hanno lo scopo di rafforzare lo smalto, ma se il dente  sempre sotto tiro, va a finire che il troppo stroppia. Piccole molecole innocenti che si trovano nei dintorni si solidificano loro malgrado. Il problema non risiede nel tartaro in s, bens nella sua ruvidit. I batteri della parodontite e della carie si aggrappano con molta pi facilit alle superfici ruvide piuttosto che allo smalto liscio dei denti.
Come mai esistono questi sali di calcio nella saliva? La saliva  sangue filtrato. Tale processo avviene all'interno delle ghiandole salivari. I globuli rossi vengono trattenuti, perch ne abbiamo bisogno solo nel sangue e non in bocca. Il calcio, gli ormoni e gli anticorpi del sistema immunitario passano invece dal sangue alla saliva. Ecco perch la composizione della saliva varia leggermente da individuo a individuo. Con un esame della saliva  possibile individuare la presenza di malattie autoimmuni o di determinati ormoni. Inoltre, le ghiandole salivari possono aggiungere alla saliva elementi nuovi, come sali di calcio e analgesici.
Nella saliva esiste infatti un antidolorifico molto pi potente della morfina. Si chiama opiorfina ed  stata scoperta solo nel 2006. Naturalmente, la produciamo solo a piccole dosi, perch la nostra saliva non vuole rintronarci completamente. Eppure, persino quantit cos irrisorie hanno il loro effetto, perch abbiamo una bocca ipersensibile!  in assoluto la parte del corpo pi ricca di terminazioni nervose: un minuscolo semino di fragola pu darci terribilmente sui nervi e ci accorgiamo di ogni granello di sabbia rimasto sull'insalata. Anche la ferita pi piccola, a cui non faremmo neppure caso se fosse sul gomito, nella bocca fa un male terribile e sembra gigantesca.
Senza l'analgesico della saliva sentiremmo molto pi dolore! Siccome durante la masticazione incrementiamo la produzione di questo tipo di sostanze, avvertiamo meno male alla gola dopo aver ingerito cibo e le piccole ferite all'interno della bocca ci disturbano meno. Per produrre gli analgesici della bocca non siamo costretti a mangiare, infatti  sufficiente masticare un chewing gum. Inoltre, diversi studi recenti attestano le propriet antidepressive dell'opiorfina. Pu essere dunque che le virt consolatorie del cibo dipendano anche dalla saliva? Forse la ricerca sul dolore e la depressione dei prossimi anni riuscir a rispondere a questo interrogativo.
La saliva protegge le cavit orali sensibili non solo da un dolore intollerabile, ma anche da numerosi batteri nocivi. Per questo esistono ad esempio le mucine, sostanze viscose presenti nelle secrezioni mucose del tratto gastrointestinale e respiratorio. Queste offrono ai bambini la possibilit di dedicarsi per ore a un gioco affascinante: le bolle di saliva. Le mucine formano una rete protettiva intorno a denti e gengive: la spruzziamo dagli orifizi delle ghiandole salivari pi o meno come Spiderman schizza ragnatele dai polsi. La rete cattura i germi prima che possano aggredirci. Nel frattempo, altre sostanze antibatteriche della saliva hanno il tempo di eliminare gli agenti patogeni.
Anche qui vale il principio dell'antidolorifico salivare: la concentrazione delle sostanze in grado di uccidere i batteri non  troppo elevata. Il nostro sputo non ci vuole disinfettare completamente: anzi, abbiamo bisogno di una bella squadra di microrganismi in bocca. I batteri innocui non vengono completamente sterminati dalla saliva, perch occupano lo spazio altrimenti invaso da germi pericolosi.
Mentre dormiamo la nostra salivazione diminuisce drasticamente, e meno male per tutti quelli che tendono a sbavare sul cuscino! Se producessero anche di notte un litro/un litro e mezzo di saliva come fanno di giorno, non sarebbe un bel vedere. La scarsa secrezione salivare notturna fa s che molti si sveglino con l'alito pesante o il mal di gola. Otto ore di irrigazione ridotta danno il via libera ai microbi della bocca. I germi pericolosi non vengono tenuti a bada tanto facilmente e le mucose orofaringee sentono la mancanza del loro impianto di irrigazione.
Lavarsi i denti prima di andare a letto e alla mattina  dunque un'ottima abitudine. Cos facendo, la sera riduciamo la quantit di batteri nella bocca e cominciamo la nottata con un'allegra brigata di microbi non troppo numerosa. Il mattino dopo eliminiamo gli ultimi i rimasugli del festino notturno. Per fortuna, le ghiandole salivari si svegliano insieme a noi e si danno subito da fare! Il flusso di saliva torna alla normalit al pi tardi con il primo panino della giornata o con lo spazzolino da denti, eliminando i microbi o trasportandoli gi nello stomaco. Qui l'acido gastrico provvede a completare l'opera.
Chi soffre anche di giorno di alitosi, forse non  riuscito a rimuovere con efficacia i batteri maleodoranti. Certi furbacchioni amano nascondersi sotto la rete di mucine e, a quel punto, non sono tanto facili da raggiungere dagli enzimi antibatterici. In questi casi, pu essere utile utilizzare spazzolini per la lingua, ma anche masticare a lungo chewing gum, che garantiscono un flusso continuo di saliva, favorendo l'eliminazione dei germi latitanti. Se tutto ci non basta, pu darsi che la fonte di cattivo odore sia un'altra. Ne parleremo fra poco, ma prima devo presentarvi il secondo posticino segreto della bocca.
Si tratta di una vera sorpresa; tipo quando si pensa di conoscere una persona e poi si scopre che ha una vena di follia del tutto inattesa. Per esempio, la sera vai su Internet e scopri che la segretaria dall'acconciatura super chic  titolare di un allevamento di furetti selvatici. Oppure sorprendi il chitarrista di un gruppo heavy metal a comprare gomitoli di lana, perch lavorare a maglia  rilassante ed  un buon esercizio per le dita. Dopo la prima impressione arrivano le sorprese migliori, e questo succede anche nel caso della lingua. Se ci guardiamo allo specchio con la lingua di fuori, non riusciamo a vederla fino in fondo. Viene da chiedersi: Ehi, ma cosa succede l dietro? Sembra davvero che ci sia dell'altro. E infatti  proprio l che comincia la parte folle della lingua: la radice.
Il tessuto linfatico sulla tonsilla linguale.
Qui troviamo un paesaggio bizzarro pieno di cupolette rosa. Chi non ha un riflesso faringeo particolarmente sensibile, pu passarsi il dito con cautela in fondo alla lingua. Sull'estremit posteriore si sentono tante piccole sporgenze tondeggianti. Il compito di questi agglomerati follicolari  quello di analizzare tutto quel che ingoiamo. Ecco perch catturano minuscole particelle di cibo, bevande o fiato e le attirano al loro interno. Qui si trova un esercito di cellule immunitarie che si allena ad affrontare i corpi estranei provenienti dal mondo esterno. I pezzetti di mela li lascia in pace, ma serra immediatamente i ranghi in presenza di agenti patogeni in grado di irritare la gola. Chi sia a informare chi in questo giro esplorativo del dito sulla lingua non  molto chiaro, perch ci troviamo su uno dei tessuti pi curiosi del nostro corpo: il tessuto linfatico.
Questo possiede alcune zone particolarmente indiscrete; intorno alla faringe esiste infatti un'area costituita da tessuto linfatico chiamata anche Anello linfatico di Waldeyer; in basso ci sono le tonsille linguali, a destra e a sinistra quelle palatine e, in alto, sulla volta della rinofaringe, quelle faringee (posizionate nei pressi del naso e delle orecchie, vengono normalmente chiamate adenoidi). Chi pensa di non avere pi tonsille, si sbaglia di grosso: tutte le componenti dell'Anello linfatico di Waldeyer si chiamano infatti tonsille e svolgono lo stesso compito: ispezionare curiose i corpi estranei e allenare le cellule immunitarie a difendersi.
Purtroppo, per, le tonsille palatine, che spesso vengono asportate, non svolgono sempre bene il loro lavoro: anzich formare cupolette, scavano solchi profondi, le cripte, che hanno lo scopo di ampliare la loro superficie. L dentro a volte rimangono incastrati troppi corpi estranei che poi fanno fatica a uscire, cosicch il tessuto linfatico tende a infiammarsi pi del dovuto. Si tratta dunque di una conseguenza dell'eccessiva curiosit delle tonsille. Una volta accertato che l'alito cattivo non proviene dalla lingua n dai denti, si pu dare un'occhiata alle tonsille palatine, sempre che ce le abbiamo ancora. Qui a volte si nascondono minuscoli calcoli bianchi dall'odore terrificante! La gente spesso ignora la loro esistenza e combatte per settimane contro l'alitosi o un sapore strano in bocca. In questo caso lavarsi i denti, fare i gargarismi o pulirsi la lingua non serve praticamente a nulla. Prima o poi quelle palline minuscole se ne vanno via da sole e tutto torna alla normalit, ma non  il caso di aspettare cos a lungo. Infatti esistono diversi metodi per rimuovere i cosiddetti tonsilloliti, e il cattivo odore in bocca sparisce all'istante.
Il migliore test per capire se  quella la causa del cattivo odore  passarsi un dito o un cotton fioc sulle tonsille. Se si sente puzza, bisogna cercare i calcoli. Per liberarsene, ci si pu rivolgere a un otorinolaringoiatra, e questo  il metodo pi comodo e sicuro. Chi invece ha un certo gusto per i video al limite del disgustoso, potr osservare su YouTube diverse tecniche di asportazione, nonch alcuni esemplari mostruosi. In ogni caso, non  roba per stomaci delicati.
Esistono anche altri metodi casalinghi contro i calcoli tonsillari. C' chi fa diversi gargarismi al giorno con acqua salata, chi giura sull'efficacia dei crauti crudi freschi acquistati in negozi di prodotti naturali e chi sostiene che eliminando i latticini ci si sbarazzi per sempre dei fastidiosi intrusi bianchi. Nessuno di questi consigli ha fondamenti scientifici. In compenso, la scienza si  interrogata su quale sia il periodo ideale della vita per togliere le tonsille. Ecco la risposta: meglio dopo i sette anni.
A questa et abbiamo gi visto tutto nella vita. Almeno per quanto riguarda le cellule immunitarie: siamo usciti nel mondo sconosciuto, siamo stati sbaciucchiati dalla mamma, siamo andati in giardino o nel bosco, abbiamo toccato animali, preso raffreddori su raffreddori e conosciuto una marea di estranei a scuola. Una volta fatte queste esperienze, il nostro sistema immunitario ha, per cos dire, terminato gli studi e pu cominciare a lavorare normalmente per il resto dei suoi giorni.
Prima del settimo anno di vita, le tonsille sono ancora importanti luoghi di apprendimento. La formazione del sistema immunitario non  importante solo per la lotta contro il raffreddore. Svolge infatti un ruolo di rilievo per la salute del cuore e per il peso corporeo. Le persone che sono state private di tonsille prima dei sette anni hanno per esempio maggiori probabilit di sviluppare sovrappeso. Tuttavia, i medici non sono ancora in grado di spiegarne il motivo, anche se sono sempre pi numerosi i ricercatori che studiano la relazione fra sistema immunitario e peso corporeo. Per i bambini sottopeso l'effetto ingrassante della tonsillectomia pu essere un toccasana, perch consente loro di rientrare nella norma. In tutti gli altri casi, dopo l'operazione viene consigliata una dieta bilanciata.
Chi sceglie di rinunciare alle tonsille prima del settimo anno di vita dovrebbe insomma avere ottimi motivi per farlo. Se per esempio le tonsille sono talmente ingrossate da compromettere il sonno e la respirazione, il problema dell'ingrassamento diventa irrilevante. Il fatto che il tessuto linfatico sia cos deciso a difenderci  persino commovente, ma purtroppo rischia di causare pi danni che benefici. Spesso  possibile rimuovere con il laser solo la parte fastidiosa della tonsilla, evitando di asportarla per intero. Le cose cambiano in caso di infiammazione cronica: le cellule immunitarie non hanno mai tregua e a lungo andare finiscono per risentirne. Non importa se si hanno quattro, sette o cinquant'anni: separarsi per sempre dalle tonsille pu essere un vantaggio per i sistemi immunitari troppo sensibili.
Si pensi ad esempio ai malati di psoriasi. Un sistema immunitario troppo reattivo provoca infiammazioni pruriginose alla pelle (che spesso cominciano sulla testa) o disturbi alle articolazioni. Questi pazienti soffrono anche pi della media di dolori alla gola. Un fattore scatenante della patologia potrebbe essere la presenza costante di batteri nelle tonsille che irritano il sistema immunitario. Da pi di trent'anni i medici riscontrano numerosi casi di malati di psoriasi che dopo l'asportazione delle tonsille vedono nettamente migliorate le condizioni della pelle o guariscono addirittura. Proprio per questo nel 2012 un gruppo di ricercatori islandesi e americani decise di condurre uno studio sull'argomento. Gli scienziati divisero un campione di ventinove malati di psoriasi soggetti a frequenti mal di gola in due gruppi. Uno si fece togliere le tonsille, l'altro no. Fra i quindici pazienti detonsillati, tredici migliorarono in modo netto e duraturo. Chi invece si era tenuto le tonsille rimase come prima. Oggi l'operazione  consigliata anche in caso di malattie reumatiche, qualora le tonsille siano fortemente sospettate di esserne responsabili.
Tonsille s, tonsille no: ci sono buoni motivi sia per tenerle sia per toglierle. Chi ha dovuto farsele asportare presto, non deve temere di essersi perso tutte le importanti lezioni del sistema immunitario della bocca! Infatti possiede ancora le tonsille linguali e faringee. Chi invece non ha subito l'asportazione, non deve avere paura di batteri nascosti: molte persone infatti non presentano cripte cos profonde nelle tonsille e non hanno problemi. Gli agglomerati pieni di tessuto linfatico sulla lingua e tutt'intorno non sono praticamente mai covi di germi. Non hanno la conformazione adatta a ospitarli e possiedono ghiandole per ripulirsi a intervalli regolari.
All'interno della bocca c' sempre un gran lavorio: le ghiandole salivari sparano reti di mucine, curano i denti e ci proteggono da un'eccessiva sensibilit. L'anello linfatico sorveglia gli estranei e prepara eserciti di anticorpi. Non ne avremmo certo bisogno, se dietro la cavit orale non succedesse nulla. La bocca  solo l'anticamera di un mondo che assimila tutto ci che  alieno.
La costruzione dell'intestino
Certe cose, a osservarle pi da vicino, risultano un po' deludenti. I wafer al cioccolato della pubblicit non vengono preparati con amore da massaie in costume agreste, bens escono dalle catene di montaggio di fabbriche illuminate da lampade al neon. Andare a scuola non  divertente come sembrerebbe il primo giorno. Dietro le quinte della vita sono tutti struccati, e molte cose appaiono molto pi belle da lontano che da vicino.
Non  il caso dell'intestino. Visto da lontano ha un'aria comica. Dietro la bocca comincia l'esofago, un tubo del diametro di due centimetri che percorre il collo, evita la punta dello stomaco e vi si infila lateralmente. Il lato destro dello stomaco  molto pi corto di quello sinistro; ecco perch quest'organo si piega come una borsetta sbilenca a forma di mezzaluna. Poi c' l'intestino tenue, che con i suoi sette metri di lunghezza si torce disorientato a destra e a sinistra finch non arriva all'intestino crasso. In fondo all'intestino cieco c' l'appendice vermiforme, che non pare capace di fare altro che infiammarsi. L'intestino crasso, invece, con i suoi grossi rigonfiamenti, sembra una penosa imitazione di una collana di perle. Insomma, visto da lontano, il canale intestinale  brutto, asimmetrico e assolutamente privo di fascino.
Non  dunque il caso di mantenere le distanze: questo  infatti l'unico organo del corpo ad acquistare sempre pi fascino, a mano a mano che ci si avvicina; pi ne sai, pi ti sembra bello. Cominciamo a osservare con maggiore attenzione le sue parti pi curiose.
Quel contorsionista dell'esofago
La prima impressione  questa: l'esofago ha una pessima mira. Anzich scegliere il tragitto pi breve e dirigersi verso la punta superiore dello stomaco, lo raggiunge dal lato destro. Una mossa davvero geniale. I chirurghi la chiamerebbero anastomosi termino-laterale.  una piccola deviazione, ma estremamente utile. Ogni volta che facciamo un passo, contraiamo i muscoli addominali e la pressione sulla pancia raddoppia. Quando ridiamo o tossiamo, quadruplica addirittura. Poich l'addome schiaccia lo stomaco dal basso, se l'esofago si trovasse esattamente in cima, la pressione sarebbe terribile. Grazie alla posizione laterale, gliene arriva invece una minima parte. Cos non rischiamo di vomitare tutte le volte ci muoviamo dopo mangiato. Grazie all'astuta angolazione e agli sfinteri, durante un accesso di ridarola al massimo ci scappa una scoreggia di gioia, mentre non si  mai sentito che qualcuno si sia messo a vomitare per il troppo ridere.
Una conseguenza dell'entrata laterale  la bolla gastrica! Tutte le radiografie dello stomaco evidenziano questa piccola sacca d'aria. In fin dei conti, l'aria tende a salire e non cerca subito l'uscita laterale. Ecco perch molte persone devono deglutire prima di riuscire a ruttare: il movimento fa s che l'apertura dell'esofago si sposti verso la bolla gastrica, lasciando uscire liberamente il rutto. Se si vuole ruttare da coricati, si fa molta meno fatica girati sul fianco sinistro. Chi avverte una pressione addominale mentre se ne sta disteso sul lato destro, dovrebbe semplicemente girarsi dall'altra parte.
Anche il contorto esofago  pi carino di quel che potrebbe sembrare a prima vista. Se l'osserviamo con attenzione, ci accorgiamo che  avvolto da fibre muscolari spiraliformi.  grazie a loro che avvengono i movimenti da contorsionista. Se le tiri, non si strappano, bens si torcono come il cavo di un telefono. L'esofago  collegato alla colonna vertebrale per mezzo di fasci di fibre. Se ci sediamo con la schiena eretta e solleviamo la testa, l'esofago si allunga. In tal modo, si restringe e gli orifizi in alto e in basso si chiudono pi facilmente. A chi soffre di reflusso gastrico dopo un pasto abbondante, conviene dunque stare bene diritto, piuttosto che gobbo.
Per meglio rappresentare la bolla gastrica, si  rinunciato alla precisa suddivisione delle zone chiare e scure tipica di un'immagine radiologica, in cui gli elementi pi solidi, come denti e ossa, appaiono chiari, mentre le zone meno dense, come la bolla gastrica e l'aria nei polmoni, risultano scuri.
Quella borsetta sbilenca dello stomaco
Lo stomaco si trova molto pi in alto di quel che immaginiamo normalmente. Comincia appena sotto il capezzolo sinistro e finisce sotto la costola destra. Tutto quel che duole sotto questa borsetta sbilenca non  lo stomaco. Quando la gente dice di avere problemi allo stomaco, in realt si sta riferendo all'intestino. Sullo stomaco poggiano il cuore e i polmoni. Ecco perch quando abbiamo mangiato molto facciamo fatica a inspirare a fondo.
Una sindrome che i medici di base di solito ignorano  quella di Roemheld. Nello stomaco si accumula talmente tanta aria da premere dal basso sul cuore e sui nervi viscerali. Ognuno reagisce a modo proprio. Alcuni provano un senso di malessere o vertigine; altri sono addirittura soggetti ad accessi di panico o affanno; altri ancora avvertono un forte dolore al petto, come se avessero avuto un infarto. Spesso simili pazienti vengono trattati dai medici come malati immaginari. Tuttavia, sarebbe pi utile domandare loro: Ha provato a ruttare o a scoreggiare? A lungo termine si consiglia di rinunciare agli alimenti che causano gonfiore, di rimettere in sesto lo stomaco e la flora intestinale o di evitare di bere troppo alcol. L'alcol pu moltiplicare anche per mille i batteri produttori di gas. Alcuni di essi si nutrono addirittura d'alcol (si capisce per esempio dal sapore della frutta in fermentazione). Quando l'intestino  abitato da efficienti produttori di gas, una notte in discoteca sfocia immancabilmente in un concerto per tromba mattutino. Col cavolo che l'alcol disinfetta!
E ora parliamo della sua strana forma. Possiede un lato molto pi lungo dell'altro e per questo  costretto a curvarsi e presenta grosse pieghe al suo interno. Si potrebbe anche dire che lo stomaco  il Quasimodo degli organi di digestione. Eppure il suo aspetto deforme ha un significato pi profondo. Quando beviamo un sorso d'acqua, il liquido scorre nell'esofago e poi direttamente lungo il lato destro pi corto dello stomaco e gi in basso, fino all'orifizio dell'intestino tenue. Il cibo, invece, scende lungo il lato pi lungo dello stomaco. Insomma, la nostra borsetta della digestione divide astutamente ci che deve sminuzzare da ci che pu lasciare passare in fretta. Il nostro stomaco non  semplicemente sbilenco, bens possiede due lati con competenze diverse. Uno se la cava meglio con i liquidi, l'altro con i solidi. In poche parole, abbiamo due stomaci in uno.
Il tortuoso intestino tenue
Nella pancia abbiamo un intestino tenue lungo fra i tre e i sette metri, morbidamente ripiegato su se stesso. Quando ci lanciamo da un trampolino, si tuffa anche lui con noi. Quando siamo seduti su un aereo appena prima del decollo, rimbalza anche lui contro lo schienale del sedile. Quando danziamo, ballonzola allegramente, e quando contraiamo il viso per il mal di pancia, tende anche lui i muscoli in modo abbastanza simile.
Pochi hanno avuto l'occasione di vedere il proprio intestino tenue. Durante una colonscopia, solitamente il medico si limita a osservare l'intestino crasso. Chi ha l'opportunit di seguire il percorso dell'intestino tenue con una videocapsula (una telecamera ingoiabile), rimane perlopi sorpreso. Infatti non si ritrova a osservare una buia galleria, bens una creatura molto varia: lucida come il velluto, umida e rosa e a modo suo delicata. Quasi nessuno sa che solo l'ultimo metro di intestino crasso contiene le feci: quelli precedenti sono sorprendentemente puliti (addirittura inodori, perlopi) e si occupano, coscienziosi e accoglienti, di tutto quel che ingeriamo.
A prima vista, l'intestino tenue potrebbe apparire un po' monotono rispetto agli altri organi. Il cuore ha quattro stanze, il fegato i lobi, le vene le valvole e il cervello le aree; l'intestino tenue, invece, si limita a torcersi disordinatamente. Il suo vero aspetto  visibile solo al microscopio. Nessuno meglio di lui potrebbe incarnare il concetto di amore per il dettaglio.
Villi intestinali, microvilli e glicocalici.
Il nostro intestino desidera offrirci una superficie di assorbimento il pi possibile estesa. Per questo si piega cos volentieri. Se non lo facesse, per digerire avremmo bisogno di 18 metri di intestino tenue! Evviva le pieghe!
Un perfezionista come l'intestino tenue non si ferma qui. Su un solo millimetro quadrato di parete intestinale ci sono trenta minuscoli villi immersi nell'impasto di cibo e succhi gastrici. Questi villi sono talmente piccoli da risultare pressoch invisibili, ma non del tutto, infatti a occhio nudo riconosciamo una struttura vellutata. Osservati al microscopio, assomigliano a grosse onde formate da cellule epiteliali. (Il velluto ha un aspetto molto simile.) Utilizzando un microscopio migliore, ci accorgiamo che ognuna di queste cellule  munita di proiezioni villose. Villi su villi, insomma. Anche questi presentano un rivestimento vellutato costituito da innumerevoli strutture di zucchero, o saccaridiche, chiamate glicocalici che assomigliano a tante corna di cervo. Se dovessimo appiattire ogni cosa, pieghe, villi e microvilli, il nostro intestino misurerebbe circa sette chilometri.
Ma perch deve essere cos enorme? A conti fatti, digeriamo su una superficie cento volte pi estesa della nostra pelle. Sembra un po' troppo grande per metabolizzare una piccola porzione di patatine fritte o una mela. Eppure nella nostra pancia succede proprio questo: ingrandiamo noi stessi e sminuzziamo tutti i corpi estranei, finch non sono talmente piccoli da poter essere assimilati e diventare parte di noi.
Questo processo comincia gi in bocca: ecco perch sentiamo un rumore cos forte quando addentiamo una mela; i denti spaccano milioni di cellule, che esplodono come palloncini e sprigionano un'abbondanza di succhi. Pi fresca  la mela, pi saranno numerose le sue cellule intatte. Per questo ci fidiamo dei morsi particolarmente fragorosi.
Cos come amiamo la freschezza croccante, prediligiamo gli alimenti proteici scaldati. Infatti preferiamo le bistecche ai ferri, le uova strapazzate e il tofu arrostito alla carne cruda, alle uova liquide e al tofu freddo. Anche questo dipende dal fatto che abbiamo intuito qualcosa di fondamentale. Nello stomaco un uovo crudo fa la stessa fine che fa in padella: l'albume diventa bianco, il tuorlo giallo pastello ed entrambe le sostanze si rapprendono. Se dovessimo vomitarlo un po' di tempo dopo, otterremmo un uovo strapazzato otticamente liscio senza alcun impiego di calore. Le proteine reagiscono al fuoco dei fornelli come ai succhi gastrici: si scompongono. A quel punto, perdono la capacit per esempio di dissolversi invisibilmente nell'albume e si presentano in frammenti bianchi che si disintegrano molto pi facilmente nello stomaco e nell'intestino tenue. La cottura risparmia dunque allo stomaco un po' di energia solvente; in poche parole,  come se una parte della digestione venisse esternalizzata.
L'ultimo sminuzzamento degli alimenti che assumiamo avviene dunque nell'intestino tenue. Nel tratto iniziale della parete intestinale troviamo un piccolo foro, chiamato papilla. Assomiglia un po' agli orifizi da cui esce la saliva in bocca, ma  pi grande. Da questa minuscola apertura escono i succhi digestivi che innaffiano il bolo alimentare. Essi vengono prodotti nel fegato e nel pancreas appena mangiamo qualcosa e successivamente inviati alla papilla. Contengono le stesse sostanze che troviamo nei detersivi per il bucato e per i piatti in vendita al supermercato: enzimi digestivi e solventi dei grassi. I detersivi sono efficaci contro le macchie, in quanto digeriscono, per cos dire, ed eliminano dai vestiti sostanze grasse, zuccherose o albuminose e le fanno fluire nelle acque di scarico, mentre le fibre umide vengono strofinate e rimescolate. Anche nell'intestino tenue succede qualcosa di simile. Naturalmente, qui vengono sciolti pezzi di gran lunga pi grossi di albume, grasso o carboidrati affinch si allontanino dalle pareti dell'intestino e fluiscano nel sangue. Un pezzettino di mela cessa dunque di essere quel che  per diventare una soluzione nutritiva costituita da miliardi di miliardi di molecole energetiche. Per poter assimilare bene ognuna di esse, necessitiamo di una superficie veramente estesa: sette chilometri ci vogliono tutti. Cos, in caso di infiammazione o influenza gastrointestinale, c' spazio anche per una zona di sicurezza.
I villi dell'intestino tenue contengono minuscoli vasi sanguigni. Essi stessi vengono nutriti dalle molecole assorbite. Tutti i vasi dell'intestino tenue confluiscono nel fegato, che filtra i veleni e le sostanze nocive. Qui tutto ci che  pericoloso per noi pu essere ancora distrutto prima di finire nella grande circolazione sanguigna. E se mangiamo troppo,  qui che si formano i primi serbatoi di energia. Dal fegato, il sangue ricco di sostanze nutritive passa direttamente al cuore, che lo pompa vigorosamente alle innumerevoli cellule del corpo. Per esempio, con una pulsazione, una molecola di zucchero arriva a una cellula della pelle sul capezzolo destro. L viene assimilata e bruciata dall'ossigeno. Cos viene prodotta l'energia necessaria a tenere in vita la cellula; di conseguenza, si creano calore e minuscole quantit di acqua. Questo processo avviene contemporaneamente in un'infinit di cellule minuscole, cos da mantenere una temperatura corporea fra i 36 e i 37 gradi Celsius.
Il principio di fondo di questo scambio di sostanze energetiche  semplice. Perch una mela maturi, la natura impiega energia. A nostra volta, noi umani sminuzziamo la mela e la bruciamo scomponendola a livello molecolare. L'energia derivante da questo processo l'utilizziamo per vivere. Tutti gli organi che nascono dal tubo intestinale possono procurare materiale combustibile per le nostre cellule. Gli stessi polmoni non fanno altro che assorbire molecole a ogni respiro. Prendere una boccata d'aria significa, per cos dire, assumere nutrimento allo stato gassoso. Buona parte del nostro peso corporeo deriva dagli atomi inspirati e non solo dal cheeseburger che abbiamo ingerito, tanto per fare un esempio. Le piante ricavano addirittura la maggior parte del proprio peso dall'aria, e non dalla terra... Con ci spero di non aver suggerito un'idea per una nuova dieta a una rivista femminile.
Insomma, noi diamo energia a tutti gli organi, ma otteniamo qualcosa in cambio solo dall'intestino tenue. Ecco perch mangiare  un'attivit cos gratificante. Ma non ci si pu aspettare una spinta energetica subito dopo l'ultimo boccone. Anzi, di fatto, molte persone si sentono stanche dopo i pasti. Il cibo non  ancora arrivato all'intestino tenue e la digestione  ancora in fase preparatoria. La fame  passata, perch il cibo ha allargato lo stomaco, ma noi siamo fiacchi come prima di aver mangiato e necessitiamo di ulteriore forza per l'impegnativa operazione di impasto e sminuzzamento del cibo. In questo momento scorre molto sangue negli organi della digestione. Ecco perch numerosi scienziati danno per scontato che il cervello si stanchi a causa della scarsa irrorazione sanguigna.
Uno dei miei professori commentava a proposito: Se tutto il sangue della testa fosse nella pancia, moriremmo o perderemmo conoscenza. In effetti, esistono altre possibili cause della stanchezza dopo i pasti. Particolari molecole segnale che emettiamo quando ci sentiamo sazi sono in grado di stimolare zone del cervello che ci fanno sentire stanchi. Pu essere che la fiacchezza disturbi il cervello quando stiamo lavorando, ma  indubbio che giovi all'intestino tenue. Se siamo rilassati, lui  in grado di funzionare al meglio, perch in tal modo dispone della maggior parte dell'energia del corpo e il sangue non  pieno di ormoni dello stress. Per quanto riguarda la digestione, una persona che sta leggendo tranquillamente un libro ha molto pi successo di un top manager stressato.
Quel buono a nulla dell'intestino cieco e quel ciccione dell'intestino crasso
Ritrovarsi distesi sul lettino di un medico con un termometro in bocca e un altro nel sedere. Non  proprio il massimo. Eppure, era proprio questo che ti succedeva un tempo, se per caso c'era un sospetto di appendicite. Una temperatura rettale superiore a quella orale era considerata un indizio importante. Oggi i medici non si fidano pi delle differenze di temperatura. Sintomi di un'infiammazione dell'appendice vermiforme, o appendicite, sono febbre e dolori sotto l'ombelico a destra (dove la maggior parte della gente ha l'intestino cieco).
Se premiamo un dito su questo punto, spesso sentiamo dolore, ma curiosamente il male scompare esercitando pressione a sinistra dell'ombelico. Appena per lasciamo andare il dito: ahia! Questo dipende dal fatto che gli organi addominali sono avvolti in un liquido protettivo. Se si schiaccia la parte sinistra, l'intestino infiammato a destra si trova gradevolmente immerso in una quantit maggiore di protezione liquida. Altri sintomi di appendicite sono: dolore sollevando la gamba destra contro un ostacolo (qualcuno che oppone resistenza); mancanza di appetito o nausea.
L'appendice vermiforme  spesso considerata un organo inutile. Al contrario, l'intestino cieco a cui  attaccata  un tratto importante dell'intestino crasso e nessun medico al mondo si sognerebbe mai di asportarlo per intero a pazienti affetti da gravi dolori addominali. L'unica a essere asportata  l'appendice. Non sembra far parte dell'intestino, perch assomiglia a un palloncino sgonfio, di quelli che i clown modellano a forma di animali. L'appendice vermiforme non solo  troppo minuscola per occuparsi dell'impasto alimentare, ma  anche sistemata in una posizione in cui non arriva praticamente cibo: l'intestino tenue si inserisce un po' pi in alto in un lato dell'intestino crasso e aggira facilmente l'appendice, che preferisce osservare dal basso ci che succede nel mondo soprastante. Chi ricorda ancora gli agglomerati follicolari della bocca avr forse intuito le competenze di questa strana osservatrice! Pur essendo lontana dai colleghi, appartiene al tessuto linfatico delle tonsille.
L'intestino cieco si occupa di tutto ci che l'intestino tenue non  in grado di assimilare. Ecco perch non ha un aspetto vellutato. La presenza di villi iper-ricettivi comporterebbe un inutile dispendio energetico. Questa  la patria dei batteri intestinali, che disintegrano gli ultimi residui di cibo. Il nostro sistema immunitario si interessa molto a questi microbi.
L'appendice  dunque collocata in un'ottima posizione! Abbastanza lontana da non doversi occupare di tutto il ciarpame alimentare, ma anche sufficientemente vicina da poter tenere d'occhio tutti i germi sconosciuti. Se le pareti dell'intestino crasso contengono grandi depositi di cellule immunitarie, l'appendice  composta quasi esclusivamente da tessuto linfatico. In presenza di un agente patogeno,  perfettamente protetta, mentre tutto quel che le sta intorno, a 360 gradi, per cos dire, si pu infiammare. Se l'appendice si gonfia di conseguenza, avr ancora pi difficolt a liberarsi dei germi. A causa di queste infezioni, in Germania vengono eseguite pi di centomila appendicectomie all'anno.
Di sicuro, per, non finisce sempre cos. Se sopravvivono solo i batteri buoni e quelli pericolosi vengono aggrediti, un'appendice sana dovrebbe disporre di un'ottima selezione di batteri benefici. Ed  proprio questa la teoria elaborata nel 2007 dai ricercatori americani Randal Bollinger e William Parker. Per esempio, un ciclo di violenti attacchi di diarrea pu eliminare molti tipici abitanti dell'intestino, lasciando il campo libero a nuovi insediamenti batterici. In circostanze simili, non  per nulla consigliabile affidarsi al caso, e proprio per questo, secondo Bollinger e Parker, entra in gioco la squadra dell'appendice che, partendo dal basso, estende la sua azione protettiva su tutto l'intestino crasso.
La Germania non  un territorio pullulante di agenti patogeni della diarrea. Anche se ci prendiamo un'influenza intestinale, l'ambiente in cui viviamo  popolato da germi di gran lunga meno pericolosi di quelli che si trovano per esempio in India o in Spagna. Si pu dire quindi che noi tedeschi abbiamo meno bisogno dell'appendice rispetto a chi vive in India e in Spagna. Ecco perch non dobbiamo preoccuparci pi di tanto, se per caso ci hanno tolto o ci toglieranno l'appendice! Le cellule immunitarie del resto dell'intestino non sono compatte come quelle dell'appendice, ma in compenso sono pi varie e abbastanza competenti da svolgere lo stesso compito. Chi si prende una diarrea e vuole andare sul sicuro a livello numerico, pu ripopolare il proprio intestino acquistando batteri benefici in farmacia.
Ora la funzione dell'intestino cieco e dell'appendice dovrebbe risultare un po' pi chiara. Ma perch abbiamo anche l'intestino crasso? Il cibo  gi stato assimilato, i villi sono scomparsi, e che cosa pu fare, la flora intestinale, dei resti non digeribili? Il nostro intestino crasso non ha forma serpeggiante. Circonda l'intestino tenue come una spessa cornice. Il fatto che lo chiamino crasso  leggermente offensivo per lui: per svolgere le sue mansioni ha semplicemente bisogno di pi spazio.
Chi amministra bene le proprie risorse, se la cava anche in tempi di ristrettezze. Questo  il motto dell'intestino crasso. Con calma, si occupa di tutti i rimasugli e porta a termine la digestione. Nel frattempo, pu essere che nell'intestino tenue venga assimilato il secondo o il terzo pasto, ma l'intestino crasso non si lascia ingannare. I resti del cibo vengono lavorati coscienziosamente per sedici ore. Grazie a questo processo, assimiliamo sostanze che avremmo certamente perduto, se ci fossimo fatti prendere dalla fretta; infatti,  solo qui che possiamo assorbire minerali importanti come il calcio. Attraverso l'attenta collaborazione di intestino crasso e flora batterica, otteniamo inoltre una dose aggiuntiva di acidi grassi ricchi di energia, vitamina K, vitamina B12, tiamina (vitamina B1) e riboflavina (vitamina B2). Questa serve a numerosi scopi: per esempio, favorisce la coagulazione del sangue, irrobustisce i nervi e protegge dall'emicrania. Nell'ultimo metro di intestino viene inoltre bilanciato con grande precisione il contenuto di acqua e sale: nessuno  tenuto a verificarlo personalmente, ma la nostra cacca ha sempre lo stesso livello di salinit. Grazie al rigoroso mantenimento di questo equilibrio, si pu risparmiare un intero litro d'acqua. Se ci non avvenisse, dovremmo bere ogni giorno un litro d'acqua in pi.
Al pari dei nutrienti assimilati dall'intestino tenue, le sostanze assorbite dall'intestino crasso confluiscono nel sangue e raggiungono il fegato, dove vengono nuovamente analizzate e successivamente liberate nella grande circolazione. I vasi sanguigni degli ultimi centimetri del tubo intestinale non passano dal fegato per disintossicare il sangue, ma si immettono direttamente nella grande circolazione. Di norma, qui non viene pi assorbito nulla, perch il lavoro  gi stato svolto prima. Ma ci sono delle eccezioni: le supposte. Le supposte possono contenere meno principio attivo delle pillole da ingerire per via orale, eppure hanno un effetto molto pi rapido. Spesso compresse e sciroppi devono essere assunti in dosi massicce solo perch il fegato elimina buona parte dei veleni prima che possano arrivare alla zona del corpo su cui devono agire.  certamente una soluzione poco pratica, perch tali sostanze tossiche ci interessano per i loro effetti concreti. Per evitare di affaticare il fegato con antipiretici e compagnia bella, la soluzione migliore, soprattutto per i bambini e gli anziani,  quella di utilizzare la scorciatoia del retto con le supposte.
Quel che mangiamo veramente
La fase pi importante della digestione avviene nell'intestino tenue, dove l'estensione della superficie garantisce il massimo sminuzzamento del cibo.  qui che si decide se tolleriamo il lattosio, che cosa sia una alimentazione sana o quali alimenti scatenino allergie. In questa ultima tappa, gli enzimi della digestione lavorano come minuscole forbici: tagliuzzano il cibo fino a ottenere il minimo comun denominatore con le cellule dell'organismo. Lo stratagemma della natura  questo: ogni essere vivente  costituito dalle stesse sostanze di base, ossia da molecole di zucchero, amminoacidi e grassi. E tutto il cibo che ingeriamo viene da esseri viventi, categoria a cui appartengono per definizione biologica tanto un melo quanto una vacca.
Le molecole dello zucchero possono unirsi a formare catene complesse. A quel punto, perdono il sapore dolce e diventano i cosiddetti carboidrati di alimenti come il pane, la pasta o il riso. Terminato il lavoro di sminuzzamento degli enzimi, una fetta di pane da toast viene digerita e si trasforma nel seguente prodotto finale: una quantit di molecole saccaridiche pari a due cucchiai di zucchero bianco. L'unica differenza consiste nel fatto che lo zucchero non ha bisogno di essere lavorato cos tanto dagli enzimi, bens arriva nell'intestino tenue gi abbastanza sminuzzato da poter fluire direttamente nel sangue. Assumere troppo zucchero puro in una volta sola raddolcisce il sangue per breve tempo.
Gli enzimi digeriscono gli zuccheri del pane molto bianco relativamente in fretta, ma non quelli del pane integrale! Quest'ultimo  costituito infatti da catene saccaridiche particolarmente complesse, che devono essere disintegrate pezzo per pezzo. Il pane integrale non  dunque una bomba calorica, bens una sana riserva di zuccheri. Inoltre, un improvviso aumento di zuccheri costringe il corpo a reagire molto pi energicamente per ripristinare il giusto equilibrio. Per far ci, libera grandi quantit di ormoni, soprattutto insulina, e una volta terminata la missione speciale, si stanca pi rapidamente. Se lo zucchero non viene assimilato troppo in fretta, rappresenta un'importante materia prima. Lo possiamo utilizzare come combustibile per riscaldare le cellule, oppure per produrre strutture saccaridiche come il glicocalice (a forma di corna di cervo) sulle cellule intestinali.
In ogni caso, il nostro corpo ama il dolce zuccherino, perch essendo pi veloce da assimilare gli fa risparmiare lavoro, al pari delle proteine riscaldate. Inoltre, lo zucchero si trasforma rapidissimamente in energia. Questo efficace apporto energetico viene premiato dal cervello con sensazioni gradevoli. Eppure non mancano le insidie: in tutta la storia dell'umanit non si  mai conosciuta un'offerta di zucchero esagerata quanto al giorno d'oggi. Nei supermercati americani circa l'80 per cento dei prodotti lavorati contiene zucchero. A livello evolutivo, siamo nella fase in cui il nostro corpo ha trovato il nascondiglio dei dolci e si sta ingozzando sconsideratamente, fino a collassare sul divano in preda a una crisi iperglicemica e al mal di pancia.
Anche se sappiamo che continuare a spizzicare fa male, non possiamo prendercela con l'istinto che ci induce ad approfittare dell'abbondanza. Se mangiamo troppo zucchero, stiamo solo facendo scorte in vista di tempi duri. Si tratta di un comportamento pratico. Da una parte, formiamo lunghe catene glucidiche e lo immagazziniamo nel fegato sotto forma di glicogeno; dall'altra, lo trasformiamo in grasso e lo depositiamo nel tessuto adiposo. Lo zucchero  l'unica sostanza che il corpo pu utilizzare per produrre grasso con poco sforzo.
Per esaurire le riserve di glicogeno basta fare un po' di jogging; finiscono pi o meno nell'istante in cui pensiamo: Adesso comincio davvero a fare fatica. Ecco perch gli esperti di fisiologia della nutrizione consigliano di fare almeno un'ora di sport al giorno per bruciare grasso.  solo quando le prestazioni cominciano a peggiorare che vengono davvero intaccate le riserve di grassi nobili. Noi magari ci indispettiamo perch la pancetta non se ne va subito, ma il nostro corpo non comprende questa rabbia, perch le cellule umane adorano il grasso.
Fra tutte le componenti dell'alimentazione,  la pi efficiente e preziosa! I suoi atomi sono posizionati l'uno accanto all'altro in modo cos intelligente che un grammo di grasso, rispetto allo stesso quantitativo di carboidrati e proteine, produce il doppio dell'energia. Lo utilizziamo per avvolgere i nervi, come un materiale isolante per cavi elettrici.  grazie a questo rivestimento che riusciamo a pensare cos in fretta. Alcuni importanti ormoni del corpo sono costituiti da grasso; inoltre, ognuna delle nostre cellule  avvolta da una membrana formata in prevalenza da lipidi (o grassi). Una cosa cos preziosa deve essere protetta e non pu essere consumata con una semplice corsetta. In periodi di carestia - e negli ultimi milioni di anni ce ne sono state tante - ogni grammo di adipe sulla pancia  un'assicurazione sulla vita.
Anche per l'intestino tenue il grasso  una cosa molto speciale. Al contrario delle altre sostanze nutritive, non pu passare direttamente dall'intestino al sangue. Il grasso non  solubile in acqua: ostruirebbe subito i vasi capillari dei villi dell'intestino tenue e fluttuerebbe nelle vene pi grosse come olio nell'acqua della pasta. L'assimilazione del grasso avviene dunque in modo diverso, cio attraverso il sistema linfatico. I vasi linfatici stanno ai vasi sanguigni pi o meno come Robin sta a Batman. Nel corpo, ogni vaso sanguigno viene accompagnato da un vaso linfatico, persino le venuzze pi piccole dell'intestino tenue. Mentre le vene sono rosse e spesse e pompano eroicamente nutrimento ai tessuti, i vasi linfatici sono sottili e di colore bianco-trasparente. Il loro compito  quello di riportare indietro i liquidi precedentemente pompati ai tessuti e di spargere cellule immunitarie nel corpo, perch agiscano ovunque nel modo appropriato.
I vasi linfatici sono gracili perch, al contrario delle vene, non possiedono pareti muscolose. Spesso collaborano con la forza di gravit. Per questo la mattina al risveglio abbiamo gli occhi gonfi. Quando siamo coricati, la forza di gravit non aiuta un granch; i piccoli vasi linfatici del viso rimangono volenterosamente aperti, ma  solo quando ci alziamo in piedi che il liquido trasportato qui dal sangue durante la notte pu scorrere di nuovo verso il basso. (Le gambe, dopo aver camminato a lungo, non sono piene di liquidi perch i muscoli schiacciano i vasi linfatici a ogni passo e i fluidi vengono spinti verso l'alto.) La linfa  sottovalutata in tutto il corpo, tranne che nell'intestino tenue. Qui fa la sua entrata trionfale! Tutti i vasi linfatici confluiscono in un vaso considerevolmente ampio e possono raccogliere il grasso digerito senza rischiare di ostruirsi.
Questo vaso ha un nome altisonante: dotto toracico! Potremmo presentarlo cos: Evviva il dotto, che ci pu spiegare perch i grassi nobili sono cos importanti e quelli cattivi fanno tanto male! Dopo un pasto ricco di grassi, il dotto - presente sia negli uomini che nelle donne -  cos pieno di minuscole goccioline lipidiche che i fluidi, da trasparenti che erano, sono diventati bianchi come il latte. Il grasso, dopo essersi raccolto nel dotto, sale su per l'addome, supera il diaframma, descrive un arco e si infila direttamente nel cuore. (Dove si riversano i fluidi provenienti dalle gambe, dalle palpebre e anche dall'intestino.) Sia il nobile olio d'oliva che il grasso per friggere da quattro soldi finiscono dunque nel cuore. A differenza di tutti gli altri alimenti digeriti, non passano prima per il fegato.
Veniamo disintossicati dai grassi nocivi e pericolosi solo quando il cuore li ha gi messi vigorosamente in circolo insieme a tutto il resto e le goccioline di grasso sono finite per caso in un vaso sanguigno del fegato. Siccome questo organo contiene un bel po' di sangue, esistono buone probabilit che l'incontro abbia luogo abbastanza presto; prima, per, il cuore e i vasi sanguigni sono alla merc di tutto quel che McDonald's e compagnia bella hanno acquistato a basso prezzo.
Se il grasso cattivo pu nuocere alla salute, quello buono pu avere effetti meravigliosi. Chi spende un paio di euro in pi per un olio d'oliva spremuto a freddo (extra vergine), intinge la propria baguette in un balsamo per il cuore e i vasi sanguigni. Numerosi studi dimostrano che l'olio d'oliva pu proteggere dall'arteriosclerosi, dallo stress cellulare, dall'Alzheimer e dalle malattie degli occhi (per esempio, dalla degenerazione maculare). Inoltre,  utile in caso di malattie infiammatorie, come l'artrite reumatica, e per la prevenzione di certi tipi di cancro. E, udite udite, tutti voi che temete i grassi: l'olio di oliva  potenzialmente in grado di combattere i rotolini indesiderati! Infatti, blocca un enzima del tessuto adiposo, l'acido grasso sintasi, che tende a produrre grasso con i carboidrati in eccesso. L'olio di oliva non giova solo a noi, bens anche ai batteri benefici dell'intestino.
A = i vasi sanguigni si dirigono al fegato e poi al cuore.
B = i vasi linfatici si dirigono direttamente al cuore.
Un buon olio d'oliva di solito costa un po' di pi, non ha un sapore grasso n rancido, ma di bosco e fruttato, e a volte, per via dei tannini, procura un leggero prurito mentre scende in gola. Se la mia descrizione vi sembra un po' troppo vaga, potete sempre affidarvi ai marchi di qualit.
Attenzione, per: rovesciare allegramente olio d'oliva in padella non  molto consigliabile, perch... il calore distrugge molte cose! I fornelli sono ottimi per cuocere bistecche e uova, ma non per gli acidi oleici, che rischiano di essere modificati chimicamente. Per cuocere  meglio utilizzare olio per frittura o grassi solidi, come il burro o il grasso di cocco. Pur essendo pieni dei tanto vituperati acidi grassi saturi, questi ultimi rimangono pi stabili a temperature elevate.
Gli oli nobili non sono solo sensibili al calore, ma assorbono anche i radicali liberi presenti nell'aria. I radicali liberi arrecano molti danni al nostro corpo, perch non sono affatto contenti della loro libert: preferiscono di gran lunga legarsi. Si aggrappano a qualunque cosa, ai vasi sanguigni, alla pelle del viso o alle cellule dei nervi, provocando infiammazioni dei vasi, alterazione della cute e malattie nervose. Se desiderano legarsi all'olio di casa, va benissimo, ma per piacere solo all'interno del nostro corpo e non in cucina. Ecco perch bisogna chiudere bene il tappo dell'olio dopo l'impiego e metterlo in frigorifero.
I grassi animali presenti nella carne, nel latte e nelle uova contengono molto pi acido arachidonico degli oli vegetali. Con gli acidi arachidonici il nostro corpo produce molecole segnale in grado di trasmettere la sensazione del dolore. Al contrario, oli come quello di colza, di semi di lino e di canapa contengono pi acidi alpha linoleici, che hanno propriet antinfiammatorie. Una sostanza dall'effetto paragonabile, chiamata oleocantale,  presente anche nell'olio di oliva. Questi grassi hanno un effetto simile all'ibuprofene o all'aspirina, ma in dosi molto pi ridotte. In altre parole, non funzionano in caso di forti cefalee. Un utilizzo regolare pu aiutare per chi soffre di malattie infiammatorie, frequenti mal di testa o dolori mestruali. A volte, se si fa attenzione a utilizzare pi grassi vegetali che animali, il dolore risulta meno acuto.
Tuttavia, l'olio d'oliva non  una panacea per la pelle e i capelli. Da studi dermatologici  emerso addirittura che irrita la cute e spesso unge i capelli al punto da imporre lavaggi ripetuti che annullano ogni beneficio iniziale.
Anche all'interno del corpo possono esserci troppi grassi. Quando sono troppi, buoni o cattivi che siano, non siamo semplicemente in grado di assorbirli.  come quando ci mettiamo troppa crema in faccia. Gli esperti di fisiologia della nutrizione consigliano di coprire il 25, o al massimo il 30 per cento, del nostro fabbisogno energetico quotidiano con i grassi. Questo significa in media 55/66 grammi al giorno: gli uomini alti e sportivi possono assumerne un po' di pi, le persone piccole e tranquille preferibilmente di meno. Con un Big Mac abbiamo gi assunto la met del fabbisogno giornaliero di grassi, anche se viene da chiedersi: che tipo di grassi? Con un panino al pollo in salsa teriyaki della catena di fast food Subway si arriva solo a 2 grammi: evidentemente, il compito di trovare il modo di assumere gli altri 53 grammi necessari ogni giorno viene lasciato al cliente.
Dopo aver presentato i carboidrati e i grassi, non ci resta che parlare della terza - e ampiamente sconosciuta - colonna portante della nostra nutrizione: gli amminoacidi. Sembra strano, ma sia il tofu insapore o alle noci sia la carne salata e speziata sono costituiti da acidi minuscoli. Come nel caso dei carboidrati, i componenti vengono schierati l'uno accanto all'altro a formare catene. In tal modo, cambiano sapore e alla fine anche nome, diventando proteine. Nell'intestino tenue gli enzimi della digestione scompongono il prodotto, e la parete intestinale si accaparra gli elementi pi preziosi. Esistono venti amminoacidi e infinite possibilit di combinarli, ottenendo diversi tipi di proteine. Con gli amminoacidi noi esseri umani costruiamo per esempio il DNA, il nostro patrimonio genetico ereditario, presente in ognuna delle cellule che produciamo ogni giorno. Lo fanno anche tutti gli altri esseri viventi, piante o animali che siano. Ecco perch tutto ci che  commestibile in natura contiene proteine.
Tuttavia, rinunciare alla carne senza avere deficit nutrizionali  pi difficile di quel che si potrebbe immaginare: le piante costruiscono proteine diverse da quelle animali e spesso ricavano talmente poco da un amminoacido che le loro proteine vengono definite incomplete. Quando a nostra volta vogliamo costruire proteine con i loro amminoacidi, attingiamo alla catena, finch non scopriamo che ci manca un amminoacido! Le proteine incomplete si distruggono facilmente e noi espelliamo i piccoli acidi con la pip, oppure li ricicliamo in qualche modo. Ai fagioli manca l'amminoacido metionina, al riso e al frumento (quindi anche al seitan), manca la lisina, al mais ne mancano addirittura due: la lisina e il triptofano! Questo per non basta a sancire il trionfo degli amanti della carne su chi vi ha rinunciato: i vegetariani e i vegani devono solo fare attenzione a combinare correttamente gli alimenti.
I fagioli non contengono metionina, ma in compenso un'enorme quantit di lisina: una tortilla di grano con crema di fagioli e ripieno gustoso procura tutti gli amminoacidi necessari alla produzione di proteine. Anche chi mangia solo uova e formaggio pu avere un apporto proteico incompleto. In molti paesi le persone consumano intuitivamente pasti in cui gli alimenti si integrano a vicenda: riso e fagioli, pasta e formaggio, pane turco e humus o pane tostato con burro di arachidi. In teoria, non  obbligatorio combinare i cibi all'interno di un pasto, basta farlo nel corso di una giornata (spesso le combinazioni ci suggeriscono un menu, quando non sappiamo che cosa cucinare). Ci sono anche piante che contengono tutti gli importanti amminoacidi in quantit sufficiente: la soia e la quinoa, ma anche l'amaranto, le alghe di spirulina, il fagopiro e i semi di chia. Il tofu merita dunque la fama di sostituto della carne, anche se purtroppo sempre pi persone risultano allergiche a questo alimento.
Allergie, intolleranze e incompatibilit
Una teoria sull'origine delle allergie ipotizza che queste si sviluppino durante la digestione nell'intestino tenue. Quando non riusciamo a scomporre una proteina in tutti i suoi amminoacidi, ne rimangono minuscoli frammenti, che in genere non vengono assorbiti dal sangue. Ma le cose meno appariscenti riservano grandi sorprese. Si pensi, per esempio, alla linfa. I frammenti potrebbero finirvi dentro racchiusi in goccioline di grasso ed essere intercettati dalle attente cellule immunitarie. Queste ultime potrebbero individuare - poniamo - un pezzetto di arachide e aggredire prontamente il corpo estraneo.
Quando lo troveranno di nuovo, saranno meglio preparate e potranno attaccarlo con pi decisione; a un certo punto, baster mettere in bocca l'arachide perch le cellule immunitarie, debitamente informate, imbraccino i loro mitra. Ne deriveranno reazioni allergiche sempre pi forti, come per esempio estremi gonfiori del viso e della lingua. Una simile spiegazione  compatibile con allergie provocate soprattutto da alimenti grassi e al tempo stesso ricchi di proteine, come il latte, le uova e soprattutto le arachidi. Il fatto che quasi nessuno sia allergico allo speck si spiega facilmente. Anche noi siamo fatti di carne e di norma la digeriamo bene.
Celiachia e sensibilit al glutine
Lo sviluppo dell'allergia attraverso l'intestino tenue non pu essere provocato solo dai grassi. Allergeni come crostacei, pollini o glutine non sono bombe caloriche di per s, e le persone che assumono molti grassi non sono necessariamente pi allergiche di altre. Un'ulteriore teoria sulla comparsa di allergie  la seguente: pu capitare che la parete intestinale sia temporaneamente distratta e permetta a dei rimasugli di cibo di finire nel tessuto intestinale e nel sangue. Gli scienziati lo ipotizzano soprattutto in caso di allergia al glutine, un miscuglio proteico che si trova in cereali come il grano.
Non  che i cereali siano contenti di farsi mangiare da noi. In realt, le piante desiderano moltiplicarsi, mentre noi in pratica divoriamo la loro prole. Invece di farci delle scenate, avvelenano un pochino i loro semi.  molto meno drammatico di quel che potrebbe apparire a prima vista: il fatto che mangiamo qualche chicco di grano non costituisce un problema per nessuno; al contrario, garantisce la nostra sopravvivenza e anche quella delle piante. Pi queste si sentono in pericolo, pi avvelenano i propri semi. Il grano  molto preoccupato, perch i suoi semi hanno pochissimo tempo per crescere e moltiplicarsi. Non pu andare storto nulla. Negli insetti il glutine blocca un importante enzima della digestione. Per esempio, un'insolente cavalletta mangia un po' troppa erba di grano e le rimane sullo stomaco: il fatto che smetta di ingozzarsi  un bene per entrambe le parti.
Nell'intestino umano il glutine pu attraversare le cellule intestinali senza essere stato del tutto digerito e da l compromettere la coesione fra le cellule e far s che le proteine del grano finiscano in zone che non competono loro, suscitando sgradevoli reazioni da parte del sistema immunitario. Una persona su cento presenta un'intolleranza al glutine (celiachia), ma molte di pi sono semplicemente sensibili a questa sostanza!
Nei celiaci la masticazione del grano pu scatenare forti infiammazioni capaci di distruggere i villi intestinali o addirittura indebolire il sistema nervoso. I pazienti lamentano dolori intestinali e diarrea, da bambini hanno problemi di crescita o sono molto pallidi d'inverno. L'aspetto insidioso della malattia  che si presenta a diversi livelli di gravit. In caso di infiammazioni minori, spesso si va avanti per anni senza accorgersi di nulla. Ogni tanto si soffre di mal di pancia ed eventualmente anche di anemia, cosa di cui il medico di base potrebbe accorgersi solo per caso. Al momento, la migliore terapia per la celiachia  la rinuncia totale al grano e simili.
In caso di sensibilit al glutine,  possibile mangiare il grano senza subire gravi danni all'intestino tenue, ma non si deve esagerare. Un po' come nel caso della cavalletta. Molte persone si accorgono per che dopo aver evitato il glutine per una o due settimane si sentono meglio. D'un tratto, hanno meno problemi di digestione e di flatulenza, meno dolori alla testa o alle articolazioni. Alcuni si riescono a concentrare meglio, oppure hanno meno episodi di stanchezza o spossatezza. La ricerca sulla sensibilit al glutine  molto recente. Per il momento, la diagnosi si pu riassumere come segue: i disturbi si attenuano con un'alimentazione priva di glutine, anche se l'esame per la celiachia  risultato negativo. I villi intestinali non sono n infiammati n distrutti, forse per il sistema immunitario reagisce male a causa dell'assunzione di un numero eccessivo di panini.
La permissivit dell'intestino pu essere un fenomeno passeggero: per esempio, dopo aver assunto antibiotici o bevuto troppo alcol o in periodi di stress. Chi risulta sensibile al glutine per questi motivi pu addirittura manifestare sintomi simili a quelli di una vera intolleranza. In questi casi, conviene rinunciare al glutine per un certo periodo. Per elaborare una diagnosi definitiva,  importante sottoporsi a un'attenta visita medica e accertarsi che non ci siano determinate molecole sulle cellule del sangue. Oltre ai gruppi sanguigni, fra cui i pi conosciuti sono i gruppi A, B, AB e 0, esistono molti altri parametri per caratterizzare il sangue, come per esempio l'aplotipo DQ. Coloro che non appartengono ai gruppi DQ2 o DQ8, hanno ben poche probabilit di essere celiaci.
Intolleranza al lattosio e al fruttosio
Nel caso dell'intolleranza al lattosio, non si tratta di allergia o di incompatibilit. Tuttavia, anche in questo caso il problema  che gli alimenti non riescono a essere scomposti in tutte le loro parti. Il lattosio  un componente del latte e consiste in due molecole di zucchero legate chimicamente. L'enzima della digestione che le divide non esce dalla papilla, bens viene costruito dalle stesse cellule dell'intestino tenue sui loro villi pi piccoli. Il lattosio si scompone appena tocca la parete intestinale e i singoli zuccheri vengono assimilati. In mancanza dell'enzima, insorgono disturbi simili a quelli tipici dell'intolleranza o della sensibilit al glutine: mal di pancia, diarrea o flatulenza. A differenza di quanto avviene per i celiaci, in questo caso non ci sono particelle di lattosio non digerite che attraversano la parete intestinale. Gli zuccheri passano semplicemente dall'intestino tenue a quello crasso, dove alimentano batteri produttori di gas. La flatulenza e altri disturbi sono, per cos dire, un saluto riconoscente da parte di microbi allegri e ipernutriti. Nonostante abbia effetti molto sgradevoli, l'intolleranza al lattosio  di gran lunga meno dannosa per la salute di una celiachia non riconosciuta.
Tutti possiedono i geni per la digestione del lattosio. Solo in rari casi esistono effettivamente problemi congeniti. Alcuni bambini non possono bere il latte della madre senza avere forti diarree. Per il 75 per cento di tutti gli esseri umani, il gene si disattiva gradualmente con l'invecchiamento: d'altronde, a un certo punto smettiamo di essere allattati al seno o con il biberon. Fuori dall'Europa occidentale, dall'Australia e dagli Stati Uniti, gli adulti che tollerano il latte sono una rarit. Nel frattempo, anche alla nostra latitudine stanno aumentando i prodotti privi di lattosio in vendita al supermercato, e secondo le stime attuali, un tedesco su cinque  intollerante al lattosio. Pi si invecchia, pi aumentano le probabilit di aver perso la capacit di scomporre gli zuccheri del latte; spesso, per, si arriva a sessant'anni senza mai sospettare che l'abituale bicchiere di latte o l'ottima panna sulla pasta possano causare flatulenza o una leggera diarrea.
D'altra parte, non  affatto vero che non possiamo pi bere latte! Nella maggior parte dei casi si possiede ancora enzimi in grado di scomporre il lattosio nell'intestino, solo che la loro attivit  un po' fiacca. Diciamo che si  ridotta al 10/15 per cento di quello che era un tempo. Se constatiamo che eliminando il bicchiere di latte migliora la nostra salute di pancia, possiamo anche stabilire con calma quanto lattosio siamo ancora in grado di tollerare. Un pezzo di formaggio o della crema nel caff spesso non fanno niente di male, e neppure le creme al latte nei dolci.
Lo stesso vale per l'intolleranza alimentare pi diffusa in Germania. Un terzo dei tedeschi ha problemi con il fruttosio, lo zucchero contenuto nella frutta. Da qui deriva la diceria che se mangi ciliegie bevendoci sopra dell'acqua, ti viene il mal di pancia. Anche per l'intolleranza al fruttosio esistono forti incompatibilit congenite; chi ne soffre riscontra immediatamente difficolt nella digestione, anche dopo aver ingerito quantit ridotte. La maggior parte delle persone, per, manifesta disturbi solo in caso di assunzione in dosi eccessive. La gente, perlopi, ignora il problema, e quando acquista prodotti contenenti fruttosio, pensa che quest'ultimo sia pi sano dello zucchero. Ecco perch l'industria alimentare dolcifica di buon grado i prodotti con fruttosio puro, contribuendo in tal modo a rendere la nostra alimentazione pi ricca di fruttosio di quanto non sia mai stata in precedenza.
Molte persone non avrebbero problemi a mangiare una mela al giorno, se il fruttosio non si trovasse anche nel ketchup per condire le patatine fritte, nello yogurt alla frutta dolcificato e nel minestrone preconfezionato. Alcuni pomodori vengono coltivati in modo che abbiano un maggior contenuto di fruttosio. Inoltre, oggi la globalizzazione e il trasporto aereo garantiscono un'offerta di frutta un tempo impensabile. D'inverno troviamo ananas tropicali accanto a fragole fresche provenienti dalle serre olandesi e qualche fico secco del Marocco. Quella che oggi definiamo intolleranza alimentare forse  solo la reazione di un corpo perfettamente normale che nel corso di una sola generazione ha dovuto adattarsi a un'alimentazione mai sperimentata nel corso dei milioni di anni precedenti.
Alla base dell'intolleranza al fruttosio vi  per un meccanismo diverso da quello che scatena l'allergia al glutine o al lattosio. Le persone affette da intolleranza congenita hanno pochi enzimi per l'elaborazione del fruttosio all'interno delle loro cellule. Il fruttosio pu dunque arricchirsi lentamente dentro le cellule e interferire con altri processi. Se l'intolleranza si manifesta in fase avanzata della vita,  possibile che vi siano problemi nell'assimilazione del fruttosio nell'intestino. Spesso i canali di trasporto nella parete intestinale (i cosiddetti trasportatori GLUT-5) sono meno numerosi, e se si ingerisce anche solo una piccola quantit di fruttosio, per esempio una pera, sono gi sovraccarichi; analogamente a quel che accade nel caso di intolleranza al lattosio, lo zucchero della pera finisce dunque nella flora dell'intestino crasso. Tuttavia, alcuni ricercatori si stanno attualmente domandando se la causa scatenante sia davvero la scarsa quantit di trasportatori. Per esempio, pu essere che la flora intestinale sia mal composta; quando mangiamo una pera, questa manda il fruttosio restante a una squadra di batteri intestinali che provoca disturbi particolarmente sgradevoli. Naturalmente, i fastidi peggiorano a seconda di quanto ketchup, minestrone confezionato o yogurt alla frutta si  gi mangiato in precedenza.
Un'intolleranza al fruttosio pu avere ripercussioni sul nostro stato d'animo. Lo zucchero favorisce anche l'assorbimento di molti altri nutrienti. Per esempio, amminoacidi come il triptofano si aggrappano volentieri al fruttosio nella digestione. Quando per abbiamo cos tanto fruttosio nella pancia da doverne scartare buona parte, perdiamo anche il triptofano. Quest'ultimo  essenziale per la costruzione della serotonina, un neurotrasmettitore conosciuto come ormone della felicit, perch la sua carenza pu causare depressione. Un'intolleranza al fruttosio ignorata per molto tempo pu dunque generare stati depressivi. Questa scoperta si  fatta strada solo di recente negli studi medici.
A questo punto, viene da chiedersi se un'alimentazione caratterizzata da troppo fruttosio possa influenzare l'umore. In pi di met della popolazione, i trasportatori naturali risultano sovraccaricati gi con 50 grammi di fruttosio (cinque pere o otto banane o circa sei mele) al giorno. Se ne mangiamo di pi, le conseguenze sulla salute possono essere diarrea, mal di pancia, flatulenza e a lungo andare anche stati depressivi. Attualmente negli Stati Uniti il consumo medio di fruttosio  di circa 80 grammi al giorno; i nostri genitori, aggiungendo miele nel t, mangiando pochi prodotti grassi e assumendo una normale quantit di frutta, arrivavano a 16/24 grammi al giorno.
La serotonina non procura solo buon umore, ma anche un piacevole senso di saziet. Gli attacchi di fame e i continui spuntini fuori pasto, se accompagnati da altri disturbi come il mal di pancia, possono essere un effetto collaterale di un'intolleranza al fruttosio. Dovrebbero ricordarsene anche i mangiatori di insalata che si preoccupano del diabete. Molti condimenti in vendita al supermercato o nei self-service contengono sciroppo di fruttosio e glucosio. Alcuni studi hanno dimostrato che questo tipo di sciroppo inibisce i segnali biochimici della saziet (leptina) anche nelle persone non intolleranti al fruttosio. Mangiando un'insalata dall'identico contenuto calorico con condimento fatto in casa a base di olio, aceto o yogurt, si rimane sazi pi a lungo.
La produzione degli alimenti, al pari di tutti gli ambiti della vita,  in continua trasformazione. A volte, le innovazioni hanno effetti positivi, altre negativi. La salamoia, per esempio, un tempo era un metodo all'avanguardia per evitare gli avvelenamenti causati dalla carne andata a male. Per secoli la gente  andata avanti a conservare la carne e le salsicce in dosi massicce di salnitro. Questo procedimento rende la carne rosso brillante. Ecco perch il prosciutto, il salame, il kassler (braciola di maiale affumicato) e il pasticcio di fegato non diventano grigio bruni una volta cotti, come accade invece alle bistecche e alle cotolette. Nel 1980 fu imposto un limite nell'impiego del nitrito, perch si era scoperto che comportava rischi per la salute. Oggi i wrstel contengono non pi di 100 milligrammi di salnitro per chilogrammo di carne e i casi di cancro allo stomaco sono diminuiti considerevolmente. La correzione di questa importante scoperta del passato era dunque pi che opportuna. Oggi, per conservare la carne in modo sicuro, i macellai intelligenti utilizzano poco nitrito con l'aggiunta di un bel po' di vitamina C.
Simili provvedimenti potrebbero essere adottati anche per quanto riguarda l'impiego del grano, del latte e del fruttosio.  bene che questi alimenti siano presenti nella nostra dieta, perch contengono sostanze preziose, ma forse sarebbe il caso di riconsiderarne le quantit. Mentre i nostri antenati cacciatori e raccoglitori consumavano ogni anno fino a cinquecento variet diverse di radici, erbe e piante autoctone, oggi i nostri alimenti provengono quasi tutti da appena diciassette piante commestibili. Date le circostanze, non stupisce affatto che il nostro intestino sia in difficolt.
I problemi di digestione dividono la societ in due gruppi: quelli che tengono alla propria salute e fanno molta attenzione a quel che mangiano e quelli che si stressano perch non possono preparare una cena per gli amici senza fare la spesa in farmacia. Entrambi i gruppi hanno ragione. Molte persone reagiscono con fin troppa prudenza quando il medico le informa che hanno un'intolleranza alimentare e si rendono conto che i disturbi diminuiscono eliminando determinati alimenti dalla propria dieta. Allora smettono di botto di mangiare frutta, cereali o latticini, quasi fossero veleno. La maggior parte di queste persone per  solo sensibile a certe sostanze assunte in dosi eccessive, ma non  del tutto allergica per motivi genetici. Spesso possiede abbastanza enzimi per concedersi un pochino di panna nella pasta, un pezzetto di pane o un dessert alla frutta.
In ogni caso, bisogna fare attenzione a qualsiasi tipo di sensibilit. Non dobbiamo per forza adeguarci a tutte le novit in campo alimentare. Grano a colazione, pranzo e cena, fruttosio in tutti i prodotti preconfezionati senza eccezione, oppure latte molto dopo aver superato la prima infanzia: non  affatto strano che il nostro corpo non gradisca. Se si soffre regolarmente di mal di pancia o si hanno frequenti episodi di diarrea o spossatezza, non bisognerebbe rassegnarsi alla propria sorte. Anche se il medico  in grado di escludere che soffriamo di celiachia o di forte intolleranza al fruttosio, se ci accorgiamo che eliminando determinati alimenti la situazione migliora, abbiamo il diritto di farci del bene.
Cure antibiotiche, infezioni gastrointestinali o situazioni di stress particolare, unite al sovraccarico generale, sono tipiche cause scatenanti di una temporanea sensibilit a certi alimenti. Tuttavia, appena torna una sana tranquillit, anche un intestino sensibile riesce a rimettersi in sesto. La soluzione non  dunque una rinuncia a vita; a un certo punto, potremo riprendere a mangiare quel che per un periodo ci ha causato disturbi, ma in quantit tollerabili dal nostro organismo.
Una piccola lettura sulle feci
Cari lettori,  giunto il momento di occuparci di conserve. Stringetevi bene le bretelle, sollevate gli occhiali sul naso e prendete un bel sorso di t! Ora, mantenendoci a distanza di sicurezza, ci avviciniamo a un mucchietto misterioso.
Molti pensano che le feci siano costituite soprattutto da quel che hanno mangiato. Non  vero.
Le feci consistono per tre quarti d'acqua. Ogni giorno perdiamo circa 100 millilitri di liquidi. Durante un processo digestivo completo l'intestino ne assorbe dagli 8 ai 9 litri circa. Quel che vediamo nel water  dunque il risultato di un processo di assoluta efficienza, anche per quanto riguarda il contenuto d'acqua. Se le feci possiedono un quantitativo d'acqua ottimale, sono abbastanza morbide da trasportare in tutta sicurezza all'esterno gli scarti del nostro metabolismo. Un terzo delle componenti solide sono batteri. Hanno portato a termine il proprio lavoro come flora intestinale e ora smettono di svolgere un servizio attivo.
Un altro terzo  costituito da fibre vegetali non digeribili. Pi verdura o frutta mangiamo, pi i mucchietti saranno voluminosi. Dai normali 100 o 200 grammi di escrementi al giorno, si pu dunque arrivare a produrne 500 grammi.
L'ultimo terzo  un miscuglio di cose. Consiste di sostanze di cui l'organismo vuole liberarsi, come per esempio rimasugli di farmaci, pigmenti o colesterolo.
La pigmentazione naturale delle feci umane varia dal marrone al marrone giallognolo, anche se non abbiamo mangiato nulla di quel colore. Lo stesso vale per l'urina, che tende sempre al giallo. Questo dipende da una sostanza molto importante che produciamo ogni giorno: il sangue. Ogni secondo vengono create 2,4 milioni di cellule ematiche nuove. Nel frattempo, per, ne vengono distrutte altrettante. La pigmentazione rossa iniziale passa al verde e poi al giallo (il fenomeno si osserva anche quando si prende una botta e il livido bluastro muta colore con il passare del tempo). Una piccola parte di giallo viene eliminata direttamente con l'urina. La maggior parte passa dal fegato all'intestino. Qui i batteri possono introdurre un'altra pigmentazione: il marrone. Saper riconoscere le cause delle varie tonalit di colore dei nostri escrementi pu essere estremamente utile.
 Questa tonalit pu derivare dalla sindrome di Gilbert, patologia benigna in cui l'efficienza dell'enzima che controlla la scomposizione del sangue  ridotta al 30 per cento delle sue potenzialit. Di conseguenza, arrivano meno pigmenti all'intestino. La sindrome riguarda l'8 per cento della popolazione, dunque  piuttosto diffusa. Non  affatto grave, anche perch secondo studi recenti questa carenza enzimatica protegge gli anziani dall'arteriosclerosi. L'unico aspetto negativo  il fatto che chi ne  affetto manifesta una scarsa tolleranza al paracetamolo e dovrebbe quindi evitarlo il pi possibile.
La colorazione gialla degli escrementi pu derivare anche da problemi legati ai batteri intestinali: se questi non lavorano bene, non generano neppure la pigmentazione marrone. L'assunzione di antibiotici o la diarrea possono compromettere la produzione di pigmenti.
 Quando i dotti che collegano fegato e intestino si bloccano (perlopi dopo la cistifellea),  possibile che i pigmenti del sangue non arrivino alle feci. Avere i dotti bloccati non  mai un buon segno; appena si notano tonalit grigiastre  dunque il caso di andare dal medico.
 Il sangue coagulato  nero, quello fresco  rosso. Stavolta non si tratta per solo della pigmentazione che pu diventare marrone. Questi due colori denotano la presenza di intere cellule del sangue. Se si hanno le emorroidi, tonalit rosso chiaro non destano ulteriori preoccupazioni. Qualsiasi sfumatura pi scura deve essere sottoposta all'esame del medico, a meno che il giorno prima non si siano mangiate barbabietole.
La scala delle feci di Bristol esiste dal 1997. Non  poi cos tanto tempo, se si considera che  da molti milioni di anni che esistono gli escrementi. La scala mostra sette diversi tipi di consistenza e pu tornare molto utile, perch la maggior parte della gente non parla volentieri dell'aspetto della propria cacca. Non ho niente da ridire su questo tipo di omert; in fondo, non  necessario parlare proprio di tutto. Il problema  che le persone che presentano feci insane sono convinte che sia tutto perfettamente normale. Le hanno sempre viste cos. Un buona digestione, che culmina in feci dal contenuto idrico ottimale, corrisponde al tipo 3 e 4. Le altre forme non dovrebbero essere all'ordine del giorno. Se invece lo sono,  il caso di rivolgersi a un buon medico per individuare eventuali intolleranze alimentari o problemi di stipsi. La versione originale della scala delle feci  stata realizzata dal medico inglese dottor Ken Heaton.
Tipo 1 separate hard lumps, like nuts (hard to pass) / palline separate fra loro, dure come noci (difficili da espellere) 
Tipo 2 sausage-shaped but lumpy / a forma di salsiccia, ma grumose 
Tipo 3 like a sausage but with cracks on the surface / a forma di salsiccia ma con crepe in superficie 
Tipo 4 Like a sausage or snake, smooth and soft / a forma di salsiccia o serpente, lisce e morbide (NdA: come dentifricio) 
Tipo 5 soft blobs with clear-cut edges / pezzi morbidi separati fra loro e dai bordi ben definiti 
Tipo 6 fluffy pieces with ragged edges, a mushy stool / pezzi soffici dai bordi frastagliati, pastosi 
Tipo 7 watery, no solid pieces. Entirely liquid / feci acquose senza pezzi solidi. Completamente liquide. 
Il tipo di feci che produciamo pu dare un'idea sulla lentezza con cui il nostro intestino trasporta i componenti indigeribili dell'alimentazione. Per il tipo 1, i resti della digestione impiegano circa cento ore (stipsi), per il tipo 7 intorno alle dieci ore (diarrea). Il tipo 4  considerato il pi vantaggioso, perch presenta un rapporto ottimale fra liquidi e solidi. Chi trova il tipo 3 o 4 nel water, pu anche osservare quanto impiegano i pezzi ad affondare nell'acqua. Le feci non dovrebbero raggiungere immediatamente il fondo della tazza, perch in tal caso pu essere che contengano ancora troppe sostanze non del tutto digerite. Se invece gli escrementi non affondano cos in fretta, significa che contengono piccole bolle d'aria che li fanno galleggiare. Questo dipende dalla presenza di batteri intestinali solitamente molto utili e, se per il resto non si soffre di flatulenza,  un buon segno.
Cari lettori, ecco terminata la piccola lettura sulle feci. Ora potete allentare tranquillamente le bretelle e lasciare scivolare gli occhiali al loro posto abituale. Con questa descrizione dei prodotti del retto si conclude il primo capitolo del libro. Fra poco ci occuperemo dell'elettricit della vita: i nervi.
Certi luoghi si trovano sulla linea di confine fra il conscio e l'inconscio. Siamo seduti in salotto a pranzare e non ci accorgiamo che a pochi metri di distanza da noi, nell'appartamento accanto, un'altra persona  seduta a tavola a mangiare. Di tanto in tanto, sentiamo uno scricchiolio sul pavimento e ci domandiamo che cosa stia accadendo al di l delle nostre pareti. Anche nel corpo umano ci sono zone di cui semplicemente non percepiamo l'esistenza. Non sentiamo quel che fanno i nostri organi tutto il giorno. Per esempio, se mangiamo una fetta di torta, ne avvertiamo la presenza e il sapore finch  in bocca. Quando deglutiamo, la sentiamo ancora per alcuni centimetri, ma poi - paff! - svanisce del tutto. Da l in poi scompare in un territorio che la medicina, con il suo linguaggio oggettivo, chiama muscolatura liscia.
Questi muscoli non possono essere controllati in modo volontario. Visti al microscopio, sono diversi da quelli che siamo in grado di muovere consapevolmente, come per esempio i bicipiti. Il bicipite del braccio possiamo tenderlo e rilassarlo a piacimento. I suoi piccoli fasci sono strutturati in modo talmente ordinato da sembrare disegnati con un righello.
Le subunit della muscolatura liscia producono reti intessute organicamente e si muovono a ondate armoniche. Anche i vasi sanguigni sono avvolti da muscolatura liscia, ecco perch molte persone arrossiscono per l'imbarazzo. Emozioni come la vergogna fanno rilassare i muscoli lisci. Di conseguenza, le piccole vene del viso si allargano. In molte persone sotto stress la tunica muscolare si contrae, i vasi sanguigni rimpiccioliscono, il sangue fa pi fatica a scorrere e questo pu causare l'innalzamento della pressione sanguigna.
L'intestino  avvolto da tre strati di muscolatura liscia. Ecco perch  in grado di muoversi con incredibile flessibilit, eseguendo svariate coreografie nelle sue parti diverse. Il coreografo di questi muscoli  il sistema nervoso dell'intestino stesso. Dirige tutti i processi del canale digerente ed  straordinariamente autonomo. Se si bloccasse il collegamento con il cervello, la digestione proseguirebbe senza problemi, cosa impossibile in qualsiasi altra parte del corpo. Le gambe smetterebbero di muoversi, i polmoni di respirare.  un peccato che non possiamo seguire consapevolmente il lavoro di queste attente fibre nervose. Pu essere che un rutto o una scoreggia facciano rumori un po' ridicoli, ma il movimento che li accompagna  raffinato come quello di una ballerina di danza classica.
Come i nostri organi trasportano il cibo
Vi invito a seguire il viaggio della fetta di torta prima e dopo il paff.
Occhi
Le particelle di luce che guizzano sulla fetta di torta colpiscono i nervi ottici e li attivano. Questa prima impressione viene trasmessa alla corteccia visiva attraverso il cervello. La corteccia visiva si trova nel cranio, pi o meno sotto il punto in cui legheremmo una coda di cavallo alta. Qui il cervello ricava un'immagine dai segnali nervosi: ora vediamo davvero la fetta di torta. La ghiotta informazione viene inviata a sua volta alla centrale della produzione salivare e subito sentiamo l'acquolina in bocca. La sola vista di una cosa buona alletta anche lo stomaco, che spruzza in anticipo un pochino di acido gastrico.
Naso
Se ci infiliamo un dito nel naso, notiamo che in alto ci sono altre cose a cui non possiamo arrivare. Qui si trovano i nervi olfattivi, ricoperti da uno strato protettivo di muco. Tutto quel che odoriamo deve prima disciogliersi nel muco, altrimenti non raggiunge i nervi.
I nervi olfattivi sono specialisti: ogni odore ha il suo recettore particolare. A volte rimangono inattivi per anni nel naso e poi all'improvviso vengono utilizzati: una molecola olfattiva del mughetto si lega al recettore in attesa, e questo urla orgoglioso al cervello: Mughetto! Dopo di che non ha pi niente da fare per un paio di anni. I cani hanno di gran lunga pi cellule olfattive degli umani, ma anche noi ne abbiamo parecchie.
Affinch possiamo fiutare qualcosa della torta, singole molecole della fetta devono librarsi in aria ed essere inspirate attraverso le narici. Possono essere aromi di vaniglia, piccole molecole di plastica di forchette usa e getta o anche effluvi alcolici provenienti dalla crema al rum. Il nostro organo dell'olfatto  un assaggiatore esperto di chimica. Pi avviciniamo la prima forchettata di dessert alla bocca, pi molecole volatili di torta fluiscono nel naso. Se a pochi centimetri di distanza ci giunge un sentore di alcol,  possibile che il braccio si discosti temporaneamente, gli occhi esaminino di nuovo il dolce e la bocca domandi se la torta contenga alcol o magari sia andata a male. Finalmente, arriva l'okay: si spalancano le fauci, entra la forchetta e comincia il balletto.
Bocca
La bocca  un luogo pieno di risorse portentose. Il muscolo massetere, cio quello della mascella,  il pi potente del corpo; la lingua, invece,  il pi flessibile fra i muscoli striati. Insieme, non sono solo in grado di frantumare il cibo con incredibile forza, ma anche di svolgere abili manovre. Non meno portentoso  lo smalto dei denti:  costituito dal materiale pi resistente che un essere un umano sia in grado di produrre. Per forza: la mascella  in grado di esercitare una pressione di 80 chili su un dente molare, che equivale all'incirca al peso di un uomo adulto! Se ci ritroviamo in bocca un alimento molto duro, prima di ingerirlo, ci facciamo saltare sopra ritmicamente un'intera squadra di calcio. Per un boccone di torta, per, non dobbiamo impiegare tutta la nostra forza: basteranno due ragazze in scarpette e tut.
Durante la masticazione entra in gioco la lingua. Si comporta come un allenatore. Se dei pezzetti di torta si sottraggono pavidamente al tumulto della masticazione, lei va a ripescarli. Quando il bolo  abbastanza sminuzzato,  ora di inghiottire. La lingua acciuffa circa 20 millilitri di poltiglia di torta e li spinge sul palato, il sipario dell'esofago. Funziona come l'interruttore della luce: appena la lingua lo tocca, comincia la deglutizione. La bocca si chiude, perch ogni respiro  un elemento di disturbo. La pappa di torta viene dunque spinta nella faringe, dove si alza il sipario!
Faringe
Il palato molle e il muscolo costrittore faringeo superiore sono due formazioni militari. Chiudono cerimoniosamente le ultime vie di uscita del naso, con un movimento cos potente da farsi sentire anche all'ingresso dietro l'angolo: le orecchie avvertono un piccolo schiocco. Le corde vocali non possono pi parlare e si serrano. L'epiglottide si solleva maestosa come un direttore d'orchestra (per trovarla, basta tastarsi il collo) e tutta la base della bocca scende verso il basso: ora, fra scroscianti applausi salivari, un'onda potente trascina il boccone di torta nell'esofago.
Esofago
Per compiere questo percorso, il bolo alimentare formato dalla torta impiega dai cinque ai dieci secondi. Durante la deglutizione, l'esofago si muove come una ola fra gli spalti dello stadio. Quando arriva il cibo, si allarga, poi si restringe di nuovo, perch nulla possa tornare indietro.
Il processo avviene in modo cos automatico che possiamo deglutire anche facendo la verticale. Insomma, la nostra torta scende con eleganza lungo un percorso tortuoso che non tiene conto della forza di gravit. Un breakdancer chiamerebbe il movimento the snake oppure the worm, i medici invece lo chiamano peristalsi propulsiva. Un terzo dell'esofago  avvolto da muscolatura striata, ecco perch avvertiamo consapevolmente la prima parte del percorso. Il mondo interno incontrollabile comincia sotto la prima fossetta che sentiamo nel tratto superiore dello sterno. Da qui in poi l'esofago  costituito da muscolatura liscia.
L'estremit inferiore dell'esofago viene tenuta chiusa da un muscolo a forma di anello. Coinvolto dal movimento della deglutizione, questo sfintere si rilassa per otto secondi e si apre, permettendo alla torta di entrare nello stomaco senza impedimenti. Poi, mentre su nella faringe stiamo gi inspirando, si richiude immediatamente.
Il tragitto dalla bocca allo stomaco  il primo atto della digestione: richiede la massima concentrazione e un buon lavoro di squadra. Il sistema nervoso periferico volontario deve collaborare con il sistema nervoso autonomo o involontario. Il lavoro in tandem deve essere ben programmato. Cominciamo a esercitarci a deglutire gi nella pancia della mamma. Ogni giorno ingeriamo fino a mezzo litro di liquido amniotico. Se ce ne va un po' di traverso, non succede nulla. Essendo completamente immersi nel liquido, anche i polmoni ne sono pieni, perci non possiamo rimanere soffocati, se lo ingeriamo.
Da adulti deglutiamo da seicento a duemila volte al giorno. Per far ci mettiamo in moto pi di venti coppie di muscoli, e di solito fila tutto liscio. In et avanzata  pi facile che il cibo vada di traverso. I muscoli non sono sempre ben coordinati. Pu essere che il muscolo costrittore faringeo superiore non controlli bene l'orologio o il direttore dell'epiglottide abbia bisogno del bastone per sollevarsi in piedi. In momenti del genere, battere sulla schiena della persona in difficolt  un gesto in buona fede, ma serve solo a spaventare inutilmente le parti coinvolte della faringe. Per evitare di finire troppo spesso in accessi di tosse,  meglio rivolgersi per tempo a un logopedista e tenere a bada tutta la cricca della deglutizione.
Stomaco
Lo stomaco  pi mobile di quel che si potrebbe immaginare. Appena prima dell'arrivo della torta, si rilassa: finch continua ad arrivare cibo, si pu allargare sempre di pi. Fa posto a tutto quel che desidera entrare. Un chilo di torta con un volume pari a un cartone di latte entra tranquillamente in uno stomaco a forma di dondolo da giardino. Emozioni come la paura e lo stress possono compromettere l'allargamento della muscolatura liscia; in tal caso, avvertiamo un senso di saziet o di nausea dopo aver ingerito piccole porzioni di cibo.
Appena arriva la torta, le pareti dello stomaco cominciano a muoversi pi velocemente, come gambe che prendono la rincorsa e - bam! - il cibo riceve una spinta. Il bolo vola con un aggraziato movimento ad arco contro la parete dello stomaco, rimbalza e cade di nuovo. I medici chiamano questo movimento retropulsione, i fratelli maggiori: Vediamo fino a dove riesci a volare! Se appoggiamo l'orecchio sulla parte superiore dell'addome (sul triangolino dove convergono le costole), sentiremo il tipico gorgoglio prodotto dalla rincorsa e dalla spinta dello stomaco. Appena questo comincia ad agitarsi vigorosamente, mette in moto tutto il canale digerente. Anche l'intestino spinge avanti il proprio contenuto per far spazio ai nuovi arrivi. Ecco perch, dopo un pasto abbondante, sentiamo abbastanza presto lo stimolo di andare al gabinetto.
Una fetta di torta pu innescare un bel po' di movimento nel mondo della pancia. Lo stomaco continuer a scuotersi per due ore. In questo intervallo di tempo frantuma i bocconi in minuscole particelle. Buona parte di esse misura meno di 0,2 millimetri. Simili frammenti non sono pi in grado di sbattere contro la parete, perci scivolano in un orifizio posto in fondo allo stomaco. Si tratta di altro sfintere: il portiere dello stomaco. Sorveglia l'uscita dello stomaco e l'ingresso dell'intestino tenue.
Carboidrati semplici, come la base della torta, il riso o la pasta, passano in fretta all'intestino tenue. L vengono digeriti e determinano entro breve un aumento di zuccheri nel sangue. Le proteine e i grassi vengono trattenuti molto pi a lungo nello stomaco. Un pezzo di bistecca va avanti a rimbalzare per sei ore di seguito prima di arrivare del tutto nell'intestino tenue. Ecco perch, dopo aver mangiato carne o qualcosa di grasso e fritto, desideriamo un dolce: lo zucchero del sangue non vuole aspettare cos a lungo il proprio nutrimento e il dessert gli offre un anticipo immediato. I pasti ricchi di carboidrati hanno un effetto pi rapido, ma non saziano come le proteine e i grassi.
Intestino tenue
La vera digestione comincia appena arrivano i primi bocconi nell'intestino tenue. Durante il viaggio in questo canale, la poltiglia di torta scomparir quasi completamente nelle pareti; pi o meno come Harry Potter sul binario 9 . L'intestino tenue assalta impavido la torta: la impasta, la spezzetta lanciandola in tutte le direzioni, ci oscilla dentro con i suoi villi e spinge vigorosamente in avanti la massa perfettamente omogenea. Al microscopio si vede ogni cosa con precisione: persino i microvilli danno una mano! Fanno su e gi come buffi piedini. Insomma,  tutto in movimento.
Qualsiasi cosa combini, l'intestino tenue si attiene sempre a una regola ferrea: andare avanti. Per questo esiste il riflesso peristaltico. Lo scopritore di questo meccanismo isol un pezzo di intestino, ci soffi dentro con un tubicino, e l'intestino restitu cordialmente il soffio. Ecco perch molti medici, per stimolare la digestione, consigliano un'alimentazione ricca di fibre: queste sostanze premono contro la parete intestinale, che risponde reattiva, spingendo a propria volta. Questa ginnastica intestinale fa in modo che il cibo transiti pi in fretta e rimanga morbido.
Se la poltiglia di torta avesse orecchie per sentire, forse potrebbe addirittura udire gli incoraggiamenti. Nell'intestino tenue sono particolarmente numerose le cellule pacemaker. Queste cellule trasmettono piccoli segnali elettrici.  come se qualcuno stesse dicendo ai muscoli: Su, su, forza! ... e poi ancora: Su, su! Cos evitano di distrarsi e reagiscono come se stessero danzando al ritmo di un basso in discoteca. La torta, o quel che ne rimane, viene dunque spinta avanti con decisione.
L'intestino tenue  il tratto pi scrupoloso del nostro tubo digerente e svolge il proprio lavoro con coscienziosit. Solo in circostanze di estrema emergenza permette a un progetto digestivo di non andare in porto, e in questi casi vomitiamo. L'intestino tenue  un tipo pragmatico. Non spreca energie per sostanze a noi dannose e le manda indietro informi e non digerite.
Ora la torta  scomparsa nel sangue, fatta eccezione per alcune sostanze di scarto. In realt, potremmo seguirle subito nell'intestino crasso, ma cos facendo non potremmo conoscere una creatura misteriosa che possiamo udire e spesso fraintendere. Sarebbe un vero peccato, perci tratteniamoci qui ancora per un po'.
Una volta conclusa la digestione, nello stomaco e nell'intestino tenue rimangono solo residui grossolani: per esempio, un granello di mais non masticato, compresse resistenti ai succhi gastrici, batteri degli alimenti sopravvissuti, oppure una gomma da masticare ingoiata per sbaglio. L'intestino tenue ama la pulizia.  uno di quelli che dopo mangiato si mettono subito a riassettare la cucina. Se lo vai a trovare due ore dopo la digestione,  gi tutto lindo e pulito e pressoch inodore.
Un'ora dopo aver digerito qualcosa, l'intestino tenue comincia a ripulirsi. I libri di medicina definiscono il processo complesso motorio migrante. Il custode dello stomaco apre gentilmente la porta una volta e manda i propri residui all'intestino tenue. Questo accetta l'incarico e produce un'onda potente, che spinge ogni cosa avanti. Osservato con una telecamera, il complesso motorio  commovente, al punto che persino gli impassibili studiosi di scienze naturali lo chiamano housekeeper, addetto alle pulizie domestiche.
Capita a tutti di sentire il proprio colf:  il brontolio nello stomaco che non proviene solo dallo stomaco, bens soprattutto dall'intestino tenue. Il ronzio non  provocato dalla fame, bens dal fatto che fra una digestione e l'altra bisogna fare le pulizie! Quando lo stomaco e l'intestino tenue sono vuoti, il tubo  sgombro e il collaboratore domestico pu mettersi al lavoro. Se dobbiamo digerire una bistecca, dovr aspettare un bel po' di tempo: la carne rimarr per sei ore nello stomaco e circa cinque nell'intestino tenue. Non  detto che sentiamo sempre i rumori delle faccende domestiche, a volte fanno molto baccano, altre meno, a seconda di quanta aria  entrata nello stomaco e nell'intestino. Se nel frattempo si mangia qualcosa, le pulizie si interrompono immediatamente.  ora di posare la ramazza e digerire in pace. Chi continua a spiluccare, non permette dunque che venga fatta un po' di pulizia. Anche per questo certi nutrizionisti consigliano di mangiare a intervalli di cinque ore, bench non sia provato che debbano essere esattamente cinque ore per tutti. Chi mastica bene, lascia meno lavoro arretrato al collaboratore domestico e riesce anche a sentire i rumori della propria pancia, quando si tratta di mangiare di nuovo.
Intestino crasso
Alla fine dell'intestino tenue si trova la cosiddetta valvola ileocecale, che separa l'intestino tenue dal crasso, perch i due hanno una concezione del lavoro abbastanza diversa. L'intestino crasso ha una visione pi rilassata. Il suo motto non  necessariamente Andiamo avanti!; infatti muove i residui di cibo avanti o indietro, a seconda di quel che ritiene di volta in volta pi opportuno. Lui non ha collaboratori domestici migranti. L'intestino crasso  la patria della flora intestinale.  questa a occuparsi delle sostanze non digerite.
L'intestino crasso lavora con pi calma perch deve tenere conto di fattori diversi: il cervello non vuole andare sempre al gabinetto, i batteri intestinali desiderano avere abbastanza tempo per occuparsi del cibo non digerito e il resto del corpo vuole che gli siano restituiti i liquidi digestivi prestati.
Quel che arriva all'intestino crasso non assomiglia pi a una fetta di torta, ed  giusto cos. Della torta sono rimaste magari alcune fibre delle ciliegie sopra la panna montata, per il resto si tratta di succhi digestivi, che in questa sede vengono riassorbiti. Quando abbiamo molta paura, il cervello spaventa l'intestino crasso. Allora lui non ha pi tempo per assorbire liquidi e il risultato  una diarrea da ansia.
Nonostante l'intestino crasso (come quello tenue) sia un tubo liscio, nelle illustrazioni viene rappresentato come una specie di catena di perle. Come mai? In effetti, ha un aspetto simile se lo si osserva dopo aver aperto l'addome, ma questo dipende solo dalla sua danza al rallentatore. Mentre compie il suo lavoro di impasto, crea dei rigonfiamenti per fermare la poltiglia, proprio come fa l'intestino tenue, solo che rimane fermo nella stessa posizione per parecchio tempo, come un mimo di strada. Ogni tanto si allarga a formare nuovi rigonfiamenti, che a loro volta restano a lungo immobili. I libri di testo offrono dunque la versione della catena di perle... Chi fa gli occhi storti nella foto di classe, viene immortalato cos.
Tre o quattro volte al giorno il colon si muove con decisione per spingere avanti gli scarti alimentari. Chi ha un bel po' di massa riesce a scaricarsi tre o addirittura quattro volte al giorno. La maggior parte degli esseri umani ha nel colon un contenuto sufficiente ad andare al gabinetto una volta al giorno. Anche tre volte alla settimana  ritenuto statisticamente sano. In genere, le donne hanno intestini un po' pi pigri di quelli degli uomini. La medicina non  ancora in grado di spiegare perch, anche se le cause principali non vanno ricercate negli ormoni.
Dai bocconi di torta al mucchietto di feci di solito passa un giorno di tempo. Gli intestini veloci ce la fanno in otto ore, quelli pi lenti in tre giorni e mezzo.  anche possibile che, per via della mescolanza di sostanze alimentari diverse, alcuni pezzi di torta lascino il salotto relax del colon dopo dodici ore e altri dopo quarantadue. Se la consistenza delle feci  giusta e non ci sono disturbi, chi digerisce con pi calma non ha motivo di preoccupazione. Anzi, secondo uno studio olandese, chi va al gabinetto una volta al giorno o anche meno, e tende di tanto in tanto alla stipsi, corre meno rischi di contrarre certe malattie del retto. Come dice il motto dell'intestino crasso: la calma  la virt dei forti.
Reflusso acido
Anche lo stomaco pu incespicare. La muscolatura liscia pu avere dfaillance esattamente come quella striata delle gambe. Quando i succhi gastrici finiscono dove non dovrebbero, avvertiamo un bruciore. In caso di reflusso acido, i succhi gastrici e gli enzimi digestivi raggiungono la faringe; in caso di pirosi, riescono solo ad arrivare all'inizio dell'esofago, causando un bruciore al torace.
I reflussi e gli inciampi hanno la stessa origine: i nervi. Sono loro a regolare la muscolatura. Se i nervi ottici non individuano un gradino, i nervi delle gambe vengono male informati e queste procedono come se non ci fossero ostacoli, facendoci inciampare. Quando i nervi della digestione ricevono informazioni sbagliate, non trattengono i succhi gastrici e li lasciano andare a ritroso.
Il passaggio dall'esofago allo stomaco  un luogo che si presta a simili inciampi: malgrado le varie misure di sicurezza, come il diametro ridotto dell'esofago, una base stabile come il diaframma e la curva prima di arrivare allo stomaco, non  affatto raro che vada storto qualcosa. Circa un quarto dei tedeschi lamenta disturbi di questo tipo. E il fenomeno non  una nuova moda: anche popoli nomadi che vivono come facevano cent'anni fa soffrono in ugual misura di reflussi acidi o bruciori di stomaco.
Il problema  questo: nella zona dell'esofago e dello stomaco devono collaborare due sistemi nervosi distinti: prima quello del cervello e poi quello del tubo digerente. I nervi del cervello regolano per esempio lo sfintere fra l'esofago e lo stomaco. Inoltre, il cervello ha un'influenza sulla formazione degli acidi. I nervi del tubo digerente fanno s che l'esofago si muova armonicamente verso il basso, producendo una bella ola, e che lo manteniamo pulito deglutendo saliva mille volte al giorno.
Alcuni suggerimenti pratici per prevenire i reflussi e i bruciori gastrici (pirosi) contribuiscono a riportare sulla retta via questi due sistemi nervosi. Masticare chewing gum o bere t aiutano il tubo digerente, perch le numerose deglutizioni indicano la strada giusta ai nervi: da quella parte, non indietro! Le tecniche di rilassamento inducono il cervello a inviare meno comandi nervosi stressanti. Quando funzionano al meglio, fanno s che il muscolo anulare rimanga ben chiuso e si formino meno acidi.
Fumare sigarette attiva aree del cervello stimolate anche dall'alimentazione. Provoca sensazioni gradevoli, ma induce anche una produzione immotivata di acidi gastrici aggiuntivi che rilassano il muscolo anulare dell'esofago. In caso di fastidiosi reflussi e bruciori gastrici,  dunque consigliabile smettere di fumare.
Anche gli ormoni della gravidanza possono causare una simile confusione. In realt, hanno il compito di mantenere flessibile e rilassato l'utero fino al parto, solo che hanno lo stesso effetto sugli sfinteri dell'esofago. Ne deriva una chiusura meno ermetica dello stomaco che, insieme alla pressione del bassoventre, fanno rifluire gli acidi verso l'alto. Anche i contraccettivi a base di ormoni femminili possono causare reflussi acidi.
Fumo di sigaretta oppure ormoni della gravidanza: i nervi non sono cavi elettrici completamente isolati, bens inseriti organicamente in un tessuto nervoso, e reagiscono a tutte le sostanze circostanti. Ecco perch alcuni medici consigliano di rinunciare a numerosi alimenti che indeboliscono il muscolo anulare: cioccolato, condimenti piccanti, alcol, bombe caloriche, caff eccetera.
Tutte queste sostanze influenzano i nervi, ma non  detto che causino acidit proprio a tutti. Alcuni studi americani suggeriscono di verificare personalmente quali alimenti sensibilizzano i nostri nervi. Insomma, non  necessario rinunciare a tutto senza motivo.
Dalla ricerca su un farmaco che a causa dei suoi effetti collaterali non  mai stato messo in commercio,  emersa una scoperta interessante. Questo farmaco bloccava i nervi l dove altrimenti sarebbe avvenuto il legame con il glutammato. Conosciuto dai pi come esaltatore di sapidit, il glutammato viene prodotto anche dai nervi. Sui nervi della lingua intensifica i segnali gustativi. Nello stomaco pu provocare disordini, perch non  detto che i nervi capiscano se venga dai loro colleghi o da un ristorante cinese.  dunque consigliabile fare il seguente esperimento su se stessi: rinunciare per un po' a cibi ricchi di glutammato. Al supermercato bisogna dunque estrarre gli occhiali da lettura e controllare i minuscoli caratteri delle liste degli ingredienti. Spesso il glutammato si nasconde in creature lessicali criptiche tipo monoglutammato di sodio o simili. Se si notano miglioramenti, bene. Altrimenti, avremo semplicemente condotto una vita pi sana per un certo periodo di tempo.
Chi soffre di acidit meno di una volta alla settimana pu ricorrere a metodi semplici: i farmaci antiacidi che si acquistano in farmacia funzionano; fra i rimedi casalinghi, pu essere utile bere succo di patate. Tuttavia, neutralizzare l'acidit non  affatto consigliabile a lungo termine! L'acidit gastrica corrode anche gli allergeni e i batteri cattivi provenienti dal cibo ingerito e aiuta la digestione dell'albume dell'uovo. Per giunta, alcuni farmaci antiacido contengono alluminio. Essendo una sostanza del tutto estranea all'organismo, non bisognerebbe mai assumerne troppo, bens attenersi rigorosamente alle indicazioni del foglietto illustrativo.
Dopo quattro settimane di trattamento, simili soluzioni farmacologiche andrebbero viste con scetticismo. Chi decide di non dar retta a questo consiglio, dovr vedersela con il proprio stomaco, che reclamer i propri acidi e comincer a produrne semplicemente di pi, sia per contrastare il farmaco sia per ripristinare la propria naturale acidit. Gli antiacidi non sono mai una soluzione a lungo termine, anche in caso di fenomeni diversi come la gastrite.
Insomma, se le cure antiacide non fanno cessare i disturbi, il medico dovr intervenire in modo pi creativo. Dovr chiedere un'analisi del sangue ed effettuare una visita medica. Se i valori risulteranno nella norma, potr prescrivere un inibitore della pompa protonica. Si tratta di un gruppo di molecole che impedisce alle cellule dello stomaco di pompare acidi gastrici. Pu essere che di tanto in tanto lo stomaco avverta una carenza di acidi, ma in questi casi  necessario far ritrovare a lui e all'esofago un po' di calma per riprendersi dagli accessi di acidit.
Se i problemi si presentano di notte, un buon rimedio  stendersi con il busto rialzato di trenta gradi. Ci si pu divertire a realizzare una costruzione di cuscini armandosi di squadra con goniometro incorporato, oppure si pu acquistare un apposito guanciale pronto all'uso. La posizione supina con il torso sollevato  inoltre utilissima per il sistema cardiocircolatorio. Il nostro professore di fisiologia ce l'ha ripetuto almeno trenta volte, e siccome  un ricercatore del sistema cardiocircolatorio e si ripete solo di rado, gli credo sulla parola. L'effetto collaterale  che tutte le volte che lo sento nominare, me lo immagino a letto che dorme con il busto rialzato di trenta gradi.
Invece non  proprio il caso di dormire in presenza dei seguenti sintomi: disturbi della deglutizione, perdita di peso, gonfiore o sanguinamento di qualche tipo. A questo punto, non si pu pi rimandare:  assolutamente necessario farsi esplorare lo stomaco da una videocapsula, anche se fa venire una fame terribile. Il reflusso non  pericoloso per il bruciore in s, bens quando si rileva la presenza di fluidi biliari che dall'intestino tenue passano per lo stomaco e salgono fino all'esofago. La bile non brucia per niente, ma ha conseguenze molto pi gravi dell'acidit. Per fortuna, i casi di reflusso biliare sono molto pi rari.
I fluidi biliari possono confondere fortemente le cellule dell'esofago. All'improvviso, si chiedono: Siamo veramente nell'esofago? Continua a salire bile? Forse sono una cellula dell'intestino tenue e in tutti questi anni non me ne sono mai accorta... che figura! Per rimediare, da cellule esofagee si trasformano in cellule gastroenteriche. Durante il processo, pu andare storto qualcosa. Le cellule mutanti rischiano di programmarsi erroneamente e di smettere di crescere in modo controllato come le altre cellule. Fra tutti quelli che inciampano, solo in pochi si fanno veramente male.
Nella maggior parte dei casi, i reflussi e i bruciori di stomaco non sono pericolosi, ma certamente fastidiosi. Quando incespichiamo, ci riaggiustiamo i vestiti in fretta, scuotiamo la testa per riprenderci dallo spavento e proseguiamo con pi cautela. Allo stesso modo, in caso di reflusso, possiamo prendere qualche sorso d'acqua, assumere un rimedio antiacido e procedere per la nostra strada con un po' pi di calma.
Vomito
Se mettessimo in fila cento persone che stanno per vomitare, ne risulterebbe un quadro molto colorito. Il soggetto numero 14  seduto sull'ottovolante e slancia le braccia in aria. Il numero 32 loda la famosa insalata di uova; il numero 77 stringe incredulo un test di gravidanza e il numero 100 sta leggendo un foglietto illustrativo: Pu causare nausea e vomito.
Il vomito non  un inciampo. Il vomito ha uno scopo ben preciso.  un colpo da maestro. Milioni di piccoli recettori analizzano il contenuto dello stomaco e il sangue ed elaborano le impressioni del cervello. Ogni informazione viene raccolta nell'enorme rete di fibre nervose e mandata al cervello. Questo  in grado di valutare le informazioni e poi, a seconda del livello di allarme segnalato, decide se  il caso di vomitare o meno. La decisione viene comunicata a muscoli ben precisi, che a quel punto si mettono in moto.
Se dovessimo illuminare l'interno del corpo di cento persone mentre rimettono, otterremmo cento volte le stesse immagini: il cervello allarmato attiva l'area cerebrale che presiede alla nausea e accende l'interruttore che segnala un'emergenza. Noi diventiamo pallidi, perch il sangue viene tolto dalle guance e mandato alla pancia. La pressione sanguigna cala e il battito cardiaco rallenta. Dopo di che arriva un messaggero quasi inequivocabile: la saliva. Appena il cervello comunica lo stato delle cose, la bocca ne forma in abbondanza per proteggere i preziosi denti dagli acidi gastrici.
Ora lo stomaco e l'intestino cominciano a muoversi a piccole ondate nervose: presi da un lieve panico, mandano il loro contenuto in direzioni opposte. Non siamo in grado di percepire questi movimenti contrari perch sono effettuati dalla muscolatura liscia involontaria. In questa fase, per, molte persone intuiscono che  il caso di trovare un contenitore.
Uno stomaco vuoto non serve a evitare il vomito, perch anche l'intestino tenue pu svuotarsi. Lo stomaco, infatti, apre la porta in via eccezionale e lascia risalire il contenuto dell'intestino tenue. Per portare a termine questa grande missione, collaborano tutti. Quando l'intestino tenue spinge il proprio contenuto nello stomaco, la pressione pu attivare nervi sensibili. Questi ultimi mandano a loro volta segnali al centro del vomito nel cervello. Adesso  chiaro:  tutto pronto per... vomitare.
I polmoni prendono un respiro particolarmente profondo, le vie respiratorie si chiudono. Lo stomaco e l'apertura dell'esofago all'improvviso si rilassano e - pam - il diaframma e il muscoli addominali premono da sotto, come se fossimo un tubetto di dentifricio. Tutto il contenuto dello stomaco schizza fuori da noi a ondate incalzanti!
Perch vomitiamo e che cosa possiamo fare per evitarlo
Gli esseri umani sono costruiti in modo da poter vomitare. Altri animali che vomitano sono le scimmie, i cani, i gatti, i maiali, i pesci e anche gli uccelli. Incapaci di vomitare sono invece i topi, i ratti, i porcellini d'India, i conigli, i cavalli eccetera, perch possiedono un esofago troppo lungo e stretto. Inoltre, non hanno nervi predisposti al vomito.
Gli animali che non vomitano devono comportarsi diversamente nell'assunzione di cibo. Topi e ratti mangiucchiano; rosicchiano pezzettini minuscoli di cibo e solo quando sono sicuri di non aver subito danni, continuano a mangiare. Se per caso il campione di prova era velenoso, di solito avvertono solo un po' di nausea. Dopo di che imparano a evitare del tutto quell'alimento. I roditori sono inoltre in grado di scomporre meglio i veleni, perch il loro fegato possiede pi enzimi adatti a questo scopo. I cavalli non sono in grado di rosicchiare. Se qualcosa di velenoso finisce nel loro intestino tenue, di solito  potenzialmente letale. Insomma, quando ci accasciamo sopra una tazza del gabinetto, abbiamo tutti i motivi per sentirci orgogliosi.
Durante gli accessi di vomito possiamo cogliere l'occasione per riflettere. La famosa insalata di uova del numero 32 si  conservata incredibilmente bene dopo il breve viaggio nello stomaco. Si riconoscono ancora chiaramente dei pezzi d'uovo, piselli e pasta. Il numero 32  in grado di pensare lucidamente: devo aver masticato piuttosto male. Lo spruzzo successivo  pi sminuzzato. Quando il vomito contiene qualcosa di riconoscibile,  altamente probabile che provenga dallo stomaco e non dall'intestino tenue. Pi la sostanza  sminuzzata, amara e giallognola, pi aumentano le probabilit che si tratti di un salutino dell'intestino tenue. Il cibo chiaramente riconoscibile  stato masticato male, ma almeno  stato espulso in anticipo dallo stomaco e non  ancora passato per l'intestino tenue.
Anche il modo in cui vomitiamo ha qualcosa da dirci. Se esce quasi senza preavviso, con una scarica violenta, si tratta di un virus gastrointestinale. Attenti sensori calcolano innanzi tutto quanti agenti patogeni incontrano. Se durante il conteggio dicono: Adesso  davvero troppo!, tirano il freno di emergenza. Prima di quella soglia, in teoria sarebbe potuto intervenire il sistema immunitario, ma ora entrano in gioco i muscoli gastrointestinali.
In caso di avvelenamento alimentare o da alcol, il vomito esce a fiotti potenti, anche se si annuncia con ragionevole anticipo provocando nausea. Questa ha il compito di avvisarci che il cibo ingerito ci fa male. In futuro, la persona numero 32 guarder con molto pi scetticismo qualsiasi tipo di insalata di uova.
Al soggetto numero 14 sull'ottovolante succede qualcosa di simile a quel che  capitato al numero 32 dopo aver mangiato l'insalata di uova. Qui vale lo stesso principio del mal di mare o d'auto. Non ci sono veleni in circolo; ciononostante, il vomito cade sui piedi o nel vano portaoggetti oppure, sospinto dal vento, va a spiaccicarsi sul parabrezza. Il cervello protegge il corpo, con prudenza e scrupolosit, soprattutto se si tratta di bambini piccoli. Finora la spiegazione pi fondata del vomito on the road  la seguente: quando le informazioni degli occhi sono stranamente contraddittorie rispetto a quelle delle orecchie, il cervello non sa che cosa stia andando storto e innesca tutti i possibili sistemi di emergenza.
Quando leggiamo un libro in auto o in treno, gli occhi dicono: Movimento praticamente zero, mentre il sensore dell'equilibrio nelle orecchie annuncia: Parecchio movimento. Quando invece osserviamo gli alberi che scorrono sul bordo della strada, accade l'esatto contrario. Se nel frattempo muoviamo leggermente la testa, sembra che gli alberi sfreccino ancora pi veloci, come se stessimo correndo davvero, e questo confonde nuovamente il cervello. Il cervello associa simili contraddizioni fra occhi e senso dell'equilibrio solo agli avvelenamenti. Chi ha bevuto troppo o ha assunto droga, percepisce movimento anche da seduto.
Anche i problemi psichici, lo stress e la paura possono essere cause di vomito. Di norma, costruiamo l'ormone dello stress CRF (Corticotropin Releasing Factor) ogni giorno, per permettere al corpo di affrontare le sfide della giornata. Il CRF ci consente di attingere alle nostre riserve di energia; inoltre, fa s che il sistema immunitario non reagisca in modo esagerato e che la nostra pelle si abbronzi per proteggersi dalla troppa luce solare. Se la situazione  pi inquietante della media, il cervello pu spruzzare una dose extra di CRF nel sangue.
Questo ormone non viene prodotto solo nelle cellule del cervello, ma anche in quelle dello stomaco e dell'intestino. Il segnale che invia  sempre lo stesso: Stress e pericolo! Quando le cellule gastrointestinali percepiscono grandi quantit di CRF, la sua provenienza (cervello o intestino)  irrilevante: se uno dei due d segni di disagio di fronte alla durezza del mondo, scattano reazioni di diarrea, nausea o vomito.
In caso di stress cerebrale, l'organismo espelle il cibo ingerito attraverso il vomito per risparmiare l'energia altrimenti necessaria a digerire. La stessa energia potr servire al cervello per risolvere i suoi problemi. In presenza di stress intestinale, il nutrimento viene estromesso perch  velenoso o perch non pu essere digerito bene. In entrambi i casi, svuotarsi pu essere vantaggioso. Le persone che rimettono per il troppo nervosismo possiedono un tubo digerente attento e volenteroso.
Si noti inoltre che per le procellarie, o uccelli delle tempeste, il vomito ha una funzione difensiva. Chi rimette, di solito viene lasciato in pace dagli altri animali. I ricercatori ne approfittano, avvicinando al nido un sacchetto, affinch gli uccelli ci vomitino direttamente dentro. In laboratorio, esaminano il contenuto dello stomaco degli uccelli per valutare le condizioni di salute ambientale in base alla presenza di metalli pesanti e alla diversit della fauna ittica.
Ecco qualche consiglio per minimizzare inutili attacchi di vomito:
In caso di nausea da viaggio: tenere lo sguardo fisso all'orizzonte per sincronizzare meglio le informazioni degli occhi e dell'organo dell'equilibrio. 
Ascoltare musica con le cuffie, stendersi su un fianco o provare tecniche di rilassamento: per alcuni funziona. Una possibile spiegazione del fenomeno  il loro effetto tranquillizzante. Pi ci sentiamo sicuri, meno incentiviamo lo stato di allarme del cervello. 
Zenzero: diversi studi recenti ne attestano l'efficacia. Alcune sostanze della radice dello zenzero bloccano il centro del vomito e dunque anche i conati. Caramelle o simili devono contenere lo zenzero come sostanza vera e propria e non solo come aroma. 
I farmaci in vendita in farmacia possono funzionare in vari modi: bloccando i recettori del centro del vomito (alla stessa maniera dello zenzero), calmando i nervi dello stomaco e dell'intestino o eliminando determinati segnali di allarme. I farmaci utilizzati per contrastare questi ultimi sono quasi identici agli antiallergici. Entrambi bloccano l'istamina, sostanza in grado di creare allarme. I medicinali contro la nausea possono avere un effetto molto pi forte sul cervello. Ultimamente, le medicine antiallergiche sono state perfezionate in modo che non agiscano sul cervello. Altrimenti, l'inibizione dell'istamina provoca stanchezza. 
Il P6! Si tratta di un punto di agopuntura attualmente riconosciuto dalla medicina classica, dopo essersi mostrato efficace in oltre quaranta studi sulla nausea e il vomito, persino anche in confronto ai placebo. Non sappiamo n come n perch, ma sta di fatto che il P6 funziona. Questo punto si trova due o tre dita sotto la base della mano e cio esattamente fra i due tendini dell'avambraccio. Se non ci sono agopuntori nei paraggi, si pu provare a strofinare delicatamente alcune volte il punto in questione finch non si avverte sollievo. L'effetto non  dimostrato dagli studi di cui si parlava prima, ma vale comunque la pena di sperimentare su se stessi. Secondo la medicina tradizionale cinese, il punto attiva vie energetiche che passano per le braccia e raggiungono il cuore, rilassano il diaframma e scorrono fino allo stomaco e infine al bacino. 
Non tutti i consigli funzionano per ogni singola causa di vomito. Semplici rimedi come lo zenzero, i farmaci in vendita in farmacia o il P6 possono avere un effetto benefico; in caso di vomito emotivo, la cosa migliore da fare  costruire un nido sicuro per il proprio uccello delle tempeste interiori. Con determinate tecniche di rilassamento o l'ipnoterapia (effettuata da un vero terapeuta e non da un ipnotizzatore poco serio!), si possono allenare i nervi a costruirsi una scorza pi robusta. Pi ci si esercita, pi si migliora; se manteniamo un sano distacco, i piccoli e stupidi stress da ufficio o da esami hanno molto meno effetto su di noi.
Il vomito non  mai una punizione della pancia! Semmai dimostra che cervello e intestino sono pronti a ricorrere a estremi rimedi per noi. Ci proteggono da veleni ingeriti con l'alimentazione, reagiscono attentissimi alle allucinazioni degli occhi e delle orecchie durante i viaggi e risparmiano energia per risolvere problemi. La nausea deve servirci da bussola per orientarci in futuro: che cosa ci fa bene? Che cosa ci fa male, invece?
Se non sappiamo esattamente da che cosa siano stati provocati i conati, ci conviene comunque fidarci di loro. Analogamente, quando abbiamo ingerito qualcosa di sbagliato, ma non sentiamo l'impulso di vomitare, non dovremmo ricorrere a forzature, per esempio, ficcandoci due dita in bocca, bevendo acqua salata o facendo una lavanda gastrica. Per giunta, le sostanze acide o schiumogene possono avere effetti deleteri. La schiuma rischia infatti di finire nei polmoni e l'acido di corrodere per la seconda volta l'esofago. Ecco perch dalla fine degli anni Novanta il cosiddetto vomito forzato viene ampiamente evitato dalla medicina di emergenza.
Il conato di vomito naturale deriva da un programma millenario in grado di togliere potere alla coscienza. Questa a volte reagisce con indignazione o addirittura shock: voleva fare un bel giro di Tequila con gli amici e ora che cosa succede? Ma siccome il pi delle volte  lei stessa a generare questa rabbia, ora deve farsi da parte. Se invece i conati derivano da un eccesso di prudenza, la coscienza pu tornare tranquillamente al tavolo delle trattative per giocare le sue carte antivomito.
Stitichezza
La stitichezza  come . Come quando aspetti qualcosa che semplicemente non . Spesso ci devi mettere un bel po' di ENERGIA. E nonostante gli sforzi, a volte riesci solo a fare pochi . Altre volte va meglio, ma  abbastanza
raro.
Fra il 10 e il 20 per cento dei tedeschi soffre di stitichezza. Per rientrare in questa categoria, devi possedere almeno due delle seguenti caratteristiche: vai meno di tre volte alla settimana al gabinetto, un quarto delle volte le feci sono particolarmente dure e spesso suddivise in piccole palline (), fai fatica a scaricarti, ci riesci solo aiutandoti con trucchetti di vario genere oppure non ti senti del tutto svuotato quando esci dal bagno.
Se soffri di stitichezza, i nervi e i muscoli del tuo intestino non sono pi ben determinati a raggiungere il proprio scopo. Nella maggior parte dei casi, la digestione e il transito funzionano ancora a velocit normale, solo che nel retto non c' pi unanimit sull'opportunit di svuotarsi o meno in un dato momento.
Un parametro di gran lunga migliore per diagnosticare la stitichezza non  tanto la frequenza con cui si va in bagno, bens la difficolt. In realt, al gabinetto dovremmo trascorrere un momento rilassante; se cos non , le conseguenze possono essere molto spiacevoli. Esistono diversi livelli di stipsi: se ne pu soffrire in modo passeggero, in viaggio, durante una malattia o in momenti di stress; a volte, invece,  un disturbo ostinato che tende alla cronicit.
In viaggio, quasi una persona su due ha avuto episodi di stitichezza nel corso della vita. Soprattutto nei primi giorni non si riesce proprio a scaricarsi. Le cause possono essere molteplici, ma di solito  la seguente: l'intestino  un animale abitudinario. I suoi nervi notano quel che ci piace mangiare e a che ora circa. Sanno quanto ci muoviamo e quanta acqua beviamo. Si accorgono se  giorno o notte e quando andiamo al gabinetto. Se tutto fila liscio, lavorano energicamente e attivano i muscoli intestinali della digestione.
Quando siamo in viaggio, abbiamo tante cose in mente. Prendere le chiavi, spegnere il gas, portare un libro o della musica per intrattenere il cervello. Per ci dimentichiamo sempre di lui: anche l'animaletto abitudinario parte con noi e all'improvviso viene piantato in asso.
Mangiamo panini tutto il giorno, strani pasti sull'aereo o spezie particolari. All'ora di pranzo ci ritroviamo in coda, oppure allo sportello dei biglietti. Beviamo meno del solito per paura di dover andare troppo spesso in bagno, e l'aria sull'aereo ci disidrata pi del solito. Come se non bastasse, siamo anche scombussolati da un bel jet lag.
I nervi dell'intestino notano la situazione anomala. Sono irritati e tengono duro finch non viene dato loro il via libera. Anche se l'intestino ha portato a termine il proprio lavoro in una giornata cos strana e ci chiede di andare in bagno, spesso rimandiamo e lo reprimiamo perch  il momento sbagliato. Il pi delle volte, per, la vera causa  la sindrome del riesco a farla solo a casa mia. Chi ne soffre, non utilizza volentieri i servizi pubblici. Se proprio  disperato, costruisce una dispendiosa scultura di carta igienica sul bordo della tazza e si tiene a una distanza di sicurezza di dieci metri. Quando la sindrome del riesco a farla solo a casa mia  particolarmente grave, non basta neppure quello. Non ci si riesce a rilassare abbastanza da completare il lavoro dell'animaletto abitudinario. La vacanza o il viaggio di lavoro rischiano allora di diventare piuttosto sgradevoli.
In caso di brevi periodi di stipsi o di episodi non gravi,  possibile incoraggiare il proprio intestino a rimettersi all'opera seguendo tre piccoli accorgimenti.
Ci sono sostanze che stimolano e motivano la parete intestinale: le fibre. Nell'intestino tenue non vengono digerite, perci bussano vigorosamente alle pareti del colon dicendogli che  arrivato qualcuno che vuole essere portato subito via. I migliori risultati si ottengono con i semi di psillio e le prugne, che fra l'altro sono anche un po' pi buone da mangiare. Entrambi contengono non solo fibre, ma anche principi attivi che attirano pi liquidi nell'intestino e ammorbidiscono la massa fecale. Ci vogliono circa due o tre giorni perch la cura abbia pieno effetto. Si pu iniziare un giorno prima di partire, oppure il primo giorno di ferie, a seconda di come ci si sente pi sicuri. Se non abbiamo voglia di infilare prugne o simili in valigia, in commercio si trovano fibre in polvere o in compresse. Trenta grammi di fibre non pesano molto, ma costituiscono una dose giornaliera pi che sufficiente.
Gli interessati tengano presente quanto segue: le fibre insolubili in acqua stimolano maggiormente la motilit intestinale, ma  pi facile che causino mal di pancia. Le fibre solubili hanno effetti meno dirompenti, ma ammorbidiscono la poltiglia alimentare nell'intestino e sono meglio tollerate. La natura progetta abilmente ogni cosa: la scorza delle piante contiene grandi quantit di fibre insolubili, mentre la polpa della frutta possiede pi componenti solubili.
Le fibre fanno ben poco, se non si beve a sufficienza: senza acqua, sono solo una massa di roba dura. Con l'acqua si gonfiano come palle da gioco. Cos anche i muscoli annoiati dell'intestino hanno qualcosa da fare, mentre il cervello si guarda dei film in aereo. 
Deve bere molta acqua solo chi ne ha veramente bisogno. Se ne beviamo gi abbastanza, non vedremo miglioramenti aumentandone la quantit; se invece nel corpo c' un deficit di liquidi,  diverso. In tal caso, l'intestino assorbe pi acqua dagli alimenti, indurendo le feci. Nei bambini piccoli la febbre alta provoca una disidratazione tale da compromettere la digestione. Chi compie un lungo viaggio in aereo perde un'analoga quantit di acqua. Non  detto che sudi, basta che respiri l'aria molto secca dell'aereo, che prosciuga i nostri liquidi corporei in modo quasi impercettibile. A volte si capisce solo dal naso secco. In questi casi bisognerebbe tentare di bere pi del solito per mantenere i livelli di idratazione abituali. 
Non ti trattenere. Quando scappa, scappa. Soprattutto se si sono presi impegni fissi con il proprio intestino. Se vai sempre al gabinetto alla mattina e durante i viaggi reprimi lo stimolo, infrangi un tacito accordo. L'intestino vuole solo svolgere il proprio compito come al solito. Se si rispediscono i prodotti della digestione anche solo per due volte nell'ansa d'attesa, si addestrano i nervi e i muscoli ad andare all'indietro. Poi si rischia di fare sempre pi fatica a invertire la rotta. Inoltre, nell'ansa di attesa c' ancora tempo per la disidratazione. E questo pu indurire ulteriormente le feci. Trattenersi dall'andare al gabinetto per un paio di giorni pu causare stitichezza. Insomma, chi ha in mente di trascorrere una settimana in campeggio, superi la paura dei gabinetti di fortuna prima che sia troppo tardi! 
Probiotici e prebiotici: i batteri buoni e vivi e il loro cibo preferito possono infondere nuova vitalit a un intestino stanco. Si possono chiedere informazioni in farmacia o leggere le pagine successive di questo libro. 
Fare qualche passeggiata in pi? Non  detto che funzioni. Se all'improvviso si fa meno movimento di prima, pu essere che l'intestino si impigrisca, questo  vero; ma se ci si muove come sempre, la passeggiata non garantisce nessun nirvana digestivo. Alcuni studi dimostrano che solo un'attivit sportiva molto intensa pu avere effetti quantificabili sulla motilit intestinale. Chi non ha in mente di mettere su muscoli - non solo per andare al gabinetto, almeno - non deve per forza imporsi delle passeggiate. 
Gli amanti delle soluzioni non convenzionali possono provare il metodo del dondolo: ci si siede sul water, si piega il busto in avanti fino a toccare le cosce e ci si raddrizza di nuovo. Si ripete l'operazione un po' di volte e poi dovrebbe funzionare. In bagno non ci vede nessuno e abbiamo un po' di tempo a disposizione:  il momento ideale per fare un esperimento originale come questo.
Se i consigli e il metodo del dondolo non funzionano:
nei casi pi ostinati di stitichezza, i nervi dell'intestino non sono solo confusi o indispettiti, ma hanno anche bisogno di un po' pi di aiuto da parte nostra. Chi ha gi provato tutti i trucchi sopra elencati, ma ancora non si alza dal water fischiettando, ha il permesso di adottare un'altra categoria di rimedi. Naturalmente, sto parlando solo di coloro che conoscono bene i motivi del proprio disturbo. Chi li ignora, non pu neppure sapere che cosa fare per porvi rimedio.
In caso di stipsi improvvisa o straordinariamente lunga, bisognerebbe sempre andare dal medico.  anche possibile che il disturbo celi un diabete non ancora diagnosticato o un problema alla tiroide. Forse invece il nostro intestino  pigro per natura.
Lassativi
L'obiettivo dei lassativi o purganti  evidente: farci fare un mucchio di cacca, svuotando le riserve persino degli intestini pi timidi. Esistono diversi tipi di lassativi e ognuno funziona a modo suo. Il seguente elenco di rimedi  riservato ai viaggiatori terribilmente stitici, agli intestini pigri, ai nemici dei gabinetti pubblici e a chi deve superare l'impedimento delle emorroidi.
Un bel mucchio con l'osmosi
...  composto di feci ben formate e non troppo dure. L'osmosi  il senso di giustizia dell'acqua. Quando un'acqua ha pi sale, zucchero o altro rispetto a un'altra, quella pi povera si immette in quella pi ricca. Cos alla fine hanno tutte e due lo stesso quantitativo di sostanze e convivono in pace. Lo stesso principio vale anche per l'insalata un po' appassita. Se la immergiamo in una ciotola d'acqua e la togliamo dopo una mezz'ora, la troveremo di nuovo croccante. L'acqua entra nell'insalata perch quest'ultima ha pi sale, zucchero e via dicendo.
I lassativi osmotici sfruttano questa giustizia livellatrice. Contengono determinati sali, zuccheri o minuscole catene di molecole che arrivano all'intestino crasso. Nel tragitto assorbono ogni tipo di liquido per ammorbidire il pi possibile la massa fecale. Se assumiamo troppo lassativo, viene recuperata troppa acqua. La comparsa di diarrea ci dimostra chiaramente che abbiamo esagerato.
Per quanto riguarda i lassativi osmotici, abbiamo la possibilit di scegliere se far assorbire l'acqua da sali, zuccheri o piccole catene di molecole. I sali, come per esempio il solfato di sodio, sono un po' brutali. Agiscono all'improvviso, e se li assumiamo spesso, scombussolano il contenuto di sali minerali dell'organismo.
Lo zucchero lassativo pi conosciuto  il lactulosio.  comodo perch ha un doppio effetto: oltre a recuperare acqua, nutre i batteri dell'intestino. Anche questi esserini possono dare il loro contributo: per esempio, producendo sostanze emollienti o incitando la parete intestinale a muoversi. Purtroppo, per, possono avere sgradevoli controindicazioni: microbi ipernutriti o sbagliati rischiano di produrre gas e causare mal di pancia e flatulenza.
Il lactulosio si ottiene dal lattosio, lo zucchero del latte, per esempio portando il latte ad alta temperatura. Il latte pastorizzato viene scaldato per breve tempo, perci contiene pi lactulosio del latte crudo. Il latte scaldato a temperatura particolarmente alta ne contiene logicamente di pi di quello pastorizzato e cos via. Esistono anche zuccheri lassativi non derivati dal latte, come ad esempio il sorbitolo. Il sorbitolo si trova in alcuni frutti, come nelle prugne, nelle pere e nelle mele. Ecco perch le prugne hanno la fama di facilitare la digestione e si dice che bere troppo succo di mela fresco faccia venire la diarrea. Siccome il sorbitolo (come il lactulosio) praticamente non viene assorbito dal sangue, spesso viene utilizzato come sostituto dello zucchero. In tal caso si chiama E420, e quando per esempio viene aggiunto alle caramelle contro la tosse nelle indicazioni viene specificato che un consumo eccessivo pu avere effetti lassativi. In alcuni studi, il sorbitolo ha dimostrato di avere la stessa efficacia del lactulosio, ma meno controindicazioni (come la flatulenza).
Fra tutti i lassativi, le piccole catene di molecole sono le meglio tollerate. Hanno i tipici nomi solitamente assegnati alle catene di molecole; per esempio, glicole polietilenico, in breve PEG. A differenza dei sali, non sconvolgono l'equilibrio salino dell'organismo, e a differenza degli zuccheri, non provocano flatulenza. La lunghezza della catena spesso si deduce dal nome: PEG3350 ha tanti atomi e un peso molecolare di 3350 g/mol.  molto meglio di PEG150, perch qui le catene sono talmente corte che l'intestino rischia di assorbirle involontariamente. Non  detto che sia pericoloso, ma  di sicuro irritante, perch in fin dei conti il glicole polietilenico non fa assolutamente parte della nostra dieta.
Le catene corte come PEG150 non compaiono dunque nei lassativi, ma per esempio nelle creme per la pelle, in cui svolgono un ruolo molto simile, ossia quello lenitivo. Che possano nuocere in qualche modo  improbabile, ma neppure del tutto escluso. I lassativi come PEG contengono esclusivamente le catene non digeribili e dunque possono essere assunti per lunghi periodi senza controindicazioni; secondo studi recenti, non c' motivo di temere dipendenze o danni a lungo termine. Anzi, stando ai risultati di alcune ricerche, pare che migliorino addirittura la barriera protettiva dell'intestino.
I lassativi osmotici non accrescono solo l'umidit, bens anche la massa. Pi umidit, batteri ben nutriti e catene di molecole possiede, pi l'intestino viene stimolato al movimento.  il principio del riflesso peristaltico.
Planare con i lubrificanti
... sembra uno sport fantastico: il paragliding del colon. Robert Chesebrough, lo scopritore della vaselina, giurava sull'efficacia di un cucchiaio di vaselina al giorno. La vaselina potrebbe avere un effetto simile a quello di altri lassativi oleosi che facilitano il transito intestinale avvolgendo il prodotto in un'overdose di grasso. Robert Chesebrough camp fino a 96 anni, ed  davvero incredibile, perch chi assume quotidianamente lubrificanti delle feci perde una quantit esorbitante di vitamine liposolubili, che vengono assorbite e trasportate via insieme a tutto il resto. Ne derivano carenze vitaminiche che provocano malattie, soprattutto se l'assunzione  costante ed eccessiva. La vaselina non figura fra i lassativi oleosi ufficialmente riconosciuti (in realt, non dovrebbe essere ingerita); d'altra parte, la paraffina liquida, che pure  un rimedio diffuso, non  certo pi convincente a lungo termine. Questo tipo di lubrificante pu essere utile per risolvere un problema momentaneo, per esempio piccole ferite o emorroidi sull'ano. In tal caso,  addirittura consigliabile ammorbidire le feci per evitare dolore o danni durante l'evacuazione. A questo scopo sono indicate anche le fibre solubili in vendita in farmacia, che formano un gel emolliente e sono di gran lunga meglio tollerate e meno pericolose.
Un bel mucchio con i lassativi di contatto
... grazie a un'intensa stimolazione dell'intestino. Questi lassativi sono adatti a soggetti stitici con nervi intestinali molto timidi e lenti. Per accertarsi di essere adatti a un simile trattamento, si possono fare diversi test: uno consiste nell'ingerire palline mediche, che un dottore fotografa con un apparecchio radiologico mentre scendono nell'intestino. Se dopo un certo periodo di tempo la maggior parte delle palline  ancora sparsa dappertutto e non si  raccolta nell'ano, allora sono indicati i lassativi di contatto.
I lassativi di contatto stimolano il transito intestinale.
Questi purganti agiscono su alcuni recettori che l'intestino distribuisce nella zona e che in seguito inviano segnali all'intestino: Non togliere pi acqua alla massa alimentare, recuperane di pi da fuori; Coraggio, muscoli, muovetevi! I trasportatori d'acqua e le cellule nervose vengono, per cos dire, comandati a bacchetta da purganti di contatto ben progettati. Se i lassativi osmotici non sono abbastanza stimolanti ed emollienti, un intestino supertimido ha bisogno di un paio di dritte. Ingeriti la sera, vengono assorbiti nel corso della notte e faranno effetto il mattino successivo. Chi ha bisogno di risultati rapidi pu inviare i comandi dei lassativi direttamente al colon con una supposta pony express. In tal caso, i messaggi arriveranno nel giro di un'ora al massimo.
Simili ordini non vengono impartiti solo da farmaci aggressivi, ma anche da alcune piante medicinali. L'aloe vera o la senna funzionano in modo molto simile. Tuttavia, hanno effetti collaterali pi inquietanti: chi ha voglia di colorare di nero l'interno del proprio intestino, faccia pure. La colorazione non  pericolosa e a un certo punto se ne va.
Molto pi inquietanti sono invece i danni ai nervi che un uso eccessivo di lassativi di contatto  potenzialmente in grado di provocare. Il motivo  questo: a furia di ricevere ordini, i nervi sono sovreccitati. Allora si ritirano come fanno le lumache, quando stuzzichiamo loro le antenne. Ecco perch non bisognerebbe assumere questo tipo di medicina pi di una volta ogni due o tre giorni.
Un bel mucchio con i farmaci procinetici
... sono all'ultimo grido per due motivi: incentivano solo quel che l'intestino fa sempre e comunque e non stimolano movimenti indesiderati. Fondamentalmente, si comportano come dei megafoni e molti studiosi ne sono intrigati per la loro capacit di agire in modo selettivo. Alcuni agiscono su un solo recettore e non finiscono neppure nella grande circolazione sanguigna. Purtroppo, per, le modalit di funzionamento di molte sostanze devono ancora essere verificate, oppure i farmaci corrispondenti stanno uscendo solo adesso sul mercato. Insomma, se non avete un bisogno impellente di provare qualcosa di nuovo, ricorrete pure ai rimedi collaudati.
La regola dei tre giorni
Molti medici prescrivono lassativi senza spiegare la regola dei tre giorni. Eppure non ci vuole molto tempo ed  utile: il colon  diviso in tre settori: ascendente, trasverso e discendente. Quando andiamo al gabinetto, di solito svuotiamo l'ultimo. Entro il giorno dopo, si riempie di nuovo e il gioco ricomincia daccapo. Se si assumono lassativi molto efficaci, pu capitare di svuotare interamente il colon, cio tutte e tre le parti di cui  composto, e spesso bisogna aspettare tre giorni prima che si riempia di nuovo a sufficienza.
Chi non conosce la regola dei tre giorni fa in tempo a inquietarsi di nuovo. Ci risiamo? Non sto andando al gabinetto neppure il terzo giorno? E allora - paff - ingoia un'altra pastiglia o scioglie una polverina in acqua.  un circolo vizioso del tutto inutile. Dopo aver preso un purgante, possiamo lasciare in pace l'intestino anche per due giorni di fila. A partire dal terzo giorno, pu ricominciare la conta. Chi  sicuro di avere l'intestino pigro, pu ricorrere a rimedi anche dopo due giorni.
1. Condizione normale: un terzo del colon si svuota e si riempie entro il giorno dopo.
2. Dopo l'assunzione di un lassativo: tutto il colon si svuota e possono passare anche tre giorni prima che si riempia di nuovo.
Cervello e intestino
Questa  una ascidiacea.
Ce lo pu dire lei, quanto  necessario il cervello. Come noi umani, l'ascidiacea appartiene al gruppo dei cordati. Ha un po' di cervello e una specie di midollo spinale. Il cervello impartisce ordini al corpo sottostante attraverso il midollo spinale e riceve a sua volta interessanti informazioni dal basso. Per esempio, gli occhi degli esseri umani possono inviare l'immagine di un cartello stradale; quelli delle ascidiacee segnalare un pesce di passaggio. I sensori della pelle degli esseri umani informano sulla temperatura esterna, quelli delle ascidiacee sulla temperatura dell'acqua negli strati pi profondi. Il cervello umano impara a capire se sia consigliabile mangiare in un determinato luogo; quello delle ascidiacee... idem.
Forte di queste informazioni, la giovane ascidiacea nuota nel vasto oceano. Cerca un luogo che le vada particolarmente a genio. Appena trova uno scoglio che pare offrire sicurezza, una temperatura gradevole e buone opportunit alimentari, diventa sedentaria. L'ascidiacea  infatti un animale stanziale, cio una volta che si  insediata, rimane dov', succeda quel che succeda. La prima cosa che fa nella sua nuova patria  questa: si mangia il cervello. E perch no? Un'ascidiacea  in grado di vivere anche senza.
Daniel Wolpert, ingegnere, medico e scienziato di grande levatura e versatilit, considera il comportamento dell'ascidiacea estremamente istruttivo. Questa  la sua tesi: il cervello ha un unico scopo, il movimento. D'acchito, sembra un'affermazione talmente banale che viene quasi voglia di indignarsi. Forse per il problema  che definiamo banali cose che in realt non lo sono.
Il movimento  la capacit pi straordinaria che noi esseri viventi abbiamo mai sviluppato. Senza movimento non avremmo bisogno di muscoli, di nervi che li ricoprono e, presumibilmente, neppure di un cervello. Tutte le svolte nella storia dell'umanit sono state possibili solo grazie alla nostra capacit di muoverci. Movimento non  solo correre e lanciare una palla, bens anche assumere espressioni facciali, articolare parole o realizzare progetti. Il nostro cervello coordina i sensi e crea esperienza al fine di generare movimento. Movimenti della bocca, delle mani, spostamenti di molti chilometri o di pochi millimetri. Talvolta  possibile influenzare il mondo anche impedendo un movimento. Se invece sei un albero e non puoi scegliere fra due opzioni, non hai neppure bisogno di un cervello.
Anche la comune ascidiacea, una volta accasata, non se ne fa pi nulla. Per lei non  pi tempo di muoversi e il cervello non le serve pi. Per assorbire plancton, pensare senza muoversi  meno utile che possedere un orifizio boccale. Quest'ultimo, sia pur in minima parte, influenza l'equilibrio del mondo.
Noi umani andiamo molto fieri del nostro cervello particolarmente complesso. Ragionare di filosofia, fisica, religione o leggi fondamentali  una capacit straordinaria che pu innescare movimenti molto ponderati. Il fatto che il nostro cervello sia capace di simili imprese  davvero impressionante. Purtroppo, per, tutta questa ammirazione ha finito per avere effetti controproducenti. Ora, all'improvviso, siamo convinti che tutta la nostra esperienza esistenziale avvenga nella testa; secondo noi, il benessere, la gioia o la felicit si trovano nel cervello. Se siamo insicuri, impauriti o depressi, ci vergogniamo, come se avessimo un computer difettoso al piano superiore. La filosofia o la ricerca nel campo della fisica sono e rimarranno per sempre appannaggio del cervello, ma il nostro Io  qualcosa di pi.
 proprio questo che ci insegna l'intestino, una parte del corpo nota per i suoi mucchietti marroni e le sue infinite variazioni per tromba. Questo stesso organo sta determinando una svolta nel mondo della ricerca: si comincia infatti a mettere in discussione il primato del cervello. L'intestino possiede un'enorme quantit di nervi, e rispetto a quelli del resto del corpo, sono anche estremamente vari. Dispone di un vero bastimento di molecole segnale, materiali isolanti e sistemi di interconnessione nervosa. Esiste solo un altro organo di analoga complessit: il cervello. Ecco perch la rete nervosa dell'intestino viene anche chiamata cervello enterico:  ugualmente estesa e non meno varia per composizione chimica. Se l'intestino servisse solo a trasportare sostanze nutritive e a farci ruttare di tanto in tanto, la presenza di un sistema nervoso cos complesso rappresenterebbe un insensato spreco energetico: nessun corpo costruirebbe simili reti nervose per un semplice canale per scoregge. Deve per forza esserci sotto qualcosa.
Noi esseri umani sappiamo sin dalla notte dei tempi quel che la ricerca scientifica sta scoprendo solo lentamente: le nostre sensazioni di pancia influenzano in misura notevole il nostro benessere individuale. Abbiamo strizza o ci viene la cagarella, quando siamo intimoriti. In tedesco, esiste l'espressione Nicht zu Potte kommen, letteralmente non arrivare al vaso da notte, per dire che non si riesce a fare qualcosa. Si ingoiano offese, bocconi amari o sconfitte, si digeriscono novit. Se siamo innamorati, abbiamo le farfalle nella pancia. Il nostro Io consiste di testa e pancia, e ora non solo a livello linguistico, bens sempre pi spesso anche in laboratorio.
Come l'intestino influenza il cervello
Quando gli scienziati analizzano i sentimenti, cercano innanzi tutto di misurare qualcosa. Assegnano punti alle tendenze al suicidio, a seconda della loro intensit; se si tratta di amore, misurano l'assetto ormonale, oppure sperimentano l'utilit degli ansiolitici. Visto dall'esterno, non sembra molto romantico. A Francoforte  stato addirittura condotto uno studio su un campione di volontari sottoposti a costose ecografie cerebrali, mentre alcuni studenti stimolavano loro i genitali con uno spazzolino da denti. Per mezzo di simili esperimenti si scopre in quali aree del cervello giungono i segnali provenienti da determinate zone del corpo e questo aiuta a realizzare una mappa del cervello.
Cos adesso sappiamo che i segnali provenienti dai genitali arrivano appena sotto la sommit della testa. La paura nasce all'interno del cervello, fra le orecchie, per cos dire. Per la formazione delle parole esiste una zona collocata all'incirca sopra le tempie. I pensieri morali si formano dietro la fronte e cos via. Per comprendere meglio il rapporto fra intestino e cervello, bisogna seguire i loro canali di comunicazione. Come fanno i segnali provenienti dalla pancia ad arrivare alla testa e che effetto possono avere?
I segnali dell'intestino possono giungere in diverse zone del cervello, ma non in tutte. Per esempio, non potrebbero mai raggiungere la corteccia visiva, collocata nella parte posteriore del cervello. Se cos fosse, vedremmo immagini o effetti di quel che sta succedendo nell'intestino. Le aree dove possono certamente arrivare sono invece l'insula, il sistema limbico, la corteccia prefrontale, l'amigdala, l'ippocampo e la corteccia cingolata anteriore. Ora far indignare i neurologi semplificando grossolanamente le funzioni delle aree cerebrali sopra indicate: senso del s, elaborazione dei sentimenti, etica, paura, memoria e motivazione. Ci non significa che il nostro intestino guidi i nostri pensieri morali, ma solo che pu influenzarli. Per verificare l'esattezza di simili ipotesi in laboratorio, bisogna procedere per tentativi ed errori.
Le regioni cerebrali attivate dalla vista, dalla paura, dalla formazione di parole, dal senso morale e dalla stimolazione dei genitali.
In alto a destra: Mappa del cervello. Pi in basso, in senso orario: Genitali, Corteccia visiva, Paura, Linguaggio, Morale.
L'esperimento del nuoto forzato  uno dei pi significativi nell'ambito della ricerca sulla motivazione e la depressione. Un topo viene messo in un piccolo contenitore d'acqua. Poich non arriva a toccare il fondo con le zampette, continua ad agitarle per tornare sulla terra ferma. La questione : per quanto tempo seguiter a nuotare nel tentativo di raggiungere il suo obiettivo? In fondo, si tratta di uno dei quesiti fondamentali della vita. Per quanto tempo perseguiamo quel che reputiamo necessario? Pu trattarsi di un obiettivo concreto, come il terreno sotto i piedi o un diploma, ma anche astratto, come la soddisfazione o la gioia.
I topi con tratti depressivi non nuotano molto a lungo. Smettono a pi riprese. A quanto pare, nei loro cervelli i segnali inibenti vengono trasmessi molto meglio degli impulsi motivanti e spronanti. Inoltre, risentono molto di pi dello stress. Su questi animali  possibile sperimentare nuovi antidepressivi: se dopo l'assunzione nuotano di pi, pu essere che la sostanza funzioni.
I ricercatori del team dello scienziato irlandese John Cryan si sono spinti un po' pi in l. Hanno somministrato alla met dei topi un batterio noto per essere un toccasana per l'intestino: il Lactobacillus rhamnosus JB-1. Nel 2011 l'idea di modificare il comportamento dei topi partendo dalla pancia era ancora molto innovativa. I topi con l'intestino in buona salute non solo nuotavano pi a lungo e con maggiore speranza, ma avevano anche meno ormoni dello stress nel sangue. Inoltre, se la cavavano molto meglio degli altri esemplari della stessa specie nei test di memoria e apprendimento. Se per gli scienziati recidevano loro il cosiddetto nervo vago, non si riscontrava pi alcuna differenza di comportamento fra i due gruppi di topi.
Questo nervo  il pi rapido e importante collegamento fra intestino e cervello. Attraversa il diaframma, passa fra polmoni e cuore, prosegue per il tratto superiore dell'esofago, supera il collo e raggiunge il cervello. Un esperimento su un campione di volontari ha dimostrato che a seconda delle frequenze con cui veniva stimolato questo nervo le persone in questione si sentivano bene oppure provavano paura. Dal 2010  stata addirittura autorizzata in Europa una terapia contro la depressione che si fonda su un certo tipo di stimolazione del nervo vago per migliorare le condizioni dei pazienti. Il nervo funziona dunque come una sorta di linea telefonica collegata alla centrale del cervello, attraverso cui un collaboratore esterno comunica le proprie impressioni.
Il cervello ha bisogno di queste informazioni per potersi fare un'idea della situazione nel corpo. Esso  infatti in assoluto l'organo pi protetto e isolato.  sistemato in un cranio osseo e avvolto da spesse meningi che filtrano ulteriormente ogni goccia di sangue, prima che questo irrori le aree cerebrali. L'intestino si trova invece in mezzo alla bolgia. Conosce tutte le molecole delle ultime cose che abbiamo mangiato, intercetta curioso gli ormoni che circolano nel sangue, chiede alle cellule immunitarie come  andata la loro giornata, oppure ascolta concentrato il lavorio dei batteri intestinali. L'intestino  in grado di raccontare tante cose su di noi che il cervello altrimenti ignorerebbe del tutto.
L'intestino raccoglie tutte queste informazioni non solo per mezzo di un sistema nervoso notevole, bens anche grazie alla sua vasta estensione. Infatti  l'organo sensoriale pi grande del corpo. In confronto, occhi, orecchi, naso e pelle non sono nulla. Le loro informazioni arrivano alla coscienza e vengono utilizzate per poter reagire al mondo circostante. Nella nostra vita, svolgono pi o meno la funzione di sensori di parcheggio. L'intestino, invece,  un'enorme matrice: sente la nostra vita interna e lavora a livello inconscio.
La collaborazione fra intestino e cervello comincia molto presto. Quando siamo neonati progettano insieme gran parte del nostro mondo emotivo. Ci piace essere satolli, ci disperiamo per la fame, soffriamo e piangiamo per le coliche. Persone fidate ci nutrono, ci cambiano e ci fanno fare il ruttino. L'Io dei beb  costituito in modo evidente da intestino e cervello. Via via che cresciamo, conosciamo sempre di pi il mondo per mezzo dei sensi. Se ci servono pietanze cattive al ristorante, non ci mettiamo a strillare a squarciagola. Il collegamento fra intestino e cervello non si  certo interrotto, ma si  notevolmente affinato. Ora un intestino indisposto potrebbe influenzare in modo molto pi sottile il nostro stato d'animo, e un intestino sano e ben nutrito migliorare in modo pi discreto il nostro umore.
Il primo studio sugli effetti di una terapia intestinale sul benessere del cervello umano fu pubblicato nel 2013, a due anni di distanza dai test sui topi. I ricercatori partirono dal presupposto che sugli esseri umani l'esperimento non avrebbe dato risultati apprezzabili. Invece l'esito delle ricerche non sorprese solo loro, bens tutto il mondo della ricerca scientifica. L'assunzione per quattro settimane di un miscuglio di determinati batteri aveva chiaramente modificato alcune aree del cervello, in particolare quelle preposte all'elaborazione dei sentimenti e del dolore.
Intestini irritati, stress e depressione
Il cervello non pu essere chiamato in causa per ogni lenticchia non masticata. L'intestino sano non gli trasmette banali segnali di digestione attraverso il nervo vago, bens li elabora direttamente con il proprio cervello:  per questo che lo possiede. Se per gli succede qualcosa di significativo, pu essere che ritenga necessario coinvolgere anche i piani superiori.
A sua volta, il cervello della testa non passa tutte le informazioni alla coscienza. Quando il nervo vago vuole trasmettere notizie alle aree cerebrali pi importanti, deve avere il beneplacito del portiere del cervello, detto talamo. Se gli occhi lo avvisano per la ventesima volta che in soggiorno ci sono sempre le stesse tende, il talamo rifiuta l'informazione: non  importante per la coscienza. Al contrario, la segnalazione della presenza di tende nuove sarebbe lasciata passare. Non da tutti i talami, ma dalla maggior parte.
Se per caso non abbiamo masticato una lenticchia, l'informazione non riesce a superare la soglia che separa l'intestino e il cervello. Le cose cambiano in presenza di stimoli diversi. Per esempio, se nella pancia vengono rilevate quantit stranamente elevate di alcol, al cervello possono giungere segnali da passare al centro del vomito; in caso di flatulenza, pu essere avvisato invece il centro del dolore; in presenza di agenti patogeni, pu essere allertata l'area preposta all'elaborazione del malessere. Questi stimoli vengono lasciati passare perch la soglia dell'intestino e il portiere del cervello li considerano importanti. E non si tratta solo di informazioni negative. Alcuni segnali possono essere trasmessi anche la notte di Natale, mentre ci addormentiamo sazi e contenti sul divano. Certi avvisi provengono chiaramente dalla pancia; altri vengono elaborati in aree inconsce del cervello, quindi non siamo in grado di riconoscerne l'origine viscerale.
Per chi soffre di colon irritabile, il collegamento fra intestino e cervello pu essere molto fastidioso. Si vede anche dalle ecografie cerebrali. Nel corso di un esperimento, un gruppo di ricercatori gonfi un piccolo palloncino all'interno dell'intestino di un campione di volontari, osservando al contempo le immagini ecografiche dell'attivit cerebrale. Nelle persone che non soffrivano di disturbi intestinali, l'immagine del cervello era normale e priva di componenti emotive evidenti. Nei pazienti affetti da colon irritabile, il palloncino innescava invece chiare attivit in una zona emozionale del cervello in cui di solito vengono elaborati i sentimenti negativi. In questi soggetti, lo stesso stimolo era riuscito a superare entrambe le soglie. I pazienti si sentivano a disagio, anche se non avevano fatto niente di male.
In caso di sindrome da colon irritabile, si avverte spesso una pressione sgradevole o un gorgoglio nella pancia e si  predisposti alla diarrea o alla stipsi. I pazienti affetti da tale disturbo soffrono pi della media di stati ansiosi e depressivi. Esperimenti come quello del palloncino dimostrano che il malessere e i sentimenti negativi potrebbero insorgere sull'asse intestino-cervello quando la soglia dell'intestino  pi bassa o il cervello vuole per forza avere le informazioni.
Le possibili cause di una simile condizione possono essere microinfiammazioni a lungo trascurate, una cattiva flora intestinale oppure intolleranze alimentari mai rilevate. Alcuni medici, nonostante i risultati della ricerca attuale, continuano a considerare i soggetti affetti da sindrome da colon irritabile ipocondriaci o malati immaginari, perch le analisi non evidenziano danni visibili all'intestino.
Le cose non stanno cos in caso di altre malattie intestinali. Durante le fasi acute di infiammazioni croniche come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa, si formano vere e proprie ferite nell'intestino. Qui il problema non dipende dal fatto che anche la minima infiammazione intestinale venga comunicata al cervello. Le soglie resistono ancora. In questo caso,  la mucosa intestinale malata a causare i disturbi. Come i soggetti affetti da colon irritabile, anche questi pazienti sono pi inclini della media a stati depressivi e ansiosi.
I team di scienziati che cercano di verificare l'utilit del rafforzamento della soglia fra intestino e cervello sono ancora pochi, ma in compenso di ottimo livello. Si tratta di una questione che riguarda tutti, non solo chi soffre di problemi intestinali. Si ipotizza che lo stress sia uno degli stimoli pi importanti che cervello e intestino affrontano insieme. Quando il cervello ha un grosso problema (tipo fretta o rabbia), lo vuole risolvere. Per questo necessita di energia, che prende in prestito principalmente dall'intestino. Sono le fibre nervose simpatiche a informare l'intestino dello stato di emergenza e della necessit di adottare misure straordinarie. Con spirito collegiale, l'intestino risparmia dunque energia nella digestione, produce meno muco e riduce la propria irrorazione sanguigna.
Questo sistema non  fatto per essere utilizzato a lungo. Quando il cervello dichiara troppo spesso lo stato di emergenza, approfitta della bont dell'intestino. In simili circostanze, anche l'intestino  costretto a inviare segnali sgradevoli al piano di sopra, altrimenti non cambierebbe mai nulla. Allora  possibile che ci sentiamo male, fiacchi, inappetenti o che ci venga la diarrea. Come accade quando vomitiamo a causa di un disagio emotivo, l'intestino si priva di nutrimento per compensare il dispendio energetico richiesto dal cervello. Con la differenza che le situazioni di stress acuto possono durare molto pi a lungo. All'intestino fa male lavorare a questo ritmo per troppo tempo. Un'irrorazione insufficiente e l'assottigliamento del mantello protettivo delle mucose indeboliscono le pareti intestinali. Le cellule immunitarie che vi risiedono emettono allora una quantit particolarmente elevata di molecole segnale che sensibilizzano sempre di pi il cervello intestinale abbassando la prima soglia. Nelle fasi di stress il cervello prende in prestito troppa energia: non bisognerebbe mai indebitarsi eccessivamente, bens cercare di amministrare al meglio le proprie risorse.
I ricercatori in campo batteriologico hanno elaborato questa teoria: lo stress non  igienico. In condizioni di emergenza, nell'intestino sopravvivono infatti batteri diversi rispetto a quelli esistenti nei periodi di maggiore relax. Lo stress modifica per cos dire le condizioni meteorologiche della pancia. Certi esserini acidi sopportano molto bene le turbolenze e si moltiplicano con particolare successo, anche se non  detto che creino un'atmosfera ideale la sera dopo il lavoro. Secondo questa teoria, non siamo solo vittime dei nostri batteri intestinali e del loro effetto sul nostro stato d'animo, bens praticamente coltivatori dell'ambiente interno della pancia; di conseguenza, l'intestino sarebbe in grado di farci avvertire la brutta atmosfera che si  creata anche dopo la fase particolarmente stressante.
Le sensazioni provenienti dal basso, soprattutto quelle che lasciano l'amaro in bocca, inducono il cervello a riflettere molto bene se ci convenga o meno tenere un'altra conferenza davanti ai colleghi dell'ufficio o mangiare di nuovo quel peperoncino troppo piccante. Dunque  possibile che l'intestino sia coinvolto nelle cosiddette decisioni di pancia: i suoi sentimenti legati a situazioni analoghe vengono memorizzati e consultati in caso di bisogno. Se anche le esperienze positive possono essere corroborate in modo analogo, allora  vero che l'amore si sente nella pancia, anzi direttamente nell'intestino.
Il fatto che la pancia possa influenzare non solo i nostri sentimenti e le nostre decisioni (di pancia), bens anche eventualmente il nostro comportamento  un'ipotesi interessante a cui stanno lavorando diversi scienziati. In particolare, il team di Stephen Collins ha effettuato un esperimento molto audace. Ha utilizzato topi di due ceppi diversi dai comportamenti gi analizzati con precisione. Gli animali del ceppo BALB/c sono pi paurosi e timidi rispetto ai roditori del ceppo NIH-SWISS, che si mostrano pi curiosi e coraggiosi. Gli scienziati hanno somministrato alle cavie un miscuglio di tre antibiotici diversi che agiscono solo sull'intestino, cancellando tutta la flora batterica. In seguito, a ciascun gruppo sono stati inoculati batteri intestinali tipici dell'altro ceppo. Nel test comportamentale i ruoli si sono invertiti all'improvviso: i topi del ceppo BALB/c sono diventati pi coraggiosi, quelli del NIH-SWISS pi timorosi. Ci dimostra che l'intestino  in grado di influenzare quantomeno il comportamento dei topi. Per ora non  possibile stabilire se ci valga anche per gli esseri umani. Al momento, abbiamo infatti conoscenze ancora troppo poco approfondite sui vari tipi di batteri, sul cervello dell'intestino e sull'asse intestino-cervello.
Nel frattempo, possiamo avvalerci dei dati raccolti finora. Si comincia da piccole cose come i pasti quotidiani, tenendo presente per esempio che bisognerebbe evitare la fretta e qualsiasi tipo di disturbo. A tavola dovrebbero essere banditi lo stress, i litigi, le frasi tipo Resta seduto a tavola, finch non hai finito di mangiare e l'abitudine di guardare la televisione passando da un canale all'altro. Questo vale soprattutto per i bambini piccoli, il cui cervello intestinale si sviluppa insieme a quello della testa, ma anche per gli adulti: prima si comincia meglio . Ogni forma di stress attiva nervi che frenano la digestione; di conseguenza, non solo ricaviamo meno energia dal cibo, bens impieghiamo pi tempo a digerire e affatichiamo l'intestino.
Forti di queste conoscenze, possiamo effettuare vari esperimenti su noi stessi. Esistono gomme da masticare e farmaci contro la nausea da viaggio che placano i nervi dell'intestino. Oltre alla nausea, spariscono anche gli stati ansiosi. Ma se l'ansia e il cattivo umore inspiegabili (anche in assenza di nausea) avessero un'origine viscerale, non sarebbe possibile curare anche questi sintomi con rimedi simili, cio intorpidendo per un breve periodo di tempo un intestino preoccupato? L'alcol raggiunge prima i nervi dell'intestino, poi quelli della testa. In quale misura l'effetto calmante di un bicchiere di vino serale dipende dal rilassamento del cervello nella pancia? Quali batteri sono contenuti nelle diverse qualit di yogurt in vendita al supermercato? Mi giova di pi un Lactobacillus reuteri o un Bifidobacterium animalis? Un team cinese di ricercatori, nel frattempo,  riuscito addirittura a dimostrare in laboratorio che il Lactobacillus reuteri  in grado di inibire i sensori del dolore intestinale.
Intanto, il Lactobacillus plantarum e il Bifidobacterium infantis possono essere indicati per il trattamento del dolore causato da sindrome da colon irritabile. Chi oggi risente di una bassa soglia del dolore intestinale ricorre solitamente a piccoli rimedi contro la diarrea o la stipsi, oppure assume farmaci antispastici. In tal modo vengono attenuati i fattori scatenanti, senza per eliminare il vero problema. Se evitando eventuali alimenti mal tollerati o favorendo la ricostituzione della flora intestinale non si riscontrano miglioramenti, bisogna affrontare il male alla radice: le soglie dell'impulso nervoso. Finora pochi metodi si sono dimostrati utili nel corso degli studi: fra questi la ipnoterapia.
Le psicoterapie di ottimo livello funzionano come una ginnastica riabilitativa per i nervi. Sciolgono le tensioni e ci offrono alternative di movimento sane, a livello neuronale. Dato che i nervi cerebrali sono pi complicati dei muscoli, il terapeuta deve conoscere esercizi collaudati. Gli ipnoterapeuti lavorano spesso sui pensieri ruminativi e sull'immaginazione. Questo per attenuare i segnali dolorifici e per rielaborare la percezione di determinati stimoli. Al pari dei muscoli allenati, anche determinati nervi possono rafforzarsi, se li si utilizza pi spesso. Non  che si venga ipnotizzati come alla televisione: sarebbe persino tecnicamente scorretto, perch questo tipo di terapia prevede che il paziente assuma il controllo della situazione. Nella ricerca di un terapeuta, bisognerebbe accertarsi di rivolgersi a un professionista iscritto all'albo degli psicologi o a un istituto serio. Un buon punto di riferimento in Germania  la Milton-Erickson-Gesellschaft (MEG) di Heidelberg, che mette a disposizione specialisti ben preparati.
L'ipnoterapia ha dato buoni risultati nella cura di pazienti affetti dalla sindrome del colon irritabile. In molti casi il bisogno di farmaci si riduce drasticamente, in altri sparisce del tutto. Soprattutto per i bambini, questo tipo di terapia  di gran lunga pi efficace di quella farmacologica nella riduzione del dolore: funziona infatti nel 90 per cento dei casi, contro la media del 40 per cento della terapia farmacologica. Esistono addirittura ospedali, come per esempio il policlinico di Saarbrcken, in cui vengono forniti piani terapeutici specifici per la pancia.
A chi soffre di malattie intestinali e al tempo stesso di forti stati ansiosi e depressivi vengono spesso prescritti farmaci antidepressivi. Raramente per viene spiegato il perch. Il motivo  semplice: nessun medico o scienziato lo sa. Solo dopo aver constatato per mezzo di studi specifici che questi farmaci hanno la capacit di rasserenare l'umore si  cominciato a indagare sui meccanismi sottostanti. A tutt'oggi non abbiamo ancora trovato una risposta chiara. Per decenni si  ipotizzato che l'effetto abbia luogo grazie al rafforzamento dell'ormone della felicit, la serotonina. La ricerca pi avanzata sulla depressione tiene conto di ulteriori osservazioni e ipotizza che l'assunzione degli antidepressivi potrebbe ripristinare la plasticit nervosa.
Quest'ultima designa la capacit dei nervi di modificarsi. Ecco perch la pubert ha un effetto cos destabilizzante su un cervello in crescita: in quel periodo abbiamo nervi incredibilmente plastici. Molto rimane ancora da decidere, tutto pu essere, nulla deve essere, il cervello fa scintille. Questo processo si conclude intorno al venticinquesimo anno di vita. A quel punto, determinati nervi reagiscono secondo modalit consolidate. Ci che ha dato buoni risultati viene conservato; ci che non si  rivelato molto positivo, possibilmente no. Cos non scompaiono solo gli accessi inspiegabili di rabbia e di risa, bens anche i poster appesi alle pareti della stanza. Si fa pi fatica a cambiare, ma in compenso si acquista una pi gradevole stabilit. Purtroppo, per, possono consolidarsi anche modelli di pensiero negativi, tipo Io non valgo niente oppure Tutto quel che faccio finisce male e le infiammazioni nervose di un intestino preoccupato potrebbero ancorarsi in modo altrettanto tenace al cervello. Se  vero che gli antidepressivi aumentano la plasticit, forse  possibile sbloccare anche simili modelli di pensiero. Di solito, i risultati migliori si ottengono accompagnando i farmaci a una buona psicoterapia. Quest'ultima pu ridurre il rischio di tornare alle vecchie abitudini.
Gli effetti collaterali degli antidepressivi in commercio come il Prozac ci dicono anche qualcosa di importante sull'ormone della felicit, la serotonina. Una persona su quattro sperimenta sintomi di nausea, un periodo di diarrea e, a lungo andare, di stipsi. Ci deriva dal fatto che il nostro cervello intestinale possiede gli stessi identici recettori nervosi del cervello della testa. Gli antidepressivi trattano dunque automaticamente entrambi. Il ricercatore americano Michael Gershon si  gi spinto oltre. Si domanda infatti se per certi individui non possano funzionare antidepressivi capaci di agire solo sull'intestino senza arrivare al cervello.
Non si tratta di un'idea cos strampalata: in fin dei conti, il 95 per cento della serotonina del nostro corpo viene prodotta nelle cellule dell'intestino. L facilita enormemente i movimenti muscolari e serve come importante molecola segnale. Se si modificano i suoi effetti in questa sede, al cervello potrebbero giungere segnali completamente diversi. Sarebbe interessante soprattutto in presenza di soggetti che sprofondano improvvisamente nella depressione, nonostante la loro vita proceda normalmente. Forse  la pancia a necessitare del lettino dell'analista e la testa non c'entra niente?
Chiunque soffra di stati ansiosi o depressivi dovrebbe ricordare che anche una pancia maltrattata  in grado di scatenare sentimenti negativi. A volte ne ha anche tutti i motivi, sia che si tratti di stress eccessivo o di un'intolleranza alimentare ancora sconosciuta. Non dovremmo dare la colpa solo al cervello e a quel che ci accade nella vita perch noi... noi siamo qualcosa di pi.
Dove si forma l'Io
L'umore cupo, la gioia, l'insicurezza, il benessere o le preoccupazioni non provengono solo dal cervello. Siamo esseri dotati di braccia e gambe, organi sessuali, cuore, polmoni e intestino. Per lungo tempo, la cerebralizzazione della scienza ci ha chiuso gli occhi di fronte al fatto che l'Io  qualcosa di pi del cervello. La recente ricerca sull'intestino ha in parte contribuito a mettere in discussione la famosa massima Cogito ergo sum: penso, dunque sono.
Una delle aree cerebrali pi interessanti a cui arrivano le informazioni dell'intestino  l'insula, ed  proprio di questa che si occupa una delle teste pi geniali del nostro tempo: Bud Craig. Con pazienza sovrumana, questo studioso  andato avanti a colorare nervi per vent'anni della sua vita, seguendone i percorsi nel cervello. A un certo punto,  uscito dal laboratorio e ha tenuto una conferenza di un'ora, in cui ha presentato la seguente ipotesi: l'insula  il luogo in cui si forma l'Io.
Ecco la prima parte: l'insula riceve informazioni sensoriali da tutto il corpo; ogni informazione  come un pixel, e dall'insieme dei pixel, essa ricava un'immagine. Questa  importante, perch ci fornisce una mappa delle sensazioni. Per esempio, quando siamo seduti su una sedia, sentiamo la pelle del sedere appiattita, ci rendiamo conto di avere freddo oppure fame. Il quadro generale  quello di una persona affamata, infreddolita, seduta su una sedia dura; non sar una situazione ideale, ma neppure terrificante, solo cos cos.
Seconda parte: Daniel Wolpert dice che il cervello serve al movimento; sia all'ascidiacea che va in cerca di un bello scoglio sott'acqua, sia a ogni essere umano che si sforza di vivere come meglio pu. I movimenti sono finalizzati a ottenere uno scopo. Con la mappa dell'insula il cervello pu pianificare movimenti sensati. Se l'Io se ne sta seduto su una sedia in balia del freddo e della fame, le altre aree del cervello sono motivate a cambiare la situazione. Si pu cominciare a tremare oppure ci si pu alzare in piedi per raggiungere il frigorifero. Uno degli obiettivi pi alti dei nostri movimenti  quello di ripristinare un sano equilibrio: dal freddo al tepore, dalla tristezza alla gioia, dalla stanchezza alla tonicit.
Terza parte: anche il cervello  solo un organo. Se l'insula procura un quadro della situazione complessiva del corpo, non esclude certo i piani superiori. Qui ci sono alcuni elementi degni di nota, come aree preposte all'empatia, alla morale e alla logica. Le aree preposte alle relazioni sociali magari non gradiscono i litigi con il partner, quelle logiche si disperano di fronte a un complicato enigma. A comporre un quadro sensato dell'Io concorrono presumibilmente anche percezioni del mondo circostante e le esperienze del passato. Non ci accorgiamo solo del freddo, bens possiamo contestualizzarlo: Che strano, questo freddo. Mi trovo in una stanza ben riscaldata. Mmh. Non  che mi sto ammalando? Oppure: Okay, forse con queste temperature dovrei evitare di girare nuda per il giardino in inverno. Rispetto agli altri animali, possiamo dunque reagire in modo molto pi complesso alla sensazione iniziale di freddo.
Pi informazioni colleghiamo, pi i nostri movimenti saranno intelligenti. Pu essere che ci sia addirittura una gerarchia degli organi. Forse quelli particolarmente cruciali per il nostro equilibrio hanno pi voce in capitolo nell'insula. In tal caso, il cervello e l'intestino sarebbero qualificati per ottenere una buona posizione, se non addirittura la massima autorit.
L'insula crea insomma un piccolo quadro generale del corpo senziente. Questa immagine pu essere integrata dal nostro sofisticato cervello. Secondo Bud Craig, ogni quaranta secondi circa viene creato un quadro di simile complessit. Messi insieme, questi quadri producono una specie di film. Il film del nostro Io, della nostra vita.
Di sicuro, il cervello offre un contributo importante, ma non  il solo a farlo. Non sarebbe una cattiva idea completare un po' la massima di Ren Descartes come segue: Sento, quindi penso, dunque sono.
Se si osserva la Terra dallo spazio, non  possibile vedere gli esseri umani. Il nostro pianeta invece si riconosce:  un punto luminoso in mezzo ad altri punti luminosi distribuiti su uno sfondo scuro. Avvicinandosi, si nota che noi umani viviamo in luoghi molto diversi fra loro. Le citt luccicano di notte. Alcuni popoli vivono in zone altamente urbanizzate, altri sparpagliati nelle campagne. Abitiamo in freddi territori del nord, ma anche in foreste pluviali o ai margini di deserti. Bench dallo spazio risultiamo invisibili, siamo dappertutto.
Osservando gli esseri umani pi da vicino, ci accorgiamo che ognuno  un mondo a s. La fronte  un piccolo prato arioso, i gomiti sono un secco deserto, gli occhi due laghi salati e l'intestino  un bosco enorme e straordinario, popolato dalle creature pi incredibili. Anche noi, al pari della Terra, siamo abitati. Al microscopio vediamo chiaramente i nostri inquilini: i batteri. Sembrano piccoli punti luminosi distribuiti su uno sfondo scuro.
Per secoli ci siamo occupati del grande mondo. L'abbiamo misurato, abbiamo studiato piante e animali e filosofeggiato sul senso della vita. Abbiamo costruito enormi macchine e siamo andati sulla luna. Oggi, per scoprire nuovi popoli e continenti, dobbiamo esplorare il piccolo mondo che si trova dentro di noi. L'intestino  il continente pi affascinante. In nessun altro luogo vivono cos tante specie e famiglie. La ricerca comincia solo adesso a occuparsene sul serio. Come nel caso della decifrazione del genoma umano, ne deriva uno straordinario entusiasmo, che porta con s nuove scoperte e grandi aspettative. Questa specie di bolla potrebbe sgonfiarsi, oppure tradursi in nuovi risultati.
 solo dal 2007 che si lavora a una mappa dei batteri. Per fare ci vengono applicati tamponi sul corpo di innumerevoli persone, e nei posti pi disparati: in tre punti della bocca, sotto le ascelle, sulla fronte eccetera. Inoltre, vengono analizzati campioni di escrementi e secrezioni dei genitali. Alcuni organi finora considerati privi di germi d'un tratto risultano popolati; per esempio, i polmoni. L'intestino ha un paesaggio batterico senza uguali. Il 99 per cento del microbiota - cio l'insieme di tutti i microrganismi che proliferano in noi - si trova nell'intestino. Non perch altrove siano quasi assenti, ma solo perch l ce n' una quantit esorbitante.
L'essere umano come ecosistema
Conosciamo i batteri come esseri minuscoli fatti di una sola cellula. Alcuni vivono nelle sorgenti d'acqua bollente islandesi, altri nel naso freddo di un cane. Alcuni hanno bisogno di ossigeno per produrre energia e respirano in modo analogo agli umani. Altri ancora muoiono a contatto con l'aria fresca; non ricavano la propria energia dall'ossigeno, bens dagli atomi di metallo o dagli acidi: ne risulta un odore abbastanza interessante. Quasi tutte le cose che possiamo percepire con l'olfatto su una persona sono batteri. Dall'odore gradevole della pelle di chi si ama, al fetore dell'alito dello sguaiato cane del vicino: tutto ci nasce dal laborioso mondo dei microbi che ci popolano.
Ci piace osservare le evoluzioni dei surfisti sulle onde, ma non immaginiamo neppure lontanamente quale spettacolo surfistico vada in scena nella nostra flora nasale quando starnutiamo. Mentre facciamo sport sudiamo intensamente, e nessuno fa caso alla gioia dei batteri nelle nostre scarpe da ginnastica, dove  arrivata improvvisamente l'estate. Mangiamo di nascosto una fetta minuscola di torta e pensiamo che non ci abbia visto nessuno, mentre nella nostra pancia risuona forte: TOOOOORTAAAA! Per documentare con precisione tutto ci che accade nel regno dei microbi di una persona, ci vorrebbe una grande agenzia giornalistica internazionale. Mentre noi ci annoiamo durante il giorno, sulla superficie e all'interno del nostro corpo accadono le cose pi incredibili.
Ormai siamo sempre pi consapevoli del fatto che la maggior parte dei batteri  innocua, se non addirittura utile. Alcune informazioni sono scientificamente provate. Il nostro microbiota intestinale pu pesare anche due chilogrammi e contiene circa centomila miliardi di batteri. In un grammo di feci ci sono pi batteri che persone al mondo. Si sa inoltre che la comunit di germi scompone per noi il cibo indigeribile, fornisce energia al nostro intestino, produce vitamine, demolisce i veleni e allena il sistema immunitario. I batteri, a seconda del ceppo di appartenenza, creano sostanze diverse, come acidi, gas e grassi: sono piccoli produttori. Sappiamo che i gruppi sanguigni si formano attraverso i batteri intestinali e che determinati germi cattivi provocano diarrea.
Non si sa per che cosa ci significhi per ognuno di noi! Se ci siamo presi dei batteri della diarrea, ce ne accorgiamo abbastanza in fretta. Ma facciamo caso anche al lavoro che compiono quotidianamente le altre migliaia di miliardi di esserini minuscoli che vivono nel nostro corpo? Le creature che dimorano in noi incidono forse sulla nostra vita? Il sovrappeso, la malnutrizione, le malattie nervose, gli stati depressivi e i problemi intestinali cronici hanno a che fare con l'alterazione dell'equilibrio della flora batterica intestinale. In altre parole: se va storto qualcosa nel mondo dei batteri, magari va storto qualcosa anche per noi.
Pu essere che qualcuno abbia nervi migliori perch possiede quantit considerevoli di batteri che producono vitamina B. Qualcun altro - per via di certi microbi barilotto e un po' ingordi che vivono nella sua pancia - potrebbe invece digerire molto pi in fretta della media un pezzo di pane ammuffito ingoiato per errore, ma anche accumulare peso in eccesso. Il mondo scientifico comincia a vedere ogni essere umano come un ecosistema. Per ora la ricerca sul microbiota  ancora alla scuola elementare: le manca un dente davanti.
Ai tempi in cui non si conoscevano ancora bene i batteri, li si annoverava fra le piante: da qui il concetto di flora intestinale che, a voler essere precisi, non  del tutto esatto, ma rende bene l'idea. Analogamente alle piante, anche i batteri si distinguono per habitat, alimentazione o grado di velenosit. Il termine scientificamente corretto  microbiota (cio microvita) o anche microbioma, che designa l'insieme dei microbi e dei loro geni.
Densit della popolazione batterica nei diversi tratti dell'intestino.
In generale, si pu dire che nelle parti alte del tubo digerente ci sono meno batteri e in quelle basse, come il colon e il retto, ce ne sono moltissimi. Alcuni prediligono l'intestino tenue, altri vivono esclusivamente nel crasso. Ci sono grandi fan dell'intestino cieco, coscienziosi inquilini delle mucose e colleghi un po' pi insolenti che si piazzano vicinissimi alle cellule intestinali.
Non  sempre facile conoscere a uno a uno tutti i microbi intestinali. Non sono per niente contenti di farsi prelevare dal loro mondo. Se li sistemi su terreni di coltura in laboratorio per osservarli, non collaborano. I germi della pelle mangerebbero volentieri cibo da laboratorio e si moltiplicherebbero fino a formare piccole montagne di batteri; con i microbi intestinali non funziona. La met degli abitanti del nostro tubo digerente  troppo abituata a noi per poter sopravvivere fuori. Il nostro intestino  il loro mondo. L dentro sono al riparo dall'ossigeno: questi esserini apprezzano il calore, l'umidit e il cibo gi masticato.
Probabilmente, fino a dieci anni fa gli scienziati avrebbero ancora affermato che tutti gli esseri umani avessero suppergi la stessa quantit e qualit di batteri intestinali. Quando analizzavano le feci su un terreno di coltura, trovavano per esempio sempre l'Escherichia coli. Nient'altro. Con gli strumenti di oggi possiamo esaminare a livello molecolare un grammo di escrementi. Cos facendo, siamo in grado di trovare residui genetici di molti miliardi di batteri. Ora sappiamo che l'E.coli costituisce meno dell'1 per cento degli inquilini dell'intestino. Nei nostri intestini esistono pi di mille specie di batteri diversi. A queste vanno aggiunte le minoranze provenienti dal regno dei virus e dei lieviti, nonch i funghi e diversi organismi unicellulari.
L'unico che potrebbe avere qualcosa da ridire su una simile massa di occupanti  il sistema immunitario. Difendere il corpo dagli estranei  abbastanza in cima alla lista delle sue priorit. A volte, se la prende con minuscoli pollini inspirati per sbaglio. Gli allergici si ritrovano gli occhi arrossati e il naso che cola. Com' che nel frattempo nelle budella impazza una Woodstock batterica?
Il sistema immunitario e i nostri batteri
Ogni giorno potremmo morire diverse volte. Sviluppiamo tumori, facciamo la muffa, veniamo aggrediti da batteri o infettati da virus. Ogni giorno ci viene salvata pi volte la vita. Vengono uccise cellule che crescono in modo anomalo, eliminate spore, annientati batteri e virus. Questo ottimo servizio viene svolto dal sistema immunitario per mezzo di innumerevoli piccole cellule. Si avvale di esperti capaci di riconoscere elementi estranei, killer su commissione, cappellai e mediatori. Collaborano tutti strettamente l'uno con l'altro e se la cavano alla grande.
Gran parte del nostro sistema immunitario (circa l'80 per cento)  collocato nell'intestino. E questo per un buon motivo. Qui si trova il palcoscenico principale della Woodstock batterica, e un sistema immunitario non pu certo perdersi lo spettacolo. I batteri se ne stanno in un bacino separato - la mucosa intestinale - e non si avvicinano pericolosamente alle cellule. Il sistema immunitario pu giocare con i germi senza che questi minaccino l'organismo. Le cellule difensive, nel frattempo, hanno modo di imparare molte cose nuove.
Se in seguito una cellula immunitaria incontrer fuori dall'intestino un batterio gi conosciuto, potr intervenire pi prontamente. Nelle viscere il sistema immunitario deve agire con incredibile cautela, reprimendo in continuazione il proprio istinto difensivo, per lasciar vivere i numerosi batteri che vi abitano. Al tempo stesso, deve identificare gli elementi pericolosi in mezzo alla bolgia, ed eliminarli. Se salutassimo amichevolmente tutti i nostri batteri intestinali, vivremmo fino a tre milioni di anni. Il nostro sistema immunitario non si limita a salutare, bens aggiunge: Tu vai bene o Te, ti preferisco morto.
Inoltre - e forse d'acchito pu apparire un po' sconcertante - deve distinguere le cellule batteriche da quelle umane. E non  sempre facilissimo. Sulla superficie di alcuni germi si trovano infatti strutture simili a quelle delle piccole cellule del nostro corpo. In presenza di batteri che causano l'angina scarlattinosa, non bisognerebbe dunque esitare a lungo prima di somministrare antibiotici. Se la malattia non viene contrastata per tempo, il sistema immunitario confuso rischia di aggredire per errore articolazioni o altri organi. Per esempio, pu scambiare il ginocchio per un brutto agente patogeno del mal di gola che si  nascosto l in basso. Non  frequente, ma pu succedere.
Gli scienziati hanno osservato un fenomeno analogo nel caso di una forma di diabete che compare spesso in tenera et. Qui il sistema immunitario distrugge le cellule che producono insulina. All'origine dell'errore potrebbe esserci un problema di comunicazione con i batteri dell'intestino. Forse sono i microbi a non spiegarsi bene o forse  il sistema immunitario a fraintenderli.
In realt, contro simili incidenti, dovuti a errori o problemi di comunicazione, l'organismo ha sviluppato un sistema molto rigoroso. Prima che una cellula immunitaria venga liberata nel sangue, deve sottoporsi a un campo d'addestramento durissimo, il pi duro che tocchi alle cellule. Per esempio, deve fare un lungo percorso in cui le vengono presentate strutture autoctone dell'organismo. Quando la cellula immunitaria non  del tutto sicura che si tratti di un elemento proprio o estraneo, si blocca e prova a tastare il terreno. Questo errore fatale le impedir di arrivare al sangue.
Le cellule immunitarie vengono dunque selezionate gi durante l'addestramento, quando aggrediscono i loro stessi tessuti. Nel campo di addestramento dell'intestino imparano a essere tolleranti o, a seconda dei casi, meglio disposte nei confronti degli estranei. Questo meccanismo funziona abbastanza bene e il pi delle volte senza intoppi.
Tuttavia, esiste un esercizio particolarmente insidioso: che cosa fare quando il sistema immunitario scambia elementi estranei per batteri, anche se non lo sono? Per esempio, i globuli rossi presentano sulla loro superficie proteine simili a batteri. A dire il vero, il sistema immunitario aggredirebbe certamente il suo stesso sangue, se durante l'addestramento non avesse imparato a non farlo. Se i globuli rossi hanno in superficie proteine del gruppo sanguigno A, tolleriamo anche il sangue di altre persone del gruppo A. In caso di incidente in moto o di parto con abbondanti perdite ematiche, pu essere necessario farsi immettere un po' di sangue altrui nelle vene.
Non possiamo ricevere il sangue di una persona che abbia proteine di un gruppo sanguigno diverso dal nostro sulla superficie del proprio sangue. Il sistema immunitario le scambierebbe immediatamente per batteri, e siccome questi devono tenersi alla larga dal sangue, aggredirebbe i globuli rossi estranei con estrema violenza. In assenza di tutta questa bellicosit - appresa attraverso i batteri intestinali - non esisterebbero gruppi sanguigni e potremmo ricevere tranquillamente il sangue altrui. Per i neonati muniti di pochi batteri intestinali, funziona ancora cos. In teoria, si potrebbe somministrare loro sangue di qualsiasi gruppo senza scatenare reazioni avverse. (Poich il bambino riceve gli anticorpi della madre nel proprio sangue, per le trasfusioni negli ospedali si utilizza per sicurezza il gruppo sanguigno della madre.) Appena il sistema immunitario e la flora intestinale si sono sviluppati a sufficienza, si pu ricevere solo sangue dello stesso gruppo sanguigno.
La formazione del gruppo sanguigno  uno dei numerosi fenomeni immunologici causati dai batteri. Si suppone che ne ignoriamo ancora la maggior parte. In molti casi, i microrganismi hanno una funzione regolatrice. Ogni tipo di batterio ha un effetto diverso sul sistema immunitario. Alcuni, come si  osservato, lo rendono pi tollerante; per esempio, facendo in modo che si formino pi cellule immunitarie pacifiche, oppure agendo sulle cellule come fanno il cortisone e altri farmaci antinfiammatori. Il sistema immunitario diventa in tal modo pi mite e meno combattivo. Probabilmente,  un'ottima mossa da parte di questi minuscoli esseri viventi, perch cos facendo aumentano anche le proprie chance di essere tollerati nell'intestino.
Il fatto che nell'intestino tenue dei giovani animali vertebrati (fra cui noi umani) siano stati trovati batteri che stimolano il sistema immunitario, lascia spazio a nuove ipotesi.  possibile che questi germi stimolanti contribuiscano a ridurre la popolazione batterica nell'intestino tenue? Una minore tolleranza per i batteri consentirebbe all'intestino tenue di digerire in pace. Questi stimolatori non rimangono nelle mucose, bens si attaccano ai villi. Una simile predilezione  anche tipica di agenti patogeni, come certe versioni pericolose dell'Escherichia coli. Quando queste ultime si voglio insediare nell'intestino tenue e i loro posti sono gi occupati dai germi stimolanti del sistema immunitario, volenti o nolenti se ne devono andare via.
Quando gli anticorpi intercettano cellule ematiche estranee, ne provocano l'agglutinazione. Il gruppo sanguigno B possiede anticorpi contro il gruppo A.
Questo meccanismo si chiama difesa dalla colonizzazione batterica. La maggior parte dei microbi intestinali ci protegge semplicemente non lasciando spazio ai germi cattivi. Tra l'altro, i batteri stimolanti del sistema immunitario sono fra quelli che non riusciamo ad allevare all'esterno dell'intestino tenue. Possiamo escludere che non ci facciano addirittura male? No. Forse per alcuni individui sono dannosi perch eccitano eccessivamente il loro sistema immunitario. In questo campo, non mancano certo gli interrogativi.
Le prime risposte possono darle i topi privi di batteri dei laboratori di New York. Sono gli esseri viventi pi puliti del mondo. Nascono con parto cesareo, vivono in recinti puliti con il disinfettante e mangiano cibo sterilizzato a vapore. Animali disinfettati come loro non possono esistere in natura. Chi vuole lavorare con questi topi, deve usare la massima cautela, perch persino nell'aria non filtrata possono volare dei germi. Grazie a questi animaletti, i ricercatori hanno potuto osservare che cosa succede quando un sistema immunitario rimane del tutto disoccupato. Come funziona un intestino privo di microbi? Come reagisce, un sistema immunitario non allenato, agli agenti patogeni? Quali differenze si notano a occhio nudo?
Chiunque abbia avuto a che fare con questi roditori se ne accorge subito: i topi privi di germi sono strani. Spesso sono iperattivi e si comportano in modo straordinariamente imprudente, per essere topi. Mangiano pi dei colleghi normalmente popolati da microbi e digeriscono pi lentamente. Hanno intestini ciechi giganteschi, tubi intestinali dai villi sparuti, atrofizzati, pochi vasi sanguigni e ancora meno cellule immunitarie. Agenti patogeni relativamente innocui sono in grado di farli fuori.
Iniettando loro cocktail di batteri intestinali di altri topi, si osservano cose straordinarie. Se ricevono i batteri di diabetici del tipo 2, poco dopo cominciano ad avere problemi a metabolizzare lo zucchero. Se ricevono i batteri intestinali di persone grasse,  molto pi facile che accumulino peso in eccesso rispetto a quel che accade se assumono microbi di persone normopeso. Si possono anche somministrare loro singoli batteri e osservarne l'effetto. Alcuni microbi riescono a sovvertire da soli la maggior parte delle conseguenze dell'assenza di germi: risvegliano il sistema immunitario, fanno tornare l'intestino cieco alla sua grandezza naturale e normalizzano il comportamento alimentare. Altri non fanno un bel niente. Altri ancora agiscono esclusivamente in collaborazione con colleghi di famiglie batteriche diverse.
Gli studi su questi topi ci hanno fatto fare importanti progressi. Ora siamo in grado di ipotizzare quanto segue: non siamo influenzati solo dal grande mondo in cui viviamo, bens anche da quello piccolo che vive in noi. E il fatto che la situazione cambi per ogni individuo rende il tutto ancora pi interessante.
Lo sviluppo della flora batterica intestinale
Quando ci troviamo ancora nella pancia della mamma, di norma siamo privi di microbi. Per nove mesi non ci tocca nessuno, a parte nostra madre. Il cibo che assumiamo  premasticato, l'ossigeno prerespirato. I polmoni e l'intestino materni filtrano ogni cosa prima che arrivi a noi. Mangiamo e respiriamo attraverso il suo sangue, reso asettico dal sistema immunitario. Siamo protetti dalla sacca del liquido amniotico e avvolti da un utero muscoloso, che al pari di un grosso bricco,  tenuto chiuso da uno spesso tappo che non lascia entrare parassiti, virus, batteri n funghi e impedisce a qualsiasi altro essere umano di sfiorarci. Siamo pi puliti di un tavolo operatorio appena disinfettato.
 una condizione straordinaria. In tutta la nostra vita non saremo mai pi cos protetti e soli. Se fossimo destinati a vivere senza batteri al di fuori dell'utero materno, saremmo fatti diversamente. Invece ogni essere vivente pi grande viene aiutato da almeno un altro essere vivente pi piccolo che in cambio ottiene il permesso di vivere al suo interno. Ecco perch possediamo cellule la cui superficie  molto adatta a ospitare batteri, e batteri che si sono sviluppati con noi nel corso di millenni.
Appena la sacca protettiva delle acque si spacca, comincia la colonizzazione. Se prima eravamo esseri costituiti al cento per cento da cellule umane, ben presto veniamo occupati da cos tanti esseri viventi minuscoli, che a livello cellulare siamo umani solo al 10 per cento e microbi al 90 per cento. Non si nota solo perch le cellule umane sono molto pi grandi di quelle dei nuovi inquilini. Prima ancora di incrociare lo sguardo di nostra madre per la prima volta, i nostri occhi vengono visti dagli abitanti degli anfratti del suo corpo. Innanzi tutto, conosciamo la flora protettiva dell'area vaginale: un esercito di microbi che ha lo scopo di difendere una zona molto importante. Ecco perch, per esempio, produce acidi in grado di allontanare gli altri batteri e tiene il canale vaginale sempre pi pulito, via via che si avvicina all'utero.
Mentre le narici contengono circa novecento tipi di batteri, la flora del canale vaginale  rigorosamente selezionata. Rimane solo l'utile manto batterico che protegge il corpo del bambino. La met di questi microbi  di un solo tipo: lattobacilli. Questi sono particolarmente bravi a produrre acido lattico.  logico che qui possa sopravvivere solo quel che riesce a superare i controlli di sicurezza svolti dagli acidi.
Se va tutto bene, durante la nascita dobbiamo solo decidere da che parte guardare. Abbiamo due possibilit allettanti: direzione sedere o altrove. Seguono poi contatti di pelle di tutti tipi, dopo di che il pi delle volte veniamo afferrati da mani estranee in guanti di plastica e avvolti in un panno di qualche tipo.
Ora dentro e sopra di noi ci sono i padri fondatori della nostra prima colonia batterica: perlopi germi vaginali e intestinali della madre, oltre a germi della pelle e magari anche quel che ha da offrirci l'ospedale.  un'ottima miscela di partenza. L'esercito acido ci protegge da cattivi intrusi, altri batteri cominciano subito a addestrare il sistema immunitario e volenterosi aiutanti scompongono le prime sostanze digeribili del latte della mamma.
Alcuni di essi ci mettono solo venti minuti a fondare la generazione successiva. Insomma, una cosa che a noi richiede almeno vent'anni, loro la portano a termine in una minuscola frazione di tempo, minuscola come i nostri inquilini. Mentre il primo batterio intestinale vede fluttuare davanti a s il suo pro-pro-pronipote, noi ci troviamo da due ore fra le braccia dei nostri genitori.
Nonostante l'incredibile crescita demografica, dovranno passare circa tre anni prima che sui campi dell'intestino si sia formata una flora adeguata. Fino ad allora nella nostra pancia avranno luogo drammatiche lotte intestine e avvicendamenti. Alcuni popoli ci finiscono per qualche motivo in bocca, si diffondono in modo fulmineo nella pancia e poi scompaiono con altrettanta rapidit. Altri rimangono per tutta la vita con noi. Quelli che si insediano stabilmente dipendono in parte da noi. Prima succhiamo il latte dal seno della mamma, poi rosicchiamo la gamba di una sedia e nel frattempo diamo caldi bacetti al vetro dell'auto e al cane del vicino. Tutto quel che riesce a entrarci in bocca in questo modo, di l a poco potrebbe fondare un impero nel nostro mondo intestinale. Non si sa ancora se riuscir a imporsi o se abbia buone o cattive intenzioni. Con la bocca accogliamo il nostro destino, per cos dire: il risultato finale si vedr nel campione di feci.  un gioco con numerosi sconosciuti.
Molte cose ci aiutano, soprattutto nostra madre. Non importa quanti bacetti al vetro distribuiamo: chi riceve tante coccole dalla mamma, viene protetto dai suoi microbi. Anche attraverso l'allattamento ci trasmette particolari batteri della flora intestinale: per esempio, i bifidobatteri amanti del latte materno. Grazie al loro precoce insediamento, questi microbi contribuiscono a plasmare future funzioni dell'organismo, come il sistema immunitario e il metabolismo. Un bambino nel primo anno di vita munito di pochi bifidobatteri nell'intestino ha pi probabilit di sviluppare sovrappeso in seguito nella vita, rispetto a un coetaneo che ne  ben fornito.
Fra i numerosi tipi di batteri esistenti, ce ne sono di buoni e meno buoni. Con l'allattamento  possibile incrementare quelli buoni, riducendo per esempio il rischio di intolleranza al glutine. I primi batteri intestinali dei beb preparano l'intestino ai suoi batteri pi adulti, allontanando ossigeno ed elettroni dalle viscere. Appena l'aria  priva di ossigeno, vi si possono insediare batteri pi tipici del luogo.
Il latte materno ha talmente tante virt che una mamma abbastanza ben nutrita pu essere certa di somministrare un'alimentazione sana al proprio bambino. Se misuriamo le sostanze nutritive contenute nel latte materno e le confrontiamo con il fabbisogno alimentare di ogni bambino, il latte materno risulta il primo della classe fra gli integratori alimentari: ha tutto, sa tutto, pu tutto. Come se non bastasse, si guadagna anche qualche punto in pi procurando al bambino una parte del sistema immunitario della madre. Nel latte materno sono presenti anticorpi in grado di fermare ben noti batteri nocivi, che per esempio possono essere trasmessi dalle leccate degli animali domestici.
Dopo lo svezzamento, il mondo dei batteri del bambino conosce una prima rivoluzione. All'improvviso, la composizione degli alimenti cambia completamente. La natura ha abilmente progettato i tipici primi batteri che si insediano nel bambino in modo tale che quelli che apprezzano il latte materno possiedano gi i geni per digerire i carboidrati semplici come il riso. Se per si somministra al neonato verdure un po' pi complesse come i piselli, la flora del piccolo non ce la fa a scomporle da sola. Deve ancora dotarsi di nuovi tipi di batteri in grado di digerire insieme a lui. Questi, a seconda dell'alimentazione, possono sviluppare qualit aggiuntive oppure perderne. I bambini africani possiedono batteri capaci di elaborare ogni tipo di strumento per disintegrare un'alimentazione molto ricca di fibre e vegetali. I microbi dei bambini europei rinunciano volentieri a questo duro lavoro; e possono farlo con la coscienza pulita, visto che i piccoli mangiano soprattutto pappette con un po' di carne omogeneizzata.
I batteri per non sono solo in grado di produrre per necessit determinati strumenti, ma anche di prenderne in prestito alcuni. All'interno della popolazione (intestinale) giapponese, i microbi enterici sono entrati in comunicazione con quelli marini. Da questi ultimi hanno ricavato un gene che li aiuta a scomporre le alghe, utilizzate per esempio per avvolgere il sushi. La composizione del nostro popolo intestinale potrebbe dunque dipendere in larga misura dagli strumenti che abbiamo sviluppato per digerire gli alimenti.
I batteri intestinali utili possono essere tramandati geneticamente. Chi ha gi sofferto di stipsi dopo un'abbuffata di sushi a un All you can eat rimpianger di non avere ereditato da qualche famigliare batteri giapponesi in grado di scomporre le alghe. Ma non  cos facile dotare se stessi e i propri figli di alcuni aiutanti per la digestione del sushi. I batteri devono trovarsi bene nel loro luogo di lavoro.
Quando un microrganismo  particolarmente adatto al nostro intestino, significa che gli piacciono l'architettura delle cellule intestinali, il clima e il cibo a disposizione. Tutti e tre i fattori variano da persona a persona. I geni contribuiscono a progettare il nostro corpo, ma non sono gli architetti principali dell'assetto batterico. Alcuni gemelli condividono il patrimonio genetico, ma la loro flora batterica non  identica. Da questo punto di vista, non hanno molte pi cose in comune di due fratelli normali. Lo stile di vita, le conoscenze casuali, le malattie o gli hobby contribuiscono alla formazione del piccolo mondo nella pancia.
Nel terzo anno di vita, quando la flora intestinale  relativamente matura, fra le tante cose che passano per la nostra bocca alcune sono molto utili e adatte a noi. In tal modo, acquisiamo sempre pi esseri minuscoli, finch le specie batteriche che vivono nel nostro intestino passano da poche a molte centinaia. Sarebbe una splendida selezione per uno zoo, per giunta siamo in grado di produrla a occhi chiusi.
Il fatto che i primi abitanti della nostra pancia creino importanti presupposti per il futuro del nostro corpo  ormai riconosciuto universalmente. Gli studi dimostrano soprattutto l'importanza dei batteri che raccogliamo nelle prime tre settimane di vita per formare il nostro sistema immunitario. Gi tre settimane dopo la nascita, in base ai prodotti del metabolismo dei nostri batteri intestinali, possiamo prevedere quanto elevato sar il rischio di soffrire di allergie, asma o dermatite atopica. Come pu succedere che raccogliamo cos presto batteri che ci fanno pi male che bene?
Almeno un terzo dei bambini delle nazioni industrializzate occidentali viene elegantemente al mondo con parto cesareo. Niente angusti passaggi dal canale vaginale, niente conseguenze come lacerazioni perineali o espulsione della placenta: il mondo sembra davvero meraviglioso. I bambini nati con parto cesareo nei primi momenti di vita vengono perlopi a contatto con la pelle di altre persone. In seguito, dovranno costruirsi da soli la propria flora intestinale, dato che non si forma obbligatoriamente con i germi specifici della madre. Il pollice destro della infermiera Susi o il fattorino del fioraio che ha passato il mazzo di fiori al pap possono dare il loro contributo, o magari anche il cane del nonno. All'improvviso, cose tipo la motivazione degli inservienti sottopagati dell'ospedale possono fare la differenza. Avranno pulito telefoni, tavoli e servizi igienici con amore o controvoglia?
La flora della pelle non  regolata in modo rigoroso come il canale vaginale ed  di gran lunga pi esposta al mondo esterno. Quel che si raccoglie l sopra potrebbe ritrovarsi in men che non si dica nell'intestino del neonato. Agenti patogeni, ma anche elementi meno vistosi, potrebbero adottare metodi un po' strani per allenare il sistema immunitario. I bambini nati con parto cesareo ci mettono mesi, o anche di pi, a sviluppare normali batteri intestinali. Tre quarti dei neonati che vengono infettati dai tipici germi da ospedale sono bambini nati con parto cesareo che, per giunta, corrono un rischio pi elevato di soffrire di allergie o asma. Secondo uno studio americano, il rischio si riduce somministrando loro un tipo particolare di lattobacilli. Ci non riguarda per i bambini nati con parto naturale. Questi ultimi si tuffano gi alla nascita in una magica bevanda probiotica, per cos dire.
A partire dal settimo anno di vita non  praticamente pi possibile distinguere la flora intestinale dei bambini nati con parto naturale o cesareo. Le prime fasi in cui vengono influenzati il sistema immunitario e il metabolismo si sono certamente concluse. Il parto cesareo non  l'unica causa possibile della cattiva composizione della flora intestinale di un neonato. Possono infatti concorrere anche un'alimentazione sbagliata, l'inutile utilizzo di antibiotici, un'eccessiva pulizia o troppi incontri con germi nocivi. D'altra parte, non bisogna neppure farsi prendere dal panico. Noi umani siamo animali troppo grossi per controllare ogni minimo dettaglio microbico.
La flora batterica di un adulto
Per quanto riguarda il microbiota, diventiamo adulti pi o meno a tre anni. Essere adulti nell'intestino significa sapere come funzioniamo e che cosa ci piace. Da questo momento in poi, determinati microbi intestinali partecipano all'immenso viaggio di esplorazione della nostra vita. Il percorso dipende da noi: che cosa mangiamo? Siamo stressati? O magari nel periodo della pubert? Vecchi o malati?
Chi carica su Facebook foto della propria cena e si meraviglia che gli amici non abbiano commentato le immagini meravigliose si  semplicemente rivolto al pubblico sbagliato. Se ci fosse il Facebook dei microbi, un milione di individui applaudirebbe oppure rabbrividirebbe alla vista delle immagini. Ogni giorno ci vengono offerte alternative: a volte, nel panino al formaggio ci sono utili batteri specializzati nella digestione del latte; altre volte, uno squisito tiramis contiene salmonelle. A volte, modifichiamo la nostra flora intestinale; altre volte,  lei a cambiare noi. Noi siamo il suo tempo atmosferico e le sue stagioni. I batteri possono curarci o avvelenarci.
Per quanto riguarda gli adulti, sappiamo solo superficialmente quel che la comunit batterica intestinale  in grado di fare. Abbiamo studiato meglio le api. Nel corso dell'evoluzione, si sono imposte quelle munite di batteri intestinali versatili. Si sono evolute dalle vespe carnivore assumendo microbi intestinali diversi, che ricavavano energia da pollini vegetali. Cos questi insetti sono diventati vegetariani. In caso di penuria di cibo, la sicurezza  garantita dai batteri benefici: in situazioni di emergenza, un'ape pu digerire anche nettare raccolto in regioni remote. Gli individui che si alimentano sempre alla stessa maniera alla lunga non riescono a sfangarla. Nei momenti di crisi si distingue chi ha un buon esercito batterico. Le api con una flora ben costruita combattono certe epidemie parassitarie meglio di altre. I batteri intestinali sono dunque cruciali per la sopravvivenza.
Purtroppo, non possiamo applicare i risultati delle ricerche sulle api direttamente agli esseri umani. Noi siamo animali vertebrati e abbiamo Facebook. Con noi bisogna ricominciare daccapo. Gli scienziati che si occupano dei nostri batteri intestinali devono comprendere un mondo quasi del tutto sconosciuto e metterlo in relazione con l'ambiente circostante. Devono sapere chi abita nel nostro intestino, e come.
Insomma: chi c'??? Stavolta cerchiamo di rispondere con maggiore precisione.
In biologia si ama ordinare le cose. Immaginiamo che la Terra sia la nostra scrivania. Cominciamo infilando il tutto in due grossi cassetti: in uno vanno gli esseri viventi, nell'altro quelli inanimati. Seguono altre suddivisioni. Tutti gli esseri viventi vengono ripartiti in tre gruppi: eucarioti, archei e batteri. Nell'intestino troviamo rappresentanti di tutti e tre. Posso dire senza rischiare di creare troppe aspettative che ognuno di essi possiede un certo fascino.
Fra tutti, gli eucarioti sono quelli dotati delle cellule pi grandi e complesse. Possono diventare pluricellulari e abbastanza voluminosi. Sono eucarioti sia le balene sia gli esseri umani, e persino le formiche, bench siano molto pi piccole. Gli eucarioti, secondo la biologia moderna, si dividono in sei sottogruppi: organismi amebici striscianti, muniti di pseudo piedini (quindi senza veri piedi), unicellulari con orifizi buccali, piante, alghe e opistoconti.
Se per caso il concetto di opistoconti (termine derivato dal greco antico che designa gli esseri dotati di flagello posteriore) non vi dice nulla, specifico che comprende tutti gli animali, quindi anche gli umani, ma anche i funghi. Insomma, se incontriamo una formica per strada, siamo biologicamente autorizzati, come colleghi opistoconti, a farle un cenno di saluto. La maggioranza degli eucarioti che abbiamo nell'intestino sono lieviti, che fra l'altro appartengono a loro volta alla categoria degli opistoconti. Noi conosciamo la pasta lievitata, ma esistono tanti altri tipi di lieviti.
Gli archei sono una via di mezzo. Non sono veri eucarioti, ma neppure batteri. Le loro cellule sono piccole e complesse. Per dare un'idea, si potrebbe dire che gli archei sono dei veri duri: conducono una vita estrema. Ci sono gli ipertermofili, che prosperano a temperature superiori ai 100 C e si trovano spesso in prossimit di vulcani; gli acidofili, che sguazzano negli acidi altamente concentrati; i barofili, che amano sentire una forte pressione sulla propria parete cellulare, come sul fondale marino; e gli alofili, che adorano le acque molto salate (per loro il Mar Morto  il massimo). I pochi che si concedono una vita relativamente tranquilla sono soprattutto gli archei amanti del freddo; questi gradiscono le temperature intorno ai - 80 C. Nel nostro intestino sono spesso presenti tipi di archei che vivono e prosperano con gli scarti degli altri batteri intestinali.
Ora torniamo all'argomento principale. I batteri costituiscono pi del 90 per cento della nostra popolazione intestinale. Per ordinare i batteri, dobbiamo dividerli in pi di venti ceppi, talvolta diversi fra loro quanto un essere umano da un organismo unicellulare dotato di orifizio buccale. Cio non molto. Gli inquilini dell'intestino discendono da cinque ceppi: soprattutto batteroidi e firmicuti, oltre agli attinomiceti, i protobatteri e i Verrucomicrobia. Questi ceppi possono essere suddivisi in gruppi e sottogruppi, finch non si arriva a una famiglia di batteri. All'interno di questa famiglia, sono tutti relativamente simili. Mangiano le stesse cose, hanno un aspetto simile, capacit e amicizie analoghe. I singoli componenti della famiglia hanno nomi altisonanti come batteroide uniforme, lattobacillo acidofilo e Helicobacter pylori. Il regno dei batteri  gigantesco.
Se vai in cerca di batteri negli esseri umani, continui a scoprire ceppi completamente nuovi. Oppure conosciuti, ma in luoghi inattesi. Nel 2011 alcuni ricercatori statunitensi si misero ad analizzare per divertimento la flora dell'ombelico. Nell'ombelico di un volontario trovarono batteri che fino ad allora erano stati trovati solo nel mare del Giappone. Eppure la persona non era mai stata in Asia. La globalizzazione non determina solo la trasformazione di una trattoria in McDonald's, bens si intrufola persino nei nostri ombelichi. Ogni giorno volano per il mondo miliardi di miliardi di microrganismi stranieri senza pagare un solo centesimo.
Una grossolana suddivisione dei tre pi importanti ceppi batterici e dei loro sottogruppi. I lattobacilli appartengono per esempio ai firmicuti.
Ogni essere umano ha la sua collezione personale di batteri. Si potrebbero persino prendere impronte digitali batteriche. Se invece volessimo analizzare i germi di un cane, probabilmente potremmo risalire al suo padrone. Lo stesso vale per le tastiere dei computer. Tutto quel che tocchiamo spesso reca la nostra firma batterica. Ognuno possiede qualche meraviglioso pezzo da collezione introvabile altrove.
Anche il paesaggio intestinale di ognuno di noi  ugualmente unico! Come fanno i medici a sapere che cosa faccia bene o male? Simili specificit sono problematiche per la scienza. Quando ci chiediamo che influenza abbiano i batteri intestinali sulla salute, non ci accontentiamo della risposta: Allora, il signor Rossi ha questi fantastici microbi asiatici, e di molti tipi strani. Al contrario, vogliamo riconoscere modelli e ricavarne conoscenza.
Quando gli scienziati osservano pi di mille famiglie di batteri negli intestini, possono solo domandarsi:  sufficiente individuare dei ceppi, oppure bisogna analizzare a uno a uno tutti i batteri del gruppo dei batteroidi? Per esempio, l'E.coli e il suo gemello cattivo EHEC appartengono alla stessa famiglia. Le differenze sono incredibilmente poche, ma si fanno sentire: l'E.coli  un abitante innocuo dell'intestino, l'EHEC provoca terribili emorragie e diarree. Non ha sempre senso studiare ceppi o famiglie quando si vuole sapere quali danni i singoli batteri sono in grado di provocare.
I geni dei nostri batteri
I geni sono possibilit. I geni sono informazioni. I geni sono soprattutto in grado di imporre qualcosa, ma anche di offrire una capacit. I geni sono in primo luogo progetti. Non possono fare nulla finch non vengono letti e impiegati. Ad alcuni di questi progetti non si sfugge, perch decidono se siamo umani o batteri. Altri possono essere rimandati a lungo (tipo le macchie senili); altri ancora esserci in potenza, ma non tradursi in realt: per esempio, un grande seno. Per qualcuno  un bene, per qualcun altro no.
Tutti i nostri batteri intestinali hanno complessivamente una quantit di geni 150 volte superiore a quella di un essere umano. Questa enorme collezione di geni si chiama microbioma. Se potessimo selezionare 150 esseri viventi dotati di un progetto di costruzione genetica per noi allettante, che cosa prenderemmo? Alcuni penserebbero alla forza di un leone, alle ali degli uccelli, all'udito dei pipistrelli e alle comode casette mobili delle lumache.
Dotarsi dei geni dei batteri  pratico, e non solo per motivi estetici. Si assumono comodamente per bocca, sviluppano le loro capacit nell'intestino e si adattano alla nostra vita. Nessuno ha bisogno di una casetta mobile da lumaca in continuazione; nessuno ha bisogno per tutta la vita di aiutanti per digerire il latte della mamma. Questi ultimi scompaiono lentamente dopo lo svezzamento. Non siamo ancora in grado di osservare tutti i geni dei batteri intestinali contemporaneamente. Di sicuro, possiamo cercare geni specifici, purch siano noti. Per esempio,  possibile dimostrare che nei bambini esistono pi geni attivi per la digestione del latte materno che negli adulti. Nell'intestino delle persone sovrappeso si trovano spesso pi geni batterici per la scomposizione dei carboidrati, negli anziani ce ne sono meno contro lo stress, a Tokyo riescono a scomporre le alghe marine, a Pforzheim non tanto. I nostri batteri intestinali informano grosso modo su chi siamo: giovani, cicciottelli o asiatici.
I geni dei nostri batteri intestinali informano anche su quel che siamo in grado di fare. Per alcuni il paracetamolo pu risultare pi tossico che per altri. Certi batteri intestinali producono una sostanza in grado di influenzare il fegato nella sua azione neutralizzante delle tossine presenti nelle compresse antidolorifiche. Se possiamo ingoiare a cuor leggero le pastiglie contro il mal di testa lo decide anche la pancia.
La stessa prudenza  consigliabile per quanto riguarda la nutrizione: ormai  dimostrato che la soia protegge dal cancro alla prostata, dall'angiopatia e dai problemi alle ossa. Pi del 50 per cento degli asiatici ne trae giovamento, ma solo il 25/30 per cento della popolazione occidentale. E la spiegazione non  da ricercarsi nelle differenze genetiche, bens a livello di flora batterica intestinale. Alcuni microbi si trovano pi facilmente negli intestini asiatici e ricavano da tofu e compagnia bella le sostanze pi salutari.
Per la scienza  meraviglioso individuare singoli geni dei batteri dotati di simili effetti protettivi. In questo caso, si capisce chiaramente quale sia l'influsso dei batteri intestinali sulla nostra salute. Tuttavia, vogliamo sapere di pi, vogliamo capire il quadro generale. Se osserviamo tutti i geni dei batteri scoperti finora, i gruppetti di geni per l'elaborazione di antidolorifici e prodotti a base di soia passano in secondo piano. Alla fine prevalgono le somiglianze: ogni microbioma contiene molti geni per la scomposizione di carboidrati e proteine e per la produzione di vitamine.
Un batterio possiede di norma qualche migliaia di geni e in ogni intestino ci sono fino a centomila miliardi di microbi. Le prime analisi sulle nostre collezioni di geni batterici non si possono rappresentare con grafici verticali o a torta: i diagrammi elaborati finora dai ricercatori del microbioma assomigliano ad arte moderna.
Gli studiosi del microbioma condividono un problema con la generazione di Google. Facciamo una domanda e compaiono simultaneamente sei milioni di fonti. In questi casi, non si pu dire semplicemente: Per piacere, uno alla volta. Dobbiamo effettuare raggruppamenti ragionati, selezioni grossolane e riconoscere modelli importanti. Un primo passo in questa direzione fu la scoperta di tre enterotipi nel 2011.
I ricercatori di Heidelberg avevano analizzato il paesaggio batterico con gli strumenti tecnologici pi all'avanguardia di allora. Ci si aspettava il solito quadro: miscugli caotici di batteri di tutti i tipi e un bel po' di specie sconosciute. Il risultato fu invece sorprendente: nonostante la variet, esisteva un ordine; su tre famiglie batteriche, una rappresentava di volta in volta la maggioranza all'interno di un determinato regno microbico. Cos si fece finalmente un po' di ordine in mezzo a una confusione di pi di mille famiglie.
I tre tipi intestinali
Per capire a quale tipo intestinale, o enterotipo, apparteniamo, bisogna stabilire quale famiglia batterica abbia la maggioranza all'interno della nostra microflora intestinale. Le famiglie candidate hanno tre bei nomi: batteroidi, Prevotella, Ruminococcus. I ricercatori hanno trovato questi enterotipi negli asiatici, negli americani e negli europei, a prescindere dall'et e dal sesso delle persone esaminate. Forse un giorno l'enterotipo permetter di dedurre diverse caratteristiche di un individuo: per esempio, se trae beneficio dalla soia, se ha i nervi robusti o se rischia di contrarre determinate malattie.
All'epoca della scoperta, alcuni rappresentanti della medicina tradizionale cinese si recarono in visita all'istituto di Heidelberg e colsero un'analogia fra le loro dottrine millenarie e la medicina moderna. Nella medicina classica cinese gli esseri umani sono sempre stati divisi in tre gruppi in base alla loro reazione a determinate piante medicinali, come per esempio allo zenzero. Le famiglie batteriche del nostro corpo hanno molteplici propriet. Scompongono gli alimenti in modo diverso, producono sostanze diverse e demoliscono determinate tossine.  anche possibile che influenzino la flora batterica incentivando o combattendo altri microbi.
Batteroidi
I batteroidi sono la famiglia intestinale pi conosciuta e spesso anche pi numerosa. Sono i maestri della scomposizione dei carboidrati e possiedono una collezione gigantesca di progetti di costruzione genetica per dotarsi di qualsiasi enzima digestivo risulti necessario. Sia che mangiamo una bistecca, una grossa insalata o mastichiamo ubriachi una stuoia di rafia, i batteroidi controllano subito quali enzimi debbano impiegare. Qualunque cosa arrivi, sono attrezzati per ricavarne energia.
A causa della loro capacit di ottenere il massimo da tutto e di passarlo a noi, sono sospettati di farci ingrassare pi facilmente di altri. In effetti, i batteroidi sembrano apprezzare la carne e gli acidi saturi. Negli intestini delle persone che amano mangiare wrstel e compagnia bella, sono pi numerosi. Ma sono proprio loro a farci ingrassare, oppure  il grasso stesso ad attirarli? Questo non lo sappiamo ancora. Chi ospita batteroidi probabilmente ha anche un debole per i loro colleghi, i parabacteroides. Anche loro sono particolarmente abili nel farci assimilare pi calorie possibile.
Questo enterotipo si distingue anche per la produzione particolarmente abbondante di biotina, altrimenti nota come vitamina H (o B7). Negli anni Trenta era stata battezzata vitamina H per la sua capacit di guarire una malattia della pelle dovuta all'assunzione di troppi albumi d'uovo crudi. H come heilen (guarire, appunto) non sar forse un nome particolarmente originale, eppure non passa inosservato.
La vitamina H neutralizza una sostanza tossica che si trova nelle uova crude: l'avidina. La malattia della pelle compare a causa di una carenza di vitamina H. Questa insorge perch l'organismo  troppo impegnato a combattere l'avidina. Il consumo di albumi crudi causa dunque carenza di vitamina H, che a sua volta pu provocare una malattia della pelle.
Non so chi ai tempi mangiasse cos tanti albumi crudi da far sospettare che fosse proprio quella la causa della malattia. In futuro, gli unici esseri viventi potenzialmente in grado di assumere cos tanta avidina da sviluppare una carenza di vitamina H potrebbero essere solo... maiali che finiscono per sbaglio in un campo di mais transgenico. Per proteggerla dall'attacco dei parassiti, la pianta  stata infatti dotata di geni che l'aiutano a produrre avidina. Qualsiasi parassita o ingenuo suino ingerisca il mais, rimane intossicato. Tuttavia, una volta cotto, l'alimento  innocuo (in termini di avidina) come le uova che mangiamo a tavola.
Il fatto che i nostri microbi intestinali possano produrre un po' di vitamina H si deduce anche dal fatto che alcuni ne espellono pi di quanta ne abbiano assunta. Visto che nessuna cellula umana  in grado di produrla, i fabbricanti interni possono essere solo batteri. La biotina non procura solo una bella pelle, capelli lucenti e unghie solide, come si legge nel foglietto illustrativo di certe pastiglie, bens partecipa a processi metabolici fondamentali: con questa vitamina produciamo infatti carboidrati e grassi utili all'organismo e scomponiamo le proteine.
Un carenza di biotina, oltre a provocare problemi alla pelle, ai capelli e alle unghie, pu anche causare, fra le altre cose, stati depressivi, sonnolenza, cagionevolezza, disturbi nervosi e colesterolo alto. ATTENZIONE, per: qualsiasi tipo di carenza vitaminica ha una quantit di sintomi impressionante ed  sempre degna di preoccupazione. D'altra parte, se si ha il raffreddore e ci si sente un po' letargici, non  detto che abbiamo una carenza di biotina. Ed  ovviamente pi facile aumentare i propri valori di colesterolo mangiando una grossa porzione di speck, piuttosto che un uovo leggermente mal cotto contenente un po' di avidina.
Se per appartenete a una categoria a rischio, siete autorizzati a preoccuparvi di un'eventuale carenza di biotina. Parlo di chi ha assunto antibiotici per un periodo prolungato, beve troppo alcol, ha subito l'asportazione di un pezzo di intestino tenue,  costretto a fare la dialisi o deve prendere determinati farmaci. Queste persone hanno bisogno di pi biotina di quella che possono ricavare dall'alimentazione. Una categoria a rischio sana sono le donne incinte: i beb succhiano biotina come i vecchi frigoriferi energia elettrica.
La ricerca non ha ancora stabilito con precisione in quale misura i nostri batteri intestinali ci procurino biotina. Sappiamo solo che la producono e che sostanze ostili ai batteri come gli antibiotici possono causarne una carenza. Capire se un individuo dall'enterotipo Prevotella sia pi incline a sviluppare una carenza di biotina rispetto a un soggetto dall'intestino pieno di batteroidi sarebbe un progetto di ricerca abbastanza interessante. Tuttavia, poich  solo dal 2011 che sappiamo dell'esistenza degli enterotipi, ci sono sicuramente questioni pi urgenti da affrontare.
Il successo dei batteroidi non dipende solo dall'ottimo output, bens anche dalla loro stretta collaborazione con altri microbi. Ci sono specie che sopravvivono nell'intestino assorbendo i rifiuti dei batteroidi. Questi ultimi lavorano meglio in un ambiente ordinato e gli smaltitori di rifiuti godono di una fonte di reddito sicura. I composter si collocano un gradino pi in alto: non solo utilizzano i rifiuti, bens ne ricavano prodotti, che i batteroidi possono riutilizzare. In certi percorsi metabolici, i batteroidi svolgono il ruolo dei composter: se hanno bisogno di un atomo di carbonio per scomporre qualcosa, lo cercano semplicemente nell'aria nell'intestino, dove ne trovano sempre in abbondanza: nel metabolismo, il carbonio  considerato infatti materiale di scarto.
Prevotella
La famiglia dei Prevotella  spesso il contrario di quella dei batteroidi. Secondo alcuni studi,  pi frequente negli intestini dei vegetariani, ma  presente anche nelle viscere dei carnivori moderati o addirittura fanatici. L'alimentazione, infatti, non  l'unico fattore che influenza la composizione della flora batterica intestinale. C' dell'altro.
Anche i Prevotella hanno colleghi con cui lavorano particolarmente volentieri: i Desulfovibrionales. Questi microbi sono spesso dotati di lunghe eliche filamentose che permettono loro di muoversi e, al pari dei Prevotella, sono bravi a setacciare le mucose in cerca di proteine, che possono mangiare o utilizzare per costruire questo o quello. Il lavorio dei Prevotella produce composti di zolfo. L'odore  quello delle uova bollite. Se i Desulfovibrionales non girassero di qua e di l con le loro eliche e non raccogliessero in fretta tali composti, i Prevotella sarebbero ben presto irritati dalla loro stessa palude solforosa. In ogni caso, non si tratta di un gas insano. Forse, per questioni precauzionali, non piacerebbe al nostro naso, perch in versioni mille volte pi concentrate risulterebbe a lungo andare pericoloso...
Ugualmente solforosa e caratterizzata da un odore interessante  la vitamina tipica di questo enterotipo, la tiamina, altrimenti nota come vitamina B1. Fra le vitamine pi conosciute e importanti in assoluto, viene utilizzata dal cervello per nutrire le cellule nervose e per avvolgerle in un mantello idrolipidico elettroisolante. La carenza di tiamina  dunque una delle possibili cause del tremore muscolare e della perdita di memoria.
Le persone che soffrono di forte carenza di vitamina B1 si ammalano di beriberi, una malattia conosciuta in Asia gi nel 500 d.C. Beriberi significa Non ce la faccio, non ce la faccio e questo perch il paziente, a causa dei nervi danneggiati e del calo del tono muscolare, non riesce pi a camminare diritto. Nel frattempo, si  scoperto che il riso brillato non contiene vitamina B1. In caso di nutrizione estremamente poco varia, i primi sintomi di carenza di vitamina B1 possono manifestarsi nel giro di alcune settimane.
A parte i disturbi ai nervi e alla memoria, una carenza meno grave pu provocare irritabilit, frequenti mal di testa o problemi di concentrazione; in stato avanzato, pu causare edemi o predisporre allo scompenso cardiaco. Anche in questo caso bisogna tenere presente che simili problemi possono avere numerosissime cause. C' motivo di preoccupazione solo se compaiono molto spesso o in forma violenta, ed  raro che dipendano solo da carenza vitaminica.
I sintomi della malnutrizione aiutano per a comprendere a che cosa servano le vitamine. Chi non si alimenta esclusivamente di riso brillato o di alcol, nella stragrande maggioranza dei casi ne  ben fornito. Dato che i batteri intestinali possono contribuire al nostro approvvigionamento, sono molto pi che produttori di peti allo zolfo muniti di eliche. Ed  proprio questo a renderli tanto interessanti.
Ruminococcus
Su questa famiglia ci sono opinioni contrastanti, almeno fra gli scienziati. Alcuni, pur avendo constatato personalmente l'esistenza degli enterotipi, hanno individuato solo i Prevotella e i batteroidi, ma non il gruppo dei Ruminococcus. Altri giurano sulla loro esistenza, altri ancora sostengono che ci sia anche un quarto gruppo di famiglie batteriche, e un quinto eccetera. Simili discussioni possono rovinare la pausa caff di un congresso.
Per non scontentare nessuno, diciamo che questo gruppo potrebbe esistere. Il loro ipotetico alimento prediletto: le pareti cellulari vegetali. Eventuali colleghi: batteri Akkermansia, che scompongono il muco e assorbono lo zucchero abbastanza in fretta. La sostanza sfornata dai Ruminococcus  l'eme. Il nostro organismo ne ha bisogno ad esempio per produrre sangue.
Un personaggio che forse aveva qualche problema con la produzione dell'eme era il conte Dracula. Nella sua patria, la Romania, esiste un difetto genetico che si manifesta come segue: intolleranza all'aglio e alla luce del sole e minzione rossa. Quest'ultimo fenomeno  causato da un malfunzionamento della produzione ematica, per cui il paziente si trova a orinare prodotti intermedi non finiti. Un tempo se ne deduceva: chi piscia rosso, ha bevuto sangue. Oggi chi  affetto da questa malattia viene curato e non diventa protagonista di storie raccapriccianti.
Anche se non dovesse esistere nessun gruppo Ruminococcus, questi batteri sono comunque presenti nei nostri intestini. Perci vale la pena di sapere qualcosa di pi sul loro conto, su Dracula e sui colori dell'urina. Per esempio, i topi privi di questi batteri intestinali hanno difficolt a produrre l'eme; affermare che i suddetti microbi siano importanti a questo scopo non  dunque cos privo di fondamento.
Ora abbiamo compreso meglio il piccolo mondo dei batteri intestinali. I loro geni sono un vero serbatoio di risorse: ci aiutano nella digestione, producono vitamine e altre sostanze utili. Attualmente, stiamo cominciando a identificare le caratteristiche di ogni enterotipo e a ricercare modelli. Lo facciamo per un motivo: centomila miliardi di piccoli esseri viventi dimorano nella nostra pancia ed  molto probabile che facciano sentire la loro presenza. Ora spingiamoci un po' pi in l e cerchiamo di descrivere l'impatto reale di questi microrganismi: in che modo influenzano il nostro metabolismo? Quali di essi sono benefici e quali dannosi?
Il ruolo della flora intestinale
A volte raccontiamo delle enormi frottole ai nostri figli. Perch sono molto belle, come la storia dell'uomo barbuto che una volta all'anno vola nel cielo con la sua slitta trainata da renne e porta regali a tutti i bambini, e quella del coniglietto di Pasqua, che nasconde uova in giardino. A volte non ci rendiamo neppure conto di mentire. Come durante il tipico rituale dei pasti: Una cucchiaiata per la zia, una per lo zio; una per la mamma e una per la nonna... Se volessimo intrattenere i bambini in modo scientificamente corretto, dovremmo dire: Una cucchiaiata per te, piccolino. Una minuscola parte della prossima per i tuoi microbi batteroidi. Una miniporzioncina anche per i Prevotella. E una ancora pi piccola per gli altri microrganismi che hai nella pancia e aspettano la pappa. Potremmo anche salutare cordialmente i microcolleghi intestinali che mangiano insieme a noi. In fin dei conti, batteroidi & co. ci aiutano a nutrire il nostro bambino e lo fanno coscienziosamente. E non solo quando  neonato. Anche gli adulti vengono nutriti un bocconcino alla volta dai loro batteri intestinali. Questi esserini elaborano le sostanze che altrimenti non saremmo in grado di scomporre e ne condividono i rimasugli con noi.
Da anni ci si chiede se i batteri intestinali influenzino il metabolismo e quindi anche il nostro peso. Innanzi tutto, teniamo presente il concetto di base: quando i batteri mangiano con noi, non ci rubano nulla. I batteri intestinali non si trattengono praticamente mai nei punti dell'intestino tenue dove noi scomponiamo e assorbiamo da soli i nostri alimenti. Le pi alte concentrazioni batteriche si trovano nei punti dove la digestione  quasi terminata e rimangono da trasportare le sostanze non digerite. Pi ci si allontana dall'intestino tenue e ci si avvicina al crasso, pi alta  la concentrazione di batteri per ogni centimetro quadrato di mucosa intestinale. Cos deve essere e l'intestino fa in modo che la situazione rimanga tale. Se l'equilibrio viene infranto e i microbi si spostano in massa verso l'intestino tenue, si parla di bacterial overgrowth, cio di eccessiva proliferazione batterica. Sintomi e conseguenze di questo quadro clinico ancora in larga misura poco studiato possono essere forti flatulenze, dolori addominali, dolori articolari, infiammazioni intestinali, carenze alimentari e anemia.
Per i ruminanti, le cose vanno in modo completamente diverso. Le mucche, ad esempio, sono belle robuste, per essere animali che si cibano solo d'erba e altre piante. A nessuno verrebbe in mente di prenderle in giro perch sono vegane. Il loro segreto? I batteri rimangono nelle parti alte del loro tubo digerente. Le mucche non cercano di digerire il cibo innanzi tutto da sole, bens consegnano immediatamente i carboidrati complessi delle piante a batteroidi & co. Questi ne ricavano un bel pranzetto di facile digestione.
Disporre di batteri nelle parti alte del tubo digerente  pratico. I microbi sono ricchi di proteine; da un punto di vista strettamente nutrizionale, sono come minuscole bistecchine. Una volta terminato il servizio nello stomaco, scivolano verso il basso e vengono digeriti. La mucca ha dunque una fonte proteica di prim'ordine: minuscole bistecche di microbi di produzione propria. I nostri batteri intestinali si trovano troppo in fondo al tubo digerente per svolgere questo comodo servizio bistecca e noi li eliminiamo non digeriti.
I roditori tengono i propri microbi in basso come noi, ma non si lasciano sfuggire tanto volentieri le proteine; cos mangiano semplicemente la propria cacca. Noi non lo facciamo, e per compensare l'incapacit di valorizzare i batteri ricchi di proteine che abbiamo nell'intestino crasso, andiamo al supermercato a comprare carne o tofu. Eppure, anche se non li digeriamo, approfittiamo comunque del loro lavoro: i batteri producono infatti piccole sostanze nutritive talmente minuscole da poter essere assimilate attraverso le cellule intestinali.
Per giunta, i microbi riescono a fare questa cosa anche al di fuori dell'intestino: lo yogurt non  altro che latte predigerito da batteri. Il lattosio, lo zucchero del latte, viene suddiviso in grossi pezzi e trasformato in acido lattico (lattato) e in piccole molecole saccaridiche, ecco perch lo yogurt  complessivamente pi acido e dolce del latte. Il nuovo acido che si forma ha un effetto aggiuntivo: fa coagulare l'albumina del latte, che diventa pi solido, cio acquista la consistenza dello yogurt. Il latte predigerito (lo yogurt) risparmia lavoro all'organismo: non ci resta che finire di digerirlo.
Ecco perch conviene far predigerire il cibo da batteri in grado di realizzare alimenti particolarmente sani. I produttori di yogurt minimamente consapevoli impiegano batteri che elaborano pi acido lattico destrogiro che levogiro. Si tratta di due molecole specularmente opposte. Per i nostri enzimi digestivi, l'acido lattico levogiro  come una forbice per mancini in mano a normali destrorsi: difficile da digerire. Ecco perch al supermercato  meglio scegliere yogurt sulla cui lista degli ingredienti compaiono scritte tipo: Contiene soprattutto acido lattico destrogiro.
I batteri non si limitano a scomporre i nostri alimenti, bens producono sostanze del tutto nuove. Il cavolo bianco contiene per esempio meno vitamine dei crauti da esso ricavati: sono infatti i batteri a produrne in aggiunta. E sono microbi e funghi a dare gusto e cremosit ai formaggi e a formare buchi sulla loro superficie. Negli insaccati tipo Lyoner o nel salame vengono spesso aggiunte le cosiddette colture starter, con cui si intende: Non abbiamo il coraggio di dirvelo, ma sono i batteri (soprattutto gli stafilococchi) a renderli cos buoni. Nel vino e nella vodka apprezziamo un prodotto finale del metabolismo dei lieviti, chiamato alcol. Il lavoro dei minuscoli esseri viventi non finisce assolutamente nella botte. Quasi tutto quel che vi racconter un sommelier non viene imbottigliato. Sensazioni come il retrogusto sono posticipate, perch i batteri hanno bisogno di tempo per svolgere il proprio lavoro. Si sistemano nella zona posteriore della lingua e cominciano subito a scomporre il cibo e le bevande. Tutto quel che viene liberato dai microbi, lascia un retrogusto. Ogni esperto di vini sentir un sapore leggermente diverso, a seconda dei batteri che ha sulla lingua. In ogni caso,  molto carino da parte di questi conoscitori parlare dei propri microbi. Chi altro, al giorno d'oggi, se ne compiacerebbe cos tanto?
Nella nostra bocca vive circa un centesimo dei batteri presenti nell'intestino, eppure sentiamo gi il sapore del loro lavoro. Il nostro tubo digerente pu ben rallegrarsi di disporre di un popolo cos vasto e pieno di risorse. Se il glucosio e il fruttosio sono facili da digerire in s, molti intestini hanno serie difficolt con lo zucchero del latte. I loro proprietari soffrono dunque di intolleranza al lattosio. Per quanto riguarda la digestione dei carboidrati vegetali complessi, l'intestino sarebbe nei guai fino al collo, se dovesse possedere gli enzimi necessari a scomporre ogni sostanza ingerita. I microbi sono veri esperti in materia. In cambio di alloggio e avanzi alimentari, si occupano delle faccende troppo complicate per noi.
L'alimentazione occidentale  costituita al 90 per cento da quel che mangiamo e al 10 per cento da quel che ci offrono quotidianamente i batteri. Dopo nove pasti, il decimo  offerto dalla casa, per cos dire. Nutrire gli adulti  il lavoro principale di alcuni dei nostri inquilini. Naturalmente, la qualit del cibo che ingeriamo non  indifferente, e neppure quella dei batteri che ci alimentano. In altre parole: quando si parla di peso, non dovremmo pensare solo alle calorie, bens anche al mondo dei microbi che si siedono sempre a tavola con noi.
I batteri possono farci ingrassare? Come?
Tre ipotesi
1.
La flora batterica contiene troppi batteri barilotto. Questi sono efficienti nello scomporre i carboidrati, ma se prendono il sopravvento, abbiamo un problema. I topi magri eliminano un certo numero di calorie indigeribili; i loro colleghi grassi molte meno. La loro flora batterica sfrutta ogni minima parte dello stesso mangime e nutre allegramente la signora o il signor topo. Per quanto riguarda gli umani, pu significare che alcuni si ritrovano fastidiosi cuscinetti di grasso, anche se non mangiano pi degli altri; forse la loro flora batterica intestinale ricava di pi dal cibo.
Com' possibile? Con i carboidrati non digeribili i batteri possono produrre diversi acidi grassi: i batteri amanti della verdura producono tendenzialmente acidi grassi per l'intestino e il fegato, altri microbi producono acidi grassi che nutrono anche il resto del corpo. Ecco perch una banana pu far ingrassare meno di mezza tavoletta di cioccolato con lo stesso numero di calorie: i carboidrati vegetali attirano maggiormente l'attenzione dei fornitori locali, piuttosto che quella degli approvvigionatori di tutto il corpo.
Da studi su individui sovrappeso  emerso che possiedono una flora intestinale meno varia, con una prevalenza di determinati gruppi di batteri che metabolizzano soprattutto carboidrati. Tuttavia, un sovrappeso in piena regola richiede la presenza di altri fattori. Al termine di un esperimento, i topi di laboratorio erano ingrassati del 60 per cento circa. I batteri approvvigionatori non ce la fanno da soli a ottenere un simile risultato. Si  dunque preso in esame un altro marker del forte sovrappeso: l'infiammazione.
2.
I problemi del metabolismo come sovrappeso, diabete e alti livelli di grassi nel sangue sono nella maggior parte dei casi accompagnati da marker infiammatori nel sangue leggermente pi elevati della norma. I valori non sono cos alti da richiedere un trattamento, che invece si impone per esempio in caso di ferite o di avvelenamento del sangue. Il fenomeno viene perci chiamato infiammazione subclinica. I batteri sono dei veri esperti di infiammazioni. Sulla loro superficie esiste una molecola segnale che dice al corpo: Infiammati!
In presenza di ferite, il meccanismo  molto utile: l'infiammazione investe e combatte i germi. Fintanto che i batteri rimangono nelle loro mucose intestinali, la molecola segnale non interessa a nessuno. Tuttavia, in caso di cattive combinazioni batteriche e di un'alimentazione troppo grassa, ne giungono troppi nel sangue e il corpo sviluppa una leggera infiammazione. In simili circostanze, qualche scorta di grasso in pi in previsione di ristrettezze non guasta.
Le molecole segnale dei batteri possono arrivare anche in altri organi e influenzare il metabolismo: nei roditori e negli umani si legano al fegato o allo stesso tessuto adiposo e fanno in modo che venga accumulato grasso in queste zone. Interessante  anche l'effetto sulla tiroide: le infiammazioni batteriche le complicano il lavoro, la produzione di ormoni diminuisce e di conseguenza anche l'effetto brucia-grassi.
A differenza di altre infezioni che logorano il corpo e fanno dimagrire, l'infiammazione subclinica fa ingrassare.
Inoltre, non  detto che le infiammazioni subcliniche siano causate solo da batteri:  stato osservato che potrebbero derivare anche da uno squilibrio ormonale, dalla presenza di troppi estrogeni, da una carenza di vitamina D o anche dall'assunzione di troppi alimenti contenenti glutine.
3.
Attenzione: roba impressionante! Nel 2013  stata formulata la seguente ipotesi: i batteri intestinali possono influenzare l'appetito del loro proprietario. Detto brutalmente: gli attacchi di fame delle dieci di sera con scorpacciate di bombe di caramello rivestite di cioccolato, seguite da un sacchetto intero di snack salati non derivano sempre dall'organo che compila la dichiarazione dei redditi. Non nel cervello, bens nell'intestino, risiede un gruppo di batteri che dopo tre giorni di dieta e sacrificio desidera hamburger. Ha un modo molto accattivante di parlarci, infatti non siamo capaci di dirgli di no.
Per comprendere questa ipotesi, dobbiamo calarci nella materia cibo. Potendo scegliere fra diversi alimenti, il pi delle volte decidiamo in base alla voglia e all'umore. Quanto finiremo per mangiare dipender dal senso di saziet. I batteri, in teoria, dispongono di mezzi e metodi per influenzare sia la voglia sia il senso di saziet. Che possano condizionare anche l'appetito, per il momento, come si diceva, rimane solo un'ipotesi. Tuttavia, non sarebbe cos assurdo affermare che quel che mangiamo, e quanto, per loro sia una questione di vita o di morte. In tre milioni di anni di coevoluzione, anche i semplici batteri hanno avuto il tempo di sistemarsi egregiamente nel loro mondo all'interno degli umani.
Per instillare la voglia di un determinato cibo, bisogna arrivare al cervello. Ed  difficile. Il cervello  protetto da dure meningi. Ancora pi spessi sono gli strati protettivi di tutti i vasi sanguigni che lo percorrono. In questo deserto arrivano solo zuccheri puri, minerali e sostanze minuscole e liposolubili come le molecole segnale neuronali. La nicotina, per esempio, riesce a penetrare, scatenando sensazioni gratificanti o uno stato di rilassata vigilanza mentale.
I batteri sono in grado di produrre simili sostanze minuscole capaci di superare gli spessi strati protettivi dei vasi sanguigni e di raggiungere il cervello. Per esempio, la tirosina e il triptofano. Una volta giunti nel cervello, questi amminoacidi si trasformano in dopamina e serotonina. Dopamina? Non viene subito da pensare a un centro della gratificazione? Serotonina? Ne abbiamo gi sentito parlare. I soggetti depressi ne hanno troppo poca. Pu infondere un senso di soddisfatto torpore. Proviamo a ripensare al cenone di Natale: alla fine ci siamo appisolati contenti sul divano?
L'ipotesi  dunque la seguente: i nostri batteri ci ricompensano quando hanno ricevuto un carico adeguato di nutrimento.  una sensazione gradevole che fa venire voglia di determinati alimenti. Non solo per via delle sostanze che contengono, bens anche per la loro capacit di stimolare i nostri trasmettitori. Lo stesso principio vale anche per la saziet.
In diversi studi si  dimostrato che i segnali biochimici della saziet aumentano decisamente quando assecondiamo le esigenze dei nostri batteri, cio assumiamo sostanze che arrivano indigerite nell'intestino crasso, dove possono essere mangiate dai batteri. Gli spaghetti e il pane da toast bianco non rientrano in questa categoria, cosa che potrebbe anche sorprendere. L'argomento sar approfondito nell'ultimo capitolo (sotto il titoletto Prebiotici).
La saziet in generale viene segnalata da due parti: dal cervello e da tutto il resto del corpo. Purtroppo, molte cose possono andare storte; per esempio, le persone sovrappeso possono avere geni della saziet difettosi, cio semplicemente incapaci di creare un senso di pienezza. Secondo la teoria del cervello egoista, il cervello non ottiene abbastanza dall'alimentazione e di conseguenza decide di non essere sazio. Ma dall'alimentazione non dipendono solo i tessuti del corpo e l'organo del pensiero, bens anche i nostri microbi. Sembrano relativamente piccoli e insignificanti: due chili di batteri in un intestino. Che cosa pretendono?
Se pensiamo a tutte le funzioni della flora intestinale, si capisce che esprima i propri desideri. I batteri sono veri allenatori del sistema immunitario, nonch aiutanti della digestione, produttori di vitamine e maestri nel contrastare le tossine presenti nel pane ammuffito o nei farmaci. Naturalmente, la lista non  completa, ma ormai dovrebbe risultare chiaro:  probabile che abbiano un qualche influsso anche sul senso di saziet.
Quel che non si  ancora ben capito  se siano determinati batteri a manifestare voglie particolari. Quando rimaniamo a lungo senza mangiare dolciumi, a un certo punto la flora intestinale non ne sente pi cos tanto la mancanza. Significa che la lobby del cioccolato e degli orsetti gommosi viene lasciata deperire? Possiamo solo formulare ipotesi.
Innanzi tutto, non bisogna figurarsi il corpo come un'immagine bidimensionale in cui vige una rigorosa legge di causa-effetto. Il cervello, il resto del corpo, i batteri e i componenti della nutrizione interagiscono in modo quadridimensionale. Comprendere meglio tutte e quattro le assi  sicuramente molto utile.  indubbio che sia pi facile interferire con i batteri piuttosto che con il cervello e con i geni, ed  proprio questo a renderli tanto interessanti. Il nutrimento che ci forniscono non contribuisce solo ad aumentare la pancetta e i cuscinetti sulle cosce; i batteri influenzano per esempio la quantit di grassi che abbiamo nel sangue. Si tratta senz'altro di un tema attuale, infatti il sovrappeso e i valori alti di colesterolo sono collegati ai grandi problemi di salute del nostro tempo: pressione alta, arteriosclerosi e diabete.
Colesterolo e batteri intestinali
Il nesso fra batteri e colesterolo fu scoperto per la prima volta negli anni Settanta. Alcuni ricercatori americani studiarono i Masai, meravigliandosi per i bassi livelli di colesterolo di questi guerrieri africani che si cibavano praticamente solo di carne e bevevano latte come se fosse acqua. Una simile sovrabbondanza di grassi animali non causava loro nessuna eccedenza lipidica nel sangue. Gli scienziati ipotizzarono che il latte contenesse una sostanza segreta in grado di tenere bassi i livelli di colesterolo.
Fecero quindi tutto il possibile per trovare questa sostanza. Oltre al latte di vacca, analizzarono il latte di cammella e di ratto. A volte i valori di colesterolo diminuivano, altre no. Simili risultati erano del tutto inutilizzabili. Ai Masai fu in seguito somministrato un sostituto vegetale del latte (il Coffeemate) con l'aggiunta di abbondanti dosi di colesterolo, ma i valori nel sangue dei guerrieri non cambiarono. Secondo i ricercatori, questo risultato confutava l'ipotesi del latte.
Nel frattempo, avevano notato che i Masai bevevano spesso il latte cagliato. A nessuno venne in mente per che per far cagliare il latte ci vogliono determinati batteri. La loro presenza avrebbe potuto spiegare anche l'esito degli esperimenti con il Coffeemate. I batteri, una volta insediati nell'intestino, possono continuare a sopravvivere anche se si passa al latte vegetale addizionato di colesterolo. Persino dopo aver osservato che i livelli di colesterolo si abbassavano del 18 per cento ogni volta che i Masai bevevano latte cagliato, questi scienziati continuarono a cercare la sostanza misteriosa. Tanto zelo cieco non diede alcun frutto.
Questi studi sui Masai non soddisferebbero i livelli di rigore scientifico richiesto al giorno d'oggi. I gruppi sperimentali erano molto ridotti. Inoltre, i Masai corrono per circa 13 ore al giorno e ogni anno fanno mesi di digiuno: non li si pu certo paragonare a normali mangiatori di carne europei. Eppure i risultati di questi studi furono riscoperti decenni dopo. Da ricercatori ormai consapevoli dell'influsso dei batteri. Esistevano dunque microbi in grado di abbassare i livelli di colesterolo? Perch non verificarlo in laboratorio? Bast un'ampolla con un bel brodo di sostanze nutritive, una temperatura ottimale di 37 C, un'aggiunta di colesterolo puro e una manciata di microbi - et voil. Il batterio utilizzato era il Lactobacillus fermentus e il colesterolo... spar. Almeno gran parte di esso.
Gli esperimenti possono avere esiti molto diversi, a seconda che li si esegua in un'ampolla di vetro o su opistoconti. Leggere certi articoli scientifici per me  come un giro sull'ottovolante delle emozioni: Il batterio L. plantarum Lp91 pu abbassare considerevolmente i livelli troppo alti di colesterolo e di trigliceridi nel sangue, aumenta i valori delle HDL (lipoproteine ad alta densit, altrimenti note come colesterolo buono), e riduce il rischio di arteriosclerosi, come dimostra uno studio effettuato su 112 criceti dorati siriani. Mai nella vita ero rimasta tanto delusa dai criceti dorati siriani. I test sugli animali sono i primi esperimenti che si possono effettuare su sistemi viventi. Se avessero scritto come dimostra uno studio su 112 americani sovrappeso, l'affermazione avrebbe avuto tutt'altro impatto.
Eppure risultati del genere hanno un grande valore. La somministrazione di alcune specie di batteri a topi, ratti e maiali ebbe effetti talmente positivi che si ritenne opportuno eseguire gli studi anche su esseri umani. A gruppi di volontari furono dunque somministrati regolarmente batteri e, dopo un certo periodo di tempo, misurati i valori di colesterolo. I batteri impiegati a tal scopo, le quantit e il tempo di somministrazione erano spesso variabili. In alcuni casi, gli studi ebbero esiti positivi, in altri no. Inoltre, nessuno sapeva con certezza se i batteri somministrati sopravvivessero agli acidi gastrici in quantit sufficienti a influenzare i livelli di colesterolo.
 solo da pochi anni che vengono effettuati studi davvero affascinanti. Nel 2011, 114 volontari canadesi mangiarono per due volte al giorno uno yogurt preparato appositamente per loro. Il batterio aggiunto era il Lactobacillus reuteri, in una forma particolarmente resistente alla digestione. Nel giro di sei settimane i loro valori di colesterolo cattivo scesero dell'8,9 per cento; si tratta suppergi della met del risultato che si ottiene assumendo un farmaco anticolesterolo non troppo forte, ma senza effetti collaterali. In altri studi con ceppi batterici diversi, si riusc addirittura ad abbassare i valori di colesterolo dell'11 o addirittura del 30 per cento. Questi risultati positivi non sono stati ancora confermati da studi recenti.
Esistono diverse centinaia di specie batteriche su cui si potrebbe sperimentare in futuro. Per selezionarle, bisogna porsi le seguenti domande: quali capacit deve avere un batterio - o meglio - quali geni? I candidati principali in tal senso sono i geni BSH, sigla che sta per Bile Salt Hydroxylase. In altre parole: i batteri muniti di questi geni sono in grado di scomporre i sali biliari. Che cosa c'entrano i sali biliari con il colesterolo? La risposta si evince dal nome stesso. La parola colesterolo  composta da chol, bile, e stereos, fisso. Questa sostanza fu scoperta per la prima volta nei calcoli biliari. Nel nostro organismo la bile ha il compito di trasportare i grassi e il colesterolo. Con i BSH, i batteri sono in grado di modificare la bile in modo tale da provocarne un malfunzionamento. Di conseguenza, il colesterolo sciolto e il grasso nella bile non vengono pi assimilati con la digestione e finiscono, per dirlo in modo un po' brutale, nel gabinetto. Questo meccanismo  molto utile per i batteri, perch indebolisce la bile - potenzialmente in grado di aggredire la loro membrana cellulare - e cos facendo li aiuta ad arrivare sani e salvi all'intestino crasso. Esistono per altri meccanismi che regolano il rapporto fra batteri e colesterolo: i microbi possono assimilarlo direttamente e incorporarlo nelle loro pareti cellulari, oppure trasformarlo in una nuova sostanza; inoltre, sono in grado di manipolare organi che lo producono. La maggior parte del colesterolo viene prodotta nel fegato e nell'intestino: qui il lavoro pu essere regolato anche dalle piccole molecole segnale dei batteri.
Ora bisognerebbe usare un po' di prudenza e chiedersi: non  che poi il corpo elimina sempre il proprio colesterolo? L'organismo produce dal 70 al 95 per cento del totale ed  un bel po' di lavoro! Per via della parzialit dei media, si potrebbe pensare che il colesterolo sia dannoso in s.  abbastanza falso. Troppo colesterolo non  proprio il massimo, ma neppure troppo poco va bene. Senza colesterolo non avremmo ormoni sessuali n vitamina D, e le nostre cellule sarebbero instabili. L'argomento colesterolo e trigliceridi non riguarda solo la nonna che ama sgranocchiare dolcetti e wurstelini per merenda, bens tutti. Negli studi scientifici, le carenze di questa sostanza vengono associate a problemi di memoria, depressione e aggressivit.
Il colesterolo  la favolosa materia prima con cui si costruiscono cose importanti. In quantit eccessive  effettivamente dannoso: quel che conta  mantenere un sano equilibrio, e i nostri batteri non sarebbero nostri, se non potessero aiutarci in tal senso. Alcuni microbi producono pi propionato, una sostanza che blocca la formazione di colesterolo; altri pi acetato, che invece ne stimola la produzione.
Avreste mai detto che in un capitolo che cominciava con la descrizione di batteri come punti luminosi, saremmo arrivati a parlare di voglie, saziet e colesterolo? Riassumiamo: i batteri integrano la nostra alimentazione, rendono il cibo pi digeribile e producono sostanze. Secondo alcuni scienziati contemporanei, il nostro microbiota intestinale pu essere considerato un organo vero e proprio. Al pari di tutti gli altri, ha un'origine, si sviluppa con noi,  composto da una massa di cellule ed  in perenne collegamento con gli altri colleghi organi.
Teppisti - batteri cattivi e parassiti
A questo mondo esiste sia il bene che il male - anche in quello dei microbi. I cattivi hanno quasi sempre una caratteristica in comune: in fin dei conti, desiderano solo il meglio... per s.
Salmonelle con cappello
Una cruda minaccia terrorizza a volte il coraggioso pioniere della cucina mentre spacca le uova: le salmonelle! Tutti conoscono una o due persone che hanno ricevuto in dono da un pollo mal cotto o da un po' di pasta cruda infinite ondate di diarrea e vomito.
Le salmonelle possono intrufolarsi nel cibo nei modi pi impensabili. Alcune, per esempio, arrivano attraverso la globalizzazione di uova e pollame. Funziona cos: i mangimi africani hanno prezzi veramente imbattibili, perci li facciamo arrivare fin qui in aereo. Solo che in Africa ci sono pi lucertole e tartarughe selvatiche che in Germania. Le salmonelle viaggiano dunque insieme al mangime. Perch? Questi microbi sono normali componenti della flora batterica dei rettili. La tartaruga abbandona tranquillamente il suo mucchietto in mezzo al grano destinato alla Germania, proprio quando il contadino si appresta a mieterlo. Dopo un emozionante viaggio in aereo con viste mozzafiato, il grano completo di batteri di animale corazzato giunge negli allevamenti tedeschi e viene divorato da un famelico pennuto. Le salmonelle non sono componenti naturali della flora batterica intestinale dei polli, bens molto spesso agenti patogeni.
Quindi se finiscono nell'intestino di questi uccelli, hanno il tempo di riprodursi, dopo di che vengono espulsi. Siccome tutti gli articoli di esportazione dei polli escono da un unico buco, l'uovo viene per forza a contatto con le salmonelle presenti nelle feci. Ecco perch all'inizio questi batteri si trovano sul guscio delle uova e vi entrano solo quando questo si rompe.
Ma come fanno le salmonelle a finire nella carne di pollo? Brutta storia. I polli nutriti con mangimi a buon mercato di norma vengono trasportati in grandi macelli. Qui vengono uccisi e decapitati e infine immersi in una vasca. Praticamente  come un centro wellness per salmonelle comprensivo di servizio clistere per polli. In un macello da cui passano quotidianamente 200 mila polli, basta un solo carico di animali alimentati con mangimi scadenti per regalare a tutti gli altri colleghi una profusione di salmonelle. Questi polli finiscono spesso sugli scaffali dei discount come carne surgelata a buon mercato. Se la fai bollire o arrostire ad alte temperature, i germi pericolosi muoiono e non fanno niente di male.
La carne ben cotta solitamente non provoca salmonellosi. Il problema insorge solo quando si mette l'animale a sghiacciare tranquillamente nel lavandino o nello scolainsalata. I batteri si lasciano ibernare e scongelare senza problemi. L'enorme biblioteca batterica del nostro laboratorio consiste in una collezione di curiosi germi (di pazienti) che hanno sopportato senza problemi temperature fino a - 80 C e hanno continuato a vivere allegramente dopo lo scongelamento. Solo il calore li uccide; bastano dieci minuti a 75 C per ammazzare tutte le salmonelle. Ecco perch non sar il pollo cotto a puntino a combinare il guaio, bens l'insalata rimasta per breve tempo nello stesso contenitore.
Insomma, ci accorgiamo di venire regolarmente a contatto con la flora intestinale dei nostri animali da allevamento solo quando ci ritroviamo alle prese con germi completamente estranei che causano diarrea. Tutto il resto  vita quotidiana; in fondo, dobbiamo pur ricavarli da qualche parte i nostri batteri. In generale, chi mangia uova biologiche di campagna prese da polli nutriti con mangime di produzione autoctona corre tendenzialmente meno rischi di venire contaminato da germi pericolosi, a meno che il contadino stesso non sia ghiotto di polli da discount.
Se abbiamo cucinato veramente male il pollo, finiamo per ingerire cellule muscolari del pollo miste a cellule batteriche di salmonella. Per metterci fuori combattimento, ci vogliono da diecimila a un milione di microrganismi unicellulari come questi. Un milione di germi del genere hanno un quinto del volume di un granello di sale. Come fa un esercito cos minuscolo a costringere ad andare al gabinetto un colosso enorme come un essere umano, con un volume pari a circa 600.000.000 di granelli di sale?  come se un capello di Obama potesse governare tutti gli americani.
Innanzi tutto, le salmonelle si moltiplicano molto pi in fretta dei capelli. Quando regnano temperature sopra i 10 C, la salmonella si risveglia dal letargo e comincia a crescere diligentemente. Possiede molti sottilissimi braccioli per nuotare finch non arriva alla mucosa intestinale e vi si aggrappa. Da l penetra nelle nostre cellule, queste si infiammano e drenano liquidi dalle cellule nell'intestino per lavar via l'agente infettivo il pi velocemente possibile.
Dall'ingestione casuale all'espulsione acquosa possono passare alcune ore o addirittura giorni. A meno che non si sia molto piccoli, vecchi o deboli, questo tipo di lavaggio funziona bene, mentre gli antibiotici provocherebbero pi danni che benefici. In ogni caso, bisogna fare tutto il possibile per emarginare le salmonelle. Dopo una scarica nel gabinetto o aver riempito un sacchetto di vomito, dobbiamo impedire loro di venire a contatto con le mani e di vedere il mondo esterno. Non c' spazio per la piet: dobbiamo armarci di acqua e sapone ed eliminarle, mettendo bene in chiaro: Non c' niente che non va in te,  un problema mio: non riesco a gestirmi tutto questo attaccamento.
Le salmonelle sono la causa pi frequente di infezioni di origine alimentare. Non si trovano solo nei prodotti dei polli, anche se l scorrazzano particolarmente volentieri. E ce ne sono di diversi tipi. Quando in laboratorio arrivano campioni di feci di pazienti, possiamo eseguire test con vari anticorpi. Se un anticorpo si lega alle salmonelle, si formano grossi grumi visibili ad occhio nudo.
Quando succede, siamo in grado di dire: l'anticorpo contro la salmonella che causa vomito numero XY reagisce in modo violento, quindi  davvero una salmonella del vomito XY. Funziona cos anche nel nostro organismo. Il sistema immunitario conosce nuove salmonelle e dice: Ehi, forse da qualche parte c' un cappello adatto a te! Poi lo va a cercare nel proprio guardaroba, glielo sistema in testa e incarica un cappellaio di produrre un milione di copricapi adatti a quelle salmonelle. Con il cappello in testa, non hanno un'aria tanto pericolosa, bens ridicola. Sono troppo pesanti per continuare ad andare per i fatti loro e non ci vedono abbastanza bene per aggredire efficacemente alcunch. Gli anticorpi da laboratorio sono, per cos dire, una selezione di piccoli cappelli diversi. Quando ne troviamo uno adatto, i batteri appesantiti dal copricapo sprofondano insieme in grumi e, in base al cappello indossato, possiamo stabilire che tipo di salmonella il campione di feci conteneva.
Se non vogliamo costringere il nostro sistema immunitario a cercare cappelli e se non siamo proprio grandi fan degli attacchi di vomito e diarrea, possiamo seguire un paio di accorgimenti.
Regola numero uno: taglieri di plastica, perch si lavano meglio e i batteri fanno pi fatica a sopravvivere nelle loro scanalature, piuttosto che in quelle del legno.
Regola numero due: tutto quel che viene a contatto con la carne cruda o i gusci d'uovo deve essere lavato ad alte temperature e risciacquato con cura: taglieri, mani, posate, spugnette o scolainsalata.
Regola numero tre: se possibile, cuocere bene la carne e le uova. Alzarsi da una cenetta romantica per mettere di nuovo il tiramis nel microonde sarebbe una mossa un po' drastica. In questi casi, bisogna semplicemente assicurarsi di acquistare uova fresche e buone e di conservarle sempre a temperature sotto i 10 C.
Regola numero quattro: pensare anche a quel che accade fuori dalla cucina. Chi avesse appena dato da mangiare all'iguana domestica e fosse tornato in cucina a mangiare qualcosa per poi fare un salto al gabinetto, magari ripensi alle mie parole: le salmonelle sono normali componenti della flora batterica dei rettili.
L'Helicobacter: l'animale domestico 
pi antico dell'umanit
Thor Heyerdahl era un uomo tranquillo dalle idee molto chiare. Osservava le correnti marine e i venti e si interessava di ami e vestiti di corteccia d'albero. Tutto ci contribu a convincerlo che la Polinesia fosse stata scoperta per la prima volta da marinai provenienti dal Sudamerica e dal Sudest asiatico. Secondo la sua tesi, potevano esservi giunti a bordo di zattere sospinte dalle correnti. All'epoca nessuno riteneva possibile che una semplice zattera potesse sopportare un viaggio di ottomila chilometri sul Pacifico. Thor Heyerdahl non cerc di convincere i suoi simili con lunghe argomentazioni. Si rec invece in Sudamerica, costru una zattera rudimentale con dei tronchi d'albero, port con s un po' di noci di cocco e ananas in scatola e and in Polinesia. Quattro mesi dopo pot finalmente annunciare senza la minima esitazione: Aha! Allora  possibile!
Trent'anni pi tardi, un altro scienziato di nome Barry Marshall intraprese una spedizione non meno emozionante. Lui, in realt, non si avventur per il vasto oceano, bens si chiuse in un piccolo laboratorio illuminato da lampade al neon. Qui, sotto lo sguardo vigile del collega John Warren, afferr un vaso, lo avvicin alla bocca e ne bevve coraggiosamente il contenuto. Pochi giorni dopo, Barry Marshall si prese una gastrite e annunci orgoglioso al mondo: Aha! Allora  possibile!
Sarebbero dovuti passare altri trent'anni perch un gruppo di scienziati berlinesi e irlandesi collegasse i campi di ricerca di questi due uomini tanto diversi fra loro. Il batterio dello stomaco di Marshall avrebbe dovuto fornire informazioni sul primo insediamento di polinesiani. Stavolta nessuno si mise in mare n bevve alcunch. Gli studiosi si limitarono infatti a chiedere ad alcuni abitanti originari dei deserti e degli altipiani della Nuova Guinea di donare un po' del contenuto del loro stomaco.
 una storia che parla di confutazione di paradigmi, di dedizione alla propria ricerca, di un esserino munito di elica e di un grosso felino affamato.
Il batterio Helicobacter pylori vive nello stomaco di mezza umanit.  una scoperta relativamente recente che d'acchito suscit lo scherno della comunit scientifica. Perch mai un essere vivente avrebbe dovuto vivere in un luogo tanto ostile alla vita? In una caverna piena di acidi ed enzimi in grado di demolire le sostanze? L'Helicobacter pylori non  il tipo da lasciarsi impressionare da cose del genere. Questo batterio ha sviluppato due strategie per sopravvivere egregiamente proprio in questo territorio ostile.
In primo luogo, uno dei prodotti del suo metabolismo  talmente basico da neutralizzare gli acidi nelle sue immediate vicinanze. In secondo luogo, si intrufola sotto la mucosa, che protegge la parete dello stomaco dagli stessi acidi gastrici. Di norma, questa mucosa ha una consistenza gelatinosa; l'Helicobacter  in grado di renderla pi liquida per potersi muovere comodamente al suo interno. Possiede lunghi filamenti proteici che agita come eliche.
Marshall e Warren erano convinti che l'Helicobacter causasse gastrite e ulcera. Fino ad allora era opinione comune che simili problemi allo stomaco avessero cause psicosomatiche (per esempio, lo stress) o che dipendessero da una secrezione acida difettosa dello stomaco. Marshall e Warren non dovettero solo combattere il pregiudizio, dato che tutti erano convinti che nulla sarebbe potuto sopravvivere agli acidi gastrici, bens anche dimostrare che un solo batterio era in grado di provocare malattie secondo modalit diverse dalle normali infezioni. All'epoca i batteri erano conosciuti solo in quanto cause di ferite infette, febbre e raffreddore.
Dopo aver ingerito in via sperimentale batteri Helicobacter, Marshall, un uomo perfettamente sano, si ammal di gastrite (da cui guar con una cura antibiotica), ma dovettero passare quasi dieci anni perch la scoperta dei due ricercatori fosse accettata dal mondo della scienza. Oggi, in presenza di disturbi gastrici, si effettua un esame di routine per stabilire se ci sia lo zampino di questo batterio. Al paziente viene fatta bere una sostanza particolare; eventuali Helicobacter presenti nello stomaco la scompongono liberando un gas inodore che un macchinario  in grado di intercettare nel respiro del malato. Bere, aspettare, respirare. Un esame relativamente facile.
C' una cosa per che i due ricercatori non avrebbero mai potuto immaginare: non avevano scoperto solo la causa di una malattia, bens uno dei pi antichi animali domestici dell'umanit. I batteri Helicobacter vivono negli esseri umani da pi di cinquantamila anni e si sono sviluppati insieme a noi. Quando i nostri antenati intraprendevano le loro grandi migrazioni, portavano con s i propri Helicobacter, che a loro volta fondavano nuove popolazioni. Attualmente, in Africa esistono tre ceppi diversi di questi microbi, in Asia due e in Europa uno. Le differenze fra i batteri gastrici dei gruppi umani sono proporzionali alla distanza che li separa e alla durata della separazione. Con la tratta degli schiavi, il ceppo africano arriv in America. Nell'India settentrionale, buddhisti e musulmani ospitano due ceppi diversi. Gli abitanti dei paesi industrializzati condividono spesso gli Helicobacter dei famigliari; lo stesso vale per le comunit dove le persone vivono a stretto contatto fra loro, come per esempio in Africa.
Non tutti coloro che possiedono Helicobacter nello stomaco hanno problemi (altrimenti quasi un terzo dei tedeschi ne risentirebbe). Eppure, la maggior parte dei disturbi gastrici deriva proprio dallo stesso batterio. Questo perch i germi possono avere diversi livelli di pericolosit. La variante pi aggressiva ha due caratteristiche ormai note: la prima si chiama cagA ed  una specie di minuscola siringa con cui il batterio spruzza particolari sostanze nelle nostre cellule. L'altra si chiama VacA e punzecchia le cellule dello stomaco in continuazione. Cos facendo, finisce per farle morire pi in fretta. Le probabilit di avere disturbi gastrici sono molto pi alte in presenza della siringhetta o del gene VacA. In loro assenza, il batterio se ne va in giro ad agitare le sue eliche senza dare troppo fastidio.
Bench tutti i tipi di Helicobacter abbiamo moltissime caratteristiche in comune, ognuno di essi  unico quanto la persona che lo ospita. Questo germe si adatta sempre al suo portatore e si modifica con lui. Una simile capacit pu risultare utile per capire chi ha attaccato una malattia a chi. I grossi felini hanno un Helicobacter da felini. Si chiama Helicobacter acinonychis. Poich  molto simile a quello umano, ci si  chiesti chi avesse mangiato abitualmente chi nella preistoria: l'uomo primitivo la tigre o la tigre l'uomo primitivo?
Studiando i geni, si  capito che nell'agente patogeno di questi grandi felini erano stati inattivati soprattutto i geni che li avrebbero aiutati a adattarsi allo stomaco dell'uomo e non viceversa. Mangiando l'uomo primitivo, la tigre si era appropriata anche del suo microbo gastrico. Non potendo essere spappolato dai denti, il batterio si adatt bene e la belva dot se stessa e i suoi successori di un Helicobacter. Almeno esiste un po' di giustizia.
Ma l'Helicobacter  buono o... cattivo?
L'Helicobacter  cattivo
Poich il germe si annida nella mucosa e vi si agita dentro, indebolisce le nostre barriere protettive. Di conseguenza, l'aggressivo acido gastrico non digerisce solo il cibo, bens anche una parte delle proprie cellule. Se poi il batterio dispone anche della siringhetta e del gene irritante, infierisce ulteriormente sulle cellule dello stomaco. Circa un quinto delle persone che possiede questo batterio subisce piccole lesioni alla parete gastrica. Tre quarti di tutte le ulcere gastriche e quasi la totalit di quelle dell'intestino tenue derivano da una infezione da Helicobacter pylori. Chi riesce a disfarsi del germe con gli antibiotici, si libera anche dei problemi di stomaco. In alternativa agli antibiotici, potrebbe essere impiegato un estratto concentrato di broccoli chiamato sulforafano. Questa sostanza pu bloccare l'enzima con cui l'Helicobacter neutralizza l'acido gastrico. Chi volesse provare a utilizzarlo al posto degli antibiotici, dovrebbe assicurarsi che sia di buona qualit, e dopo due settimane di assunzione, verificare con il proprio medico curante che l'Helicobacter sia veramente scomparso.
Un'infiammazione duratura non  mai un bene. Come quando veniamo punti da un insetto e pur di non sentire pi il prurito, ci scortichiamo vivi a furia di grattare. Lo stesso succede alle cellule dello stomaco: in presenza di un'infiammazione cronica, sono perennemente irritate e finiscono per demolirsi da sole. Negli anziani pu causare una perdita progressiva di appetito.
Nello stomaco ci sono cellule staminali che, per compensare le perdite, si affrettano a produrre rifornimenti. Quando per queste diligenti produttrici sono sovraccariche, commettono pi errori e a un certo punto possono trasformarsi in cellule tumorali. A prima vista la situazione non sembra cos drammatica sul piano numerico: circa l'1 per cento dei portatori di Helicobacter sviluppa un cancro allo stomaco. Se per ricordiamo che circa la met degli esseri umani possiede questo microbo, l'1 per cento  davvero moltissimo. Per chi non possiede Helicobacter, le probabilit diminuiscono di circa quaranta volte.
Per aver scoperto la relazione fra l'Helicobacter pylori e patologie come la gastrite, l'ulcera e il cancro, nel 2005 Marshall e Warren furono insigniti del premio Nobel. Ci hanno messo vent'anni a passare dal cocktail di batteri al cocktail della vittoria!
Ed  dovuto passare ancora pi tempo perch si individuasse un nesso fra l'Helicobacter e il morbo di Parkinson. Sin dagli anni Sessanta i medici riscontravano spesso problemi gastrici nei malati di Parkinson, eppure all'epoca non si capiva bene che cosa c'entrasse lo stomaco con il tremore alle mani. Fu solo una ricerca su diversi gruppi di abitanti dell'isola di Guam a fare un po' di luce sulla faccenda.
Nella popolazione di alcune parti di quest'isola del Pacifico si registra una concentrazione impressionante di sintomi simili a quelli del morbo di Parkinson. I pazienti manifestano tremore alle mani, ridotta mimica facciale e lentezza nei movimenti. Si  scoperto che l'incidenza della malattia  pi alta nelle zone in cui si mangiano semi di cycas revoluta. Questi semi contengono sostanze tossiche per le cellule nervose. L'Helicobacter pylori  in grado di produrre una tossina quasi identica. I topi a cui  stato somministrato un estratto del batterio (per evitare di infettarli con microbi vivi) hanno manifestato sintomi analoghi agli abitanti di Guam che mangiano semi di cycas revoluta. Non tutti i batteri Helicobacter producono il veleno in questione - assolutamente no! -ma quando succede,  sicuramente un guaio.
L'Helicobacter  buono
Nel corso di uno dei pi importanti studi sull'Helicobacter e i suoi effetti, si giunse alla seguente conclusione: il ceppo ritenuto pericoloso e munito di siringhetta  quello che interagisce di pi con il nostro organismo, per giunta in modo molto vantaggioso per noi. Dopo aver osservato per oltre dodici anni pi di diecimila individui, si  rilevato che i proprietari di questo tipo di Helicobacter avevano pi probabilit di ammalarsi di tumore allo stomaco, ma anche molte meno di morire di cancro ai polmoni o di ictus. Cio la met, rispetto al resto delle persone esaminate.
L'ipotesi che un germe tollerato cos a lungo potesse non essere solo dannoso era stata formulata anche prima di questo studio. Dalla sperimentazione sui topi era emerso che l'Helicobacter costituiva una valida protezione dall'asma per i roditori in fasce. Se veniva dato loro un antibiotico, la protezione spariva e i topolini potevano sviluppare di nuovo la malattia. Se invece il batterio veniva somministrato a topi adulti, la protezione c'era, ma in misura minore. Che dire di simili risultati? I topi non sono esseri umani, eppure questi studi sembrano confermare le tendenze generali soprattutto nei paesi industrializzati: malattie come l'asma, le allergie, il diabete e la dermatite atopica sono aumentate, mentre la diffusione dell'Helicobacter  diminuita. Questo non dimostra affatto che il batterio in questione sia l'unico a poterci salvare dall'asma, bens semplicemente che potrebbe dare una mano.
Si  dunque formulata la seguente tesi: l'Helicobacter infonde un po' di calma al nostro sistema immunitario. L'Helicobacter si insedia nello stomaco e fa in modo che vengano prodotte molte cellule T, dette anche regolatrici, che quando l'amico sistema immunitario alza un po' il gomito in un locale notturno e diventa aggressivo, gli posano una mano sulla spalla e gli dicono: Lascia regolare la faccenda a me. Forse non  per questo che si chiamano cos, ma la loro funzione  certamente analoga.
Mentre il sistema immunitario grida inviperito: Sparisci dai miei polmoni, pollinaccio schifoso! e, con gli occhi arrossati e il moccio al naso, dichiara guerra all'intruso, la cellula T regolatrice dice: Su, dai, sistema immunitario, adesso stai esagerando. Il polline  solo in cerca di un fiore da impollinare.  finito qui per errore. Ha fatto solo una stupidaggine: non trover mai nessun fiore qui. Pi ce ne sono, di cellule di questo tipo, pi il sistema immunitario  rilassato.
Se in un topo munito di Helicobacter vengono prodotte pi cellule regolatrici,  possibile curare l'asma di un altro roditore somministrandogli solo le cellule T prelevate dal primo. Di sicuro  pi facile che insegnare ai roditori a usare minuscoli spray per asmatici.
Anche l'eczema della pelle  di un terzo meno frequente della media nelle persone munite di Helicobacter pylori. Pu essere che le malattie infiammatorie intestinali, i processi autoimmuni e le infiammazioni croniche siano una tendenza del nostro tempo anche perch distruggiamo sconsideratamente delle cose che ci hanno protetto per millenni.
L'Helicobacter  sia buono sia cattivo
Gli Helicobacter pylori sono microbi molto versatili. Le loro capacit non possono essere semplicemente divise in positive o negative. Dipende sempre da che cosa combina, di preciso, il germe dentro di noi. Produce pericolose tossine o interagisce con il nostro corpo in modo protettivo? Come reagiamo al batterio? Le nostre cellule sono costantemente irritate oppure produciamo talmente tanto muco nello stomaco, da averne a sufficienza per il batterio e per noi? Qual  il ruolo degli agenti irritanti della mucosa gastrica come antidolorifici, fumo, alcol, caff o lo stress continuo?  la loro combinazione che finisce per provocare disturbi allo stomaco, perch il nostro animaletto domestico non gradisce?
A chi ha problemi di stomaco, l'organizzazione mondiale per la sanit consiglia di liberarsi di potenziali agenti patogeni. Se in famiglia ci sono casi di cancro allo stomaco, particolari linfomi o morbo di Parkinson, bisognerebbe eliminare l'Helicobacter.
Thor Heyerdahl mor nel 2002 in Italia all'et di 88 anni. Se avesse vissuto un paio di anni in pi, avrebbe potuto vedere confermata la sua teoria sui primi insediamenti in Polinesia dalla ricerca sui ceppi di Helicobacter: il nuovo mondo fu occupato in due ondate, da due ceppi asiatici di Helicobacter, provenienti proprio dal Sudest asiatico. Rimane ancora da dimostrare la teoria del Sudamerica. Ma chi pu sapere quale batterio scopriremo ancora per confermare la teoria di Thor Heyerdahl ripercorrendo rotte microbiologiche.
Toxoplasma - impavidi passeggeri dei felini
Una donna di trentadue anni si incide la parte interna del polso con una lametta acquistata in un discount. A spingerla  l'eccitazione del gesto stesso.
Un cinquantenne fanatico di auto da corsa si schianta a tutta velocit contro un albero. Muore.
Un ratto si mette a dormire in cucina, vicino alla ciotola del gatto, offrendosi al predatore come un pasto prelibato.
Che cos'hanno in comune questi tre?
Non ascoltano i segnali interni che, nell'interesse della nostra popolazione cellulare, desiderano solo il meglio per noi. I tre di cui sopra hanno interessi diversi da quelli del proprio corpo. Interessi che devono essere arrivati chiss quando dall'intestino di un gatto.
Gli intestini dei gatti sono la patria del Toxoplasma gondii. Questo essere minuscolo consiste in una sola cellula, eppure si annovera fra gli animali. In confronto ai batteri, queste creature stupiscono per la complessit delle loro informazioni genetiche. Per il resto, hanno pareti cellulari diverse e probabilmente una vita un po' pi movimentata.
Il toxoplasma si moltiplica negli intestini dei gatti. Il gatto  il loro ospite e tutti gli altri animali, che servono solo da taxi per raggiungere un gatto diverso, vengono chiamati ospiti intermedi. Un gatto pu essere infettato una volta sola nella vita da toxoplasma ed  pericoloso per noi solo in questo periodo. I gatti pi anziani probabilmente lo possiedono gi in corpo e non possono pi nuocerci. Se l'infezione  recente, le feci degli animali contengono toxoplasma; questo, dopo essere maturato per circa due giorni nella lettiera,  pronto ad aggredire il prossimo gatto. Se non si presenta nessun felino, ma solo un coscienzioso mammifero proprietario del gatto venuto a prelevare gli escrementi, gli animaletti primordiali investono proprio quest'ultimo. Le bestiole uscite dalla cacca del gatto possono aspettare fino a cinque anni un nuovo ospite. Non  dunque detto che contagi solo un padrone di felino: gatti e altri animali si aggirano per giardini, orti e di tanto in tanto vengono uccisi. Uno dei modi pi comuni per dotarsi di questi protozoi  ingerire cibo crudo. Le probabilit di ospitarli equivalgono in percentuale pi o meno alla propria et. Circa un terzo dell'umanit li possiede.
Il Toxoplasma gondii viene considerato un parassita perch non vive su un pezzettino di terra accaparrandosi un po' di acqua e di piante, bens su pezzettini di esseri viventi. Noi umani chiamiamo questi esseri parassiti, perch da loro non otteniamo niente in cambio. Almeno niente di positivo, tipo un po' di affetto o magari solo il pagamento di un affitto. Al contrario: possono nuocerci in parte, perch praticano una forma di inquinamento dell'ambiente umano.
Sugli adulti sani non hanno effetti particolari. Alcuni notano qualche sintomo parainfluenzale, la maggioranza non si accorge di nulla. Dopo l'infezione acuta, i parassiti si trasferiscono in minuscoli alloggi all'interno dei nostri tessuti e sprofondano in una sorta di letargo. In realt, non ci lasceranno mai pi soli per il resto dei nostri giorni, ma sono degli inquilini veramente tranquilli. Una volta firmato il contratto, non potremo mai pi infettarci di nuovo. A quel punto, la nostra casa  gi occupata, per cos dire.
Su una donna incinta l'infezione pu avere invece conseguenze drammatiche. I parassiti possono arrivare al bambino attraverso il sangue. Il sistema immunitario non li conosce ancora e non li intercetta abbastanza in fretta. Non  detto che succeda davvero, ma se invece accade, pu causare gravi danni e nei casi peggiori un aborto spontaneo. Se l'infezione viene scoperta abbastanza in fretta, esistono cure farmacologiche. Purtroppo, per, sono alla portata di pochissime persone, quindi le probabilit di guarire non sono molto alte. Per giunta, in Germania l'ecografia per individuare un'eventuale infezione da Toxoplasma gondii non rientra fra gli esami obbligatori in gravidanza. Quindi, se per caso il ginecologo vi fa una domanda tipo: Lei ha un gatto?, non dovreste irritarvi, pensando che abbia voglia di parlare di stupidaggini, bens rallegrarvi di avere un medico competente dalla vostra parte.
Se in casa c' una donna incinta, la lettiera del gatto deve essere pulita ogni giorno (e non dalla gestante stessa!); quest'ultima deve evitare assolutamente la carne cruda e mangiare frutta e verdura molto ben lavate. Il Toxoplasma gondii non pu essere trasmesso da un essere umano all'altro. Le uniche in grado di contagiare persone sono le sue freschissime oocisti provenienti dall'intestino casualmente appena infettato del gatto. Tuttavia, come dicevo, si conservano a lungo, persino sulle mani del padrone dell'animale. Anche in questo caso, la vecchia buona abitudine di lavarsi le mani  impagabile.
Fin qui, non ci sono problemi. Tutto sommato, il toxoplasma sembra composto da esserini irrilevanti o tutt'al pi antipatici, a meno che non si sia incinte. Per anni non se ne era mai occupato nessuno... finch gli impavidi ratti di Joanne Webster hanno ribaltato la situazione. Negli anni Novanta questa ricercatrice dell'Universit di Oxford condusse un esperimento semplice, ma geniale: sistem quattro scatoline all'interno di un piccolo recinto. A un angolo di ciascuna scatolina c'era una fialetta contenente una particolare sostanza: acqua, urina di ratto, oppure di coniglio o di gatto. I ratti, anche se non hanno mai visto un gatto in vita loro, evitano l'urina del felino. Si tratta di un programma biologico che dice: Non andare mai nel posto dove ha pisciato uno che ti vuole mangiare. Fra i roditori circola anche un altro proverbio: Se qualcuno ti mette in uno strano recinto con dei contenitori di pip, sii scettico. Di norma, i ratti si comportano tutti alla stessa maniera: osservano un attimo lo strano ambiente circostante e poi si infilano in una scatolina contenente urina non pericolosa.
Webster evidenzi invece delle eccezioni: alcuni ratti all'improvviso cominciavano a comportarsi in modo del tutto diverso. Sprezzanti del pericolo, esploravano l'intero recinto e, contravvenendo ai propri istinti ancestrali, si infilavano nelle scatoline contenenti urina di gatto e vi si trattenevano persino un po'. Nel corso di esperimenti pi estesi nel tempo, Webster constat addirittura che prediligevano quest'ultimo recinto agli altri. A quanto pareva, per loro non c'era nulla di pi interessante di una miscela di pip di gatto.
Un odore segnalato dalla memoria genetica come pericolo di morte all'improvviso risultava allettante e interessante. Questi animaletti diventavano fan sfegatati della loro stessa rovina. Webster sapeva che cosa li distingueva dai ratti normali: i roditori strambi erano infettati da toxoplasma. Un vero colpo da maestro, da parte dei parassiti. Praticamente spingevano i ratti a finire nelle fauci del loro ospite principale, il gatto.
L'esperimento fece cos tanto scalpore nel mondo della scienza da essere ripetuto in laboratori di altri paesi. Alcuni colleghi della Webster vollero accertarsi che il test fosse stato eseguito in modo corretto e vedere se anche i loro ratti di laboratorio, una volta infettati, si sarebbero comportati alla stessa maniera. Cos fu, e da allora in poi, nessuno dubit pi della validit dell'esperimento. Si scopr anche che le piccole pantegane avevano smesso di temere i gatti, ma l'urina dei cani le spaventava ancora fortemente.
Ne derivarono accese discussioni: com' possibile che minuscoli parassiti condizionino in modo cos drastico il comportamento di piccoli mammiferi? Morire o non morire... continua a essere un dilemma molto importante, a cui un corpo moderno possibilmente privo di parassiti nell'organo decisionale dovrebbe poter dare una risposta. O no?
Il passaggio dal piccolo al grande mammifero (= l'essere umano) fu abbastanza immediato. Anche fra noi esistevano dunque individui che, per lentezza di riflessi, scarsa reattivit o temerariet, si cacciavano in brutti pasticci e sviluppavano una sorta di istinto a trasformarsi in cibo per gatti? Il primo passo fu raccogliere campioni di sangue di persone coinvolte in incidenti stradali. L'intento era quello di stabilire se gli automobilisti sfortunati avessero in media pi probabilit di ospitare parassiti rispetto ai colleghi che non avevano mai avuto incidenti.
La risposta  s. Chi ha toxoplasma nelle cellule ha anche pi probabilit di avere incidenti stradali, soprattutto quando l'infezione  in corso e gli animaletti non sono ancora in letargo. Tutto ci  emerso da tre studi di dimensioni ridotte, ma anche da una ricerca di ampio respiro. Quest'ultima prendeva in esame 3890 reclute dell'esercito ceco sottoposte a esame del sangue per individuare l'eventuale presenza di toxoplasma. Negli anni successivi furono valutati tutti gli incidenti stradali avuti dai soldati. Il principale fattore di rischio risult: un alto livello di infezione da toxoplasma abbinato a un particolare gruppo sanguigno (RH negativo). In effetti, il gruppo sanguigno pu giocare un ruolo importante in caso di infestazioni di parassiti. Alcuni gruppi sono infatti pi protetti di altri dalle conseguenze dell'infezione.
Ma che cosa c'entra la donna con la lametta? Perch non si  spaventata alla vista del proprio sangue? Perch il taglio della pelle, dei tessuti e dei nervi non le procura dolore, bens la stimola? Com' possibile che il dolore aggiunga un po' di pepe a una vita altrimenti insipida?
Per rispondere a simili interrogativi, si potrebbero abbozzare diverse risposte. Una spiegazione potrebbe essere ad esempio la presenza di toxoplasma. Se rimaniamo infettati, il sistema immunitario attiva un enzima (IDO), per proteggerci dal parassita. Questo demolisce ripetutamente una sostanza di cui gli intrusi si cibano volentieri, facendoli sprofondare nel sonno. Purtroppo la stessa sostanza serve anche a produrre serotonina. (Ricordate, no? Una carenza di serotonina pu causare stati depressivi o ansiosi.)
Se il cervello  carente di serotonina perch l'IDO ha tolto ai parassiti la pappa da sotto il naso, il nostro umore pu peggiorare. Inoltre, alcuni precursori della serotonina danneggiati potrebbero legarsi a certi recettori del cervello provocando per esempio un'assenza di stimoli. Gli antidolorifici agiscono su questi stessi recettori generando apatia. Se si vuole uscire da questo stato e tornare a sentire qualcosa, forse sarebbe il caso di adottare misure pi drastiche.
Il nostro  un corpo intelligente: fa un bilancio fra vantaggi e svantaggi. Se dobbiamo combattere un parassita nel cervello, il nostro umore peggiora. L'attivazione dell'IDO di solito  un compromesso di questo tipo. Il nostro corpo utilizza di tanto in tanto questo enzima, per togliere nutrimento alle sue stesse cellule. L'IDO viene attivato con pi forza anche durante la gravidanza, ma solo nei luoghi a diretto contatto con il bambino. L toglie nutrimento alle cellule immunitarie. Di conseguenza, queste perdono vigore e diventano pi miti nei confronti del piccolo umano semisconosciuto.
La mancanza di stimoli provocata dall'IDO potrebbe indurre qualcuno a togliersi la vita? In altre parole: quali sono i presupposti perch si cominci a contemplare il suicidio? Dove dovrebbe insediarsi un parassita per sopire la naturale paura di farsi del male?
La parte del cervello cui  attribuito il controllo della paura si chiama amigdala. Questa  collegata direttamente agli occhi per mezzo di fibre. Ecco perch la vista di un ragno  in grado di spaventarci all'istante. Eppure, proveremmo paura anche se rimanessimo ciechi in seguito a una ferita sulla parte posteriore del cranio, dove risiede il centro della vista. In tal caso, non vedremmo pi il ragno, ma continueremmo a percepirlo. Insomma, l'amigdala  essenziale per l'insorgenza della paura. Se viene danneggiata, gli esseri umani possono diventare impavidi.
Esaminando gli ospiti intermedi del toxoplasma, si osserva che i parassiti dormienti sono alloggiati perlopi nei muscoli e in alcune aree del cervello: soprattutto nell'amigdala, e in misura progressivamente minore, anche nel centro dell'olfatto e nella zona appena dietro alla fronte. L'amigdala, come si diceva,  responsabile dell'insorgenza della paura, mentre il centro dell'olfatto potrebbe influenzare i ratti instillando in loro una predilezione per l'urina di gatto. La terza zona del cervello  un po' pi complessa.
Si tratta di una parte dell'encefalo in grado di formulare infinite possibilit. Se un volontario viene interpellato su questioni di fede, personalit o morale, oppure gli si affidano compiti molto impegnativi sul piano cognitivo, sullo schermo dell'ecografo si nota un'attivit intensa in questa zona. Secondo una teoria elaborata nell'ambito della ricerca sul cervello, quest'area sarebbe in grado di produrre numerosi progetti al secondo. Potrei aderire alla religione dei miei genitori. Durante la conferenza, potrei cominciare a leccare il tavolo davanti a me. Potrei leggere un libro bevendo un t. Potrei vestire questo cane in modo divertente. Potrei cantare una canzone davanti a una telecamera. Ora potrei andare a 150 chilometri all'ora. Potrei prendere questa lametta. Fra le centinaia di possibilit che elaboriamo ogni secondo, la vincitrice viene messa in atto.
Il fatto che un parassita volitivo si insedi proprio qui  comprensibilissimo. Da qui, in teoria, sarebbe addirittura possibile incentivare le tendenze autodistruttive di un individuo, affinch simili impulsi siano meno ostacolati dalle potenziali alternative.
La ricerca non sarebbe ricerca se non avesse ripetuto il bell'esperimento di Joanne Webster anche sull'uomo. Ai volontari furono sottoposti campioni di urina di diversi animali. Le donne e gli uomini affetti da toxoplasmosi giudicarono l'odore della pip di gatto in modo diverso dagli altri partecipanti al test. Agli uomini piaceva decisamente di pi che alle donne.
L'olfatto  uno dei sensi pi importanti che abbiamo. A differenza di quel che accade per il gusto, l'udito e la vista, le impressioni olfattive raggiungono la coscienza in modo diretto e non filtrato. Stranamente, possiamo sognare tutte le impressioni sensoriali, tranne che quelle olfattive. I sogni sono sempre inodori. Che gli odori possano suscitare sentimenti, lo sanno bene anche i maiali da tartufo, oltre al toxoplasma. Il tartufo profuma infatti come un suino incredibilmente figo: dato che se ne sta nascosto sotto terra, le scrofe in calore scavano ebbre d'amore finch non trovano deluse l'antierotico fungo e lo consegnano al loro padrone o alla loro padrona. Secondo me, il prezzo elevato del tartufo  pi che giustificato, se si pensa alla frustrazione di quelle povere scrofe. Sta di fatto per che l'odore pu innescare attrazione.
Questo fenomeno viene sfruttato anche commercialmente. Nel gergo di settore si chiama marketing olfattivo. Un marchio d'abbigliamento americano impiega addirittura ferormoni sessuali. Davanti a quel buio negozio spruzzato di aromi seducenti, a Francoforte, come in numerose citt del resto del mondo, c' sempre una fila di adolescenti. Se la via in cui sorge il negozio fosse pi vicina a un campo pieno di maiali liberi, forse se ne vedrebbero delle belle.
Se un altro essere vivente  in grado di alterare la nostra percezione degli odori, non potrebbe generare anche impressioni sensoriali di tipo completamente diverso?
Esiste una malattia che ha come sintomo principale la produzione di percezioni sensoriali false: la schizofrenia. I pazienti, per esempio, possono essere convinti di avere delle formiche sulla schiena, anche se non si vede un insetto a un chilometro di distanza. Sentono voci e obbediscono ai loro ordini e per il resto possono essere estremamente apatici. Dallo 0,5 all'1 per cento dell'umanit soffre di schizofrenia.
Il quadro clinico  per molti versi poco chiaro: la maggior parte dei farmaci efficaci demolisce un neurotrasmettitore: la dopamina. Il toxoplasma possiede geni che agiscono sulla produzione di dopamina nel cervello. Non tutti gli schizofrenici ospitano parassiti - quindi non pu essere quella l'unica causa della patologia - ma fra gli schizofrenici la percentuale di portatori di toxoplasma  doppia rispetto a quella riscontrata nel gruppo di confronto non affetto da questa malattia.
In teoria, il Toxoplasma gondii potrebbe dunque influenzarci attraverso i centri della paura, dell'olfatto e del comportamento nel cervello. L'elevato numero di incidenti stradali, tentativi di suicidio e casi di schizofrenia dimostra che l'infezione non  innocua per tutti. Ci vorr ancora del tempo perch queste scoperte abbiano qualche influsso sulle nostre consuetudini mediche. Le ipotesi devono essere dimostrate in modo pi rigoroso e le possibilit terapeutiche valutate con maggiore attenzione. Simili misure di sicurezza scientifiche richiedono molto tempo e possono costare la vita a numerose persone; in fin dei conti, gli antibiotici sono arrivati sugli scaffali delle farmacie decenni dopo la loro scoperta. In altri casi, invece, servono a salvare molte vite... la talidomide e l'amianto, per esempio, avrebbero potuto essere testati un po' pi a lungo.
Il toxoplasma pu influenzarci molto pi di quel che si pensava fino a pochi anni fa. Questa consapevolezza ha inaugurato una nuova era: un'era in cui persino una cacca di gatto  in grado di dimostrarci quante cose sono potenzialmente in grado di condizionare la nostra vita; un'era in cui comprendiamo lentamente quanto siamo legati a quel che mangiamo, agli animali che frequentiamo e al mondo minuscolo che vive con noi.
Vi pare spaventoso? Forse in effetti lo  un pochino. Ma  anche emozionante, no? Un passo alla volta, vengono decifrati processi che fino a poco tempo fa eravamo costretti ad accettare come parte del nostro destino. Cos possiamo affrontare con pi consapevolezza i rischi che ci presenta la vita. A volte, basta usare una paletta per raccogliere gli escrementi del gatto, cuocere bene la carne e lavare con cura frutta e ortaggi.
Vermi dei bambini o ossiuri
Ci sono piccoli vermicelli bianchi che desiderano abitare nel nostro intestino. Per secoli hanno adattato il proprio comportamento a noi. Una persona su due ha avuto almeno una volta nella vita questi ospiti in casa. Alcuni non se ne accorgono neppure, per altri sono una piaga terribile, di cui non hanno nessuna voglia di parlare. Se guardi al momento giusto, li vedi spuntare dall'ano. Sono vermicelli bianchi con la coda aguzza, lunghi da uno a un centimetro e mezzo. Ricordano un po' le strisce di condensazione degli aerei nel cielo, solo che non si allungano sempre di pi. Chiunque abbia una bocca e un dito, pu prendersi questo tipo di vermi. Chi invece ne  sprovvisto, perlomeno in questo caso  avvantaggiato.
Osserviamo ora il verme da dietro. La signora verme incinta desidera offrire un futuro sicuro alle proprie uova. E non  per niente facile. Un uovo di ossiuro deve essere ingoiato dall'uomo, finire nell'intestino tenue e arrivare al crasso da verme adulto. Insomma, questa gonfia gestante si trova nei settori posteriori dell'intestino, con la digestione che le rema contro, e si chiede come potrebbe fare a raggiungere di nuovo la bocca. Le viene dunque in aiuto l'unica forma di intelligenza che siamo in grado di attribuire a un essere come questo: l'intelligenza dell'adattamento.
Le signore vermi sanno che quando ci rilassiamo, ci mettiamo orizzontali e non abbiamo pi voglia di alzarci.  proprio in quel momento che si infilano nell'ano. Depongono le uova nelle sue numerose pieghe e ci fanno il solletico finch non sentiamo prurito. Poi, in tutta fretta, scivolano all'interno dell'intestino, perch sanno per esperienza che ora arriver la mano e porter a termine il lavoro. Questa si allunga sotto le coperte verso la fonte di prurito nel sedere. Gli stessi percorsi nervosi che hanno trasmesso l'impulso del prurito, ora segnalano: Grattare, prego! Noi li assecondiamo e facciamo in modo che gli eredi degli ossiuri vengano consegnati per raccomandata nelle vicinanze della bocca.
Quand' che siamo meno interessati a lavarci le mani dopo esserci grattati il sederino? Quando non ce ne importa nulla perch stiamo dormendo o siamo troppo stanchi per alzarci di nuovo. Insomma, proprio nel momento in cui la signora verme depone le uova. Capito adesso che cosa significa il sogno di intingere il dito nella cioccolata? Uova dirette a casa. Chi stesse pensando: Iiiih, che schifo forse si  dimenticato che ingoiamo anche le uova delle galline. Solo che sono molto pi grosse e di solito le cuociamo.
Con queste creature che si infilano nel nostro intestino senza essere state invitate e che, una volta dentro, mettono in atto la loro pianificazione famigliare, abbiamo un rapporto problematico. Non ci fidiamo tanto a parlarne con altre persone. Quasi come se fossimo cattivi padroni di casa che, per pura incapacit di farsi valere, danno alloggio a cani e porci senza fare domande. Non funziona esattamente cos con gli ossiuri. Questi ospiti ci svegliano ogni mattino per la ginnastica quotidiana, dopo di che ci fanno un bel massaggio per stimolare il sistema immunitario. Per il resto, non mangiano praticamente nulla di nostro.
Averli sempre non  bello, ma una volta nella vita non guasta. Alcuni scienziati ipotizzano che un'infestazione da ossiuri da bambini possa proteggere pi avanti da forme gravi d'asma e anche dal diabete. Quindi: Benvenuti signora e signor Verme! Ma, per cortesia, non abusate dell'ospitalit! Perch un'infestazione di vermi incontrollata pu causare tre inconvenienti tutt'altro che piacevoli:
Se non si riesce a dormire bene, il giorno dopo si  deconcentrati, nervosi e anche pi suscettibili del normale. 
Se c' una cosa che i vermi vogliono assolutamente evitare - e noi con loro -  perdersi. Quando i vermi non stanno al proprio posto, se ne devono andare. Chi lo vuole un ossiuro con un pessimo senso dell'orientamento? 
In presenza di intestini sensibili o vermi particolarmente ginnici,  facile che si crei un'irritazione. Le reazioni possono essere le pi disparate: non si va al gabinetto, si va spesso, mal di pancia, mal di testa, nausea o magari niente di tutto ci. 
Se un ospite di vermi si  riconosciuto in uno dei punti su elencati, deve assolutamente andare dal dottore! Qui gli verr prescritta un'operazione con nastro adesivo che non trover mai in un libro di istruzioni per lavoretti manuali. Il medico, a seconda del suo savoir faire, la descriver pi o meno in questi termini: Aprire le chiappe, applicare il nastro sopra e intorno all'ano e poi staccare. Portare in ambulatorio e consegnare a Janine. Arrivederci.
Le uova di verme sono solo palline minuscole che aderiscono bene al nastro adesivo. Se a Pasqua avessimo un'enorme calamita per attirare tutte le uova nascoste in giardino, risparmieremmo un bel po' di tempo. Dato che le uova dei vermi sono molto pi piccole di quelle di Pasqua, ha senso accelerare la ricerca. L'importante  che l'operazione abbia luogo di mattina, perch  in questo momento della giornata che viene deposta la maggior parte delle uova. E non va per niente bene farsi prendere dalla foga e allagare tutto il giardino degli ossiuri o strofinarlo. Insomma, la prima cosa che deve toccare questa zona la mattina  il nastro adesivo.
In seguito, il medico osserver le uova ovali al microscopio. Se saranno gi diventate larve, presenteranno una striscia in mezzo. In tal caso, il dottore prescriver una medicina e la farmacista ci aiuter a combattere gli ospiti indesiderati. Il principio attivo del farmaco - chiamiamolo semplicemente mebendazolo - si fonda su un ragionamento che ci riporta ai tempi dell'asilo: il verme disturba il mio intestino, allora io disturbo l'intestino del verme.
La medicina scende dalla bocca al retto e nel tragitto incontra i nostri squatter ripudiati. Anche loro possiedono bocche e intestini e il mebendazolo segue di nuovo lo stesso percorso: dalla bocca al retto. All'intestino dei vermi fa molti pi danni che al nostro. Impone alle bestiole una dieta drastica, privandoli completamente di zucchero. Solo che i vermi hanno bisogno di zucchero per vivere, perci questa sar la loro ultima dieta. Funziona un po' come quando si smette di dare da mangiare agli ospiti che non se ne vogliono mai andare via.
Le uova degli ossiuri vivono a lungo. Se si hanno i vermi e non si riesce a tenere le mani lontane dalla bocca, bisognerebbe almeno cercare di ridurre al minimo il numero di uova presenti nei dintorni. Lavare tutti i giorni lenzuola e biancheria intima ad almeno 60 C, tenere le mani pulite, placare il forte prurito preferibilmente con una pomata, anzich con le dita. Mia madre giura che i vermi scompaiono ingoiando uno spicchio d'aglio al giorno. Non mi risulta che siano mai stati fatti studi a proposito, ma neppure sulle temperature che impongono di indossare una giacca, e in questo mia madre non si sbaglia mai. Se questi rimedi non dovessero funzionare, niente paura, basta tornare dal medico e rallegrarsi di avere un intestino cos apprezzato!
Pulizia e batteri buoni
Ognuno di noi desidera proteggersi dal male. Nessuno si prenderebbe delle salmonelle o un comune Helicobacter di sua spontanea volont. Non conosciamo tutti i microbi, ma di sicuro non vogliamo i batteri barilotto, del diabete e neppure quelli che fanno diventare tristi. La nostra principale difesa  la pulizia. Siamo cauti con il cibo crudo, non baciamo ogni sconosciuto che incontriamo per strada e laviamo gli agenti patogeni ad alte temperature. Eppure, se ce li abbiamo, non  sempre un problema di pulizia.
Pensare di pulire un intestino  pi o meno come immaginare di rassettare un bosco. Neppure lo spazzino pi ambizioso si armerebbe di ramazza in una foresta. Un bosco  pulito quando vi regna un equilibrio fra piante utili. Possiamo aggiungere nuovi alberi nella speranza che crescano, oppure selezionare piante che ci stanno particolarmente a cuore e curarle in modo che si moltiplichino e diventino grandi. A volte, ci imbattiamo in orribili teppisti. A quel punto, bisogna usare prudenza. Se  proprio necessario, possiamo ricorrere alle armi chimiche. I pesticidi fanno veri miracoli contro questi mascalzoni, ma non bisognerebbe spruzzarli a cuor leggero, come se fossero deodoranti.
Una pulizia intelligente comincia nella vita quotidiana: che cosa merita veramente la nostra attenzione e che cosa si intende per igiene eccessiva? Per pulire il nostro corpo abbiamo a disposizione tre strumenti principali: gli antibiotici allontanano pericolosi agenti patogeni; prodotti come prebiotici e probiotici incentivano la flora buona. Pro-bios significa a favore della vita. I probiotici sono batteri vivi che ingeriamo e che possono migliorare la nostra salute. Pre-bios significa prima della vita: si tratta di alimenti che arrivano fino all'intestino crasso e nutrono i microrganismi buoni, affinch crescano meglio di quelli cattivi. Anti-bios significa contro la vita. Gli antibiotici uccidono i batteri: cos facendo, possono salvarci da germi nocivi che si sono intrufolati nel nostro corpo.
La pulizia nella vita quotidiana
La pulizia ci affascina perch  pi che altro un'idea che abbiamo in testa. Una caramellina alla menta piperita  fresca, i vetri lavati sono trasparenti e infilarsi in un letto con le lenzuola pulite dopo aver fatto la doccia  favoloso. Ci piace sentire profumo di pulito. Ci piace accarezzare le superfici lucidate. Quando utilizziamo disinfettanti, ci sentiamo pi tranquilli, perch pensiamo di essere al riparo da un mondo di germi invisibili.
Centotrent'anni fa in Europa si scopr che all'origine della tubercolosi c'erano dei batteri. Era la prima volta nella storia che si parlava pubblicamente di microrganismi, presentati come esseri malefici, pericolosi e soprattutto invisibili. Ben presto in Europa furono introdotte nuove regole: i malati furono isolati perch non diffondessero i loro microbi; nelle scuole fu introdotto il divieto di sputare; il contatto divenne tab e il comunismo degli asciugamani deprecato! Si raccomandava inoltre di limitare i baci alle zone eroticamente inevitabili. Simili divieti potrebbero sembrare assurdi, eppure sono profondamente radicati nella nostra societ: da allora sputare  giudicato poco fine, asciugamani o spazzolini da denti non vengono condivisi a cuor leggero e ci teniamo pi a distanza dai nostri simili di quanto non facciano persone di altre culture.
Vietare di sputare per terra a scuola per proteggersi da malattie letali all'epoca parve una buona idea. Questa regola rimase stampata a fuoco nella mente delle persone. Chi non la rispettava, metteva a repentaglio la salute del prossimo e per questo veniva emarginato. I genitori insegnavano ai figli a tenere a distanza chi sputava, e d'un tratto, questa abitudine fu messa al bando. La pulizia divenne dunque un valore riconosciuto, la gente cominci a sforzarsi di mettere ordine in una vita estremamente caotica. La ditta Henkel invent lo slogan: La sporcizia  materia al posto sbagliato.
I dermatologi tedeschi dell'inizio del secolo scorso raccomandavano ai loro connazionali di fare un bagno alla settimana!, mentre prima di allora le grandi stanze da bagno per la cura del corpo erano riservate solo ai ricchi. Alcune grandi aziende lanciarono campagne per la salute, costruendo bagni per i propri dipendenti e mettendo a disposizione sapone e asciugamani gratis. Ora del 1950, il rito del bagno settimanale si era lentamente imposto. La famiglia media si lavava ogni sabato. Usavano tutti la stessa acqua, uno dopo l'altro, e in alcuni casi il pap che lavorava duramente aveva il permesso di immergersi per primo nella vasca. In precedenza, la pulizia serviva a eliminare i cattivi odori e la sporcizia visibile; con il tempo, divenne un'idea sempre pi astratta. Oggi nessuno di noi riesce neppure a immaginare un bagno settimanale collettivo. Oggi acquistiamo addirittura disinfettanti per eliminare cose che non possiamo neppure vedere. Esteriormente non cambia nulla, eppure siamo convinti che valga la pena investirci dei soldi.
La stampa e i telegiornali parlano di virus pericolosi, microbi ultraresistenti o dello scandalo dell'EHEC, l'epidemia di Escherichia coli che colp la Germania nel 2011. Tutti rischi invisibili da cui vogliamo proteggerci. Durante la crisi dell'EHEC, c'era chi mangiava meno insalata e chi cercava su Google docce disinfettanti per tutto il corpo. Ognuno ha il proprio modo di gestire la paura. Condannare simili comportamenti sarebbe un po' troppo semplice; in realt, converrebbe comprendere meglio l'origine di questo timore.
L'igienismo ansioso esprime il desiderio di pulire o uccidere tutto. Non sappiamo bene che cosa, ma siamo comunque convinti che ci faccia del male. Di fatto, eliminiamo proprio tutto: sia le cose cattive sia quelle buone. Questo tipo di pulizia non pu essere corretto. Pi sono alti gli standard igienici di un paese, pi sono diffuse le allergie e le malattie autoimmuni. Circa trent'anni fa, una persona su dieci era allergica a qualcosa; oggi, una su tre. In compenso, non  neppure sceso significativamente il numero delle infezioni. L'igiene intelligente  diversa, la ricerca batteriologica introduce un nuovo concetto di pulizia. Non si tratta pi solo di ammazzare tutte le cose pericolose.
Pi del 90 per cento dei batteri di questo mondo non ci fa proprio nulla. Molti ci aiutano parecchio. Disinfettare un'abitazione normale non ha alcun senso, a meno che non ci sia un malato in casa o il cane abbia fatto la cacca in sala. Se per il cane era malato, si pu dare libero sfogo alla creativit: vapore a cento gradi, litri di disinfettante, un piccolo lanciafiamme... magari pu essere anche divertente. Se il pavimento  solo pieno di impronte di piedi, basta un po' d'acqua e una goccia di detersivo. Entrambi sono in grado di ridurre la quantit di batteri del 90 per cento. Cos la normale popolazione microbica dei pavimenti ha la possibilit di tornare: ormai di germi nocivi ce ne sono veramente pochi.
Le pulizie dovrebbero avere lo scopo di diminuire i batteri, non di eliminarli del tutto. Persino i germi cattivi possono farci bene, purch il corpo sia in grado di utilizzarli per allenarsi. Qualche migliaio di salmonelle nel lavandino sono una specie di giro turistico per il nostro sistema immunitario. Diventano pericolose solo quando cominciano a essere un po' troppe. I batteri si moltiplicano eccessivamente, se trovano le condizioni ideali a tal scopo: un luogo protetto, calore e umidit e, di tanto in tanto, un boccone prelibato. Per tenerli a bada, esistono quattro utili tecniche di igiene domestica: diluire, cambiare temperatura, asciugare e pulire.
Diluire
La tecnica della diluizione viene utilizzata anche in laboratorio. Diluiamo i batteri per mezzo di liquidi e somministriamo alle larve delle tarme gocce di batteri a diversi livelli di concentrazione. Quando le larve si ammalano, cambiano colore. In tal modo, possiamo vedere a quale livello di densit determinati batteri sono in grado di generare malattie: per alcuni basta una concentrazione di 1000 unit per goccia, per altri ce ne vogliono almeno 10 milioni.
Diluire in casa significa per esempio lavare frutta e verdura. La maggior parte dei batteri della Terra viene diluita finch non pu pi nuocerci. In Corea si aggiunge dell'aceto all'acqua, per complicare ulteriormente la vita ai batteri con un po' di acidit. Anche arieggiare gli ambienti rientra nelle tecniche di diluizione.
Se si diluiscono piatti, posate e taglieri sotto l'acqua corrente, li si sfrega con la spugna e infine li si lascia scolare appoggiati di lato, tanto vale leccarli con la lingua. Le spugnette da cucina sono calde, umide e piene di nutrienti: perfette per qualsiasi microbo di passaggio. A chiunque osservi al microscopio una spugnetta per lavare i piatti, viene voglia di gettarsi a terra e contorcersi per mezz'ora.
Le spugnette vanno bene solo per togliere lo sporco pi grosso; dopo bisognerebbe sciacquare velocemente piatti e posate sotto l'acqua corrente. Lo stesso vale per gli strofinacci costantemente umidi. Pi che asciugare le stoviglie, suddividono i batteri. Spugnette e strofinacci devono essere strizzati bene e fatti asciugare con cura: altrimenti, quando sono umidi e pieni di sostanze nutritive, sono perfetti alberghi per batteri.
Asciugare
Sulle superfici asciutte i batteri non si possono moltiplicare, alcuni muoiono addirittura. Un pavimento lavato  davvero pulito solo dopo essere stato asciugato. Le ascelle asciugate dal deodorante sono meno ospitali per i batteri: per questo si sente meno odore. Asciugare  una buona abitudine. Se asciughiamo bene gli alimenti, si conservano pi a lungo senza irrancidire. Si capisce molto bene osservando i derivati del frumento, come pasta, muesli o cracker, ma anche la frutta (per esempio, l'uva passa), i fagioli, le lenticchie e la carne.
Cambiare temperatura
La natura si rinfresca per bene una volta all'anno: l'inverno, dal punto di vista batterico,  una specie di programma di pulizia. Tenere in fresco gli alimenti  un accorgimento molto importante nella vita quotidiana. Il frigorifero contiene talmente tanto cibo che, nonostante le basse temperature,  comunque un paradiso per i batteri. L'idea  tenerlo alla temperatura massima: 5 C.
Nella maggior parte dei casi, per il lavaggio dei panni sporchi, vale il principio della diluizione; in presenza di strofinacci umidi, numerose mutande o indumenti di malati, vale la pena di optare per temperature dai 60 C in su. Sopra i 40 C muore la maggior parte dei batteri di E.coli; a 70 C, ci si libera anche delle salmonelle pi cocciute.
Pulire
Pulire significa staccare uno strato di grasso e albume dalle superfici, eliminando al contempo tutti i batteri che vi si sono annidati. Di solito si utilizza acqua e detersivo. Questo tipo di procedura si addice a tutte le stanze della casa, compresi bagno e cucina.
Si pu eseguire l'operazione a livelli eccelsi. Questo ha senso nei luoghi dove vengono prodotti farmaci che finiscono direttamente nelle vene dei pazienti (come le soluzioni per infusione): l dentro non deve finire un solo batterio. I laboratori farmaceutici utilizzavano per esempio lo iodio, perch  in grado di sublimare. Ci significa che quando i cristalli di iodio vengono riscaldati, si trasformano direttamente in vapore senza prima liquefarsi. Lo iodio viene dunque riscaldato affinch inondi tutta la stanza di vapore blu.
Sembrerebbe un procedimento basato sul principio dell'aspirapolvere a vapore, ma c' dell'altro: lo iodio pu anche risublimare (brinare). Se si raffredda di nuovo la stanza, il vapore si cristallizza all'istante. Su ogni superficie e persino nell'aria si formano milioni di piccoli cristalli che racchiudono ermeticamente tutti i microbi e cadono sul pavimento. Una squadra di addetti, dopo essere passata per diversi locali di decontaminazione e aver indossato tute sterili integrali, proceder dunque alla loro rimozione.
 pi o meno lo stesso sistema che utilizziamo quando ci spalmiamo la crema sulle mani: chiudiamo i microbi in uno strato di grasso e li tratteniamo. Quando ci laviamo di nuovo le mani, ci liberiamo anche dei batteri. Se la pelle  rivestita solo del suo normale film idrolipidico, il pi delle volte basta usare acqua senza sapone. Cos evitiamo di distruggere la pellicola protettiva naturale e le permettiamo di riprendere pi in fretta il suo lavoro dopo il lavaggio. Lavarsi le mani troppo spesso non ha senso, come non ha senso farsi troppe docce. Se rimuoviamo con troppa frequenza il film idrolipidico, la pelle rimane esposta all'ambiente circostante senza protezione. Appena sudiamo e i batteri del cattivo odore riescono a intrufolarsi di nuovo, puzziamo ancora di pi.  un circolo vizioso.
Batteri in cristalli di iodio.
Nuovi metodi
Un team di Gent sta attualmente sperimentando un nuovo metodo. Questi ricercatori combattono la puzza di sudore con i batteri. Disinfettano le ascelle di volontari, le spalmano di batteri inodori e controllano l'orologio. Un paio di minuti dopo la persona di turno pu indossare di nuovo la camicia e tornare a casa. I volontari vengono poi invitati di nuovo in laboratorio e una squadra di esperti li annusa. I primi risultati sono abbastanza soddisfacenti: in alcuni casi, i batteri inodori riescono ad allontanare quelli puzzolenti.
Lo stesso metodo viene utilizzato a Dren contro il fetore dei bagni pubblici. Una ditta dispone di una miscela di microbi utilizzabile come detergente. Il miscuglio di batteri neutri si diffonde, prendendo il posto di quelli maleodoranti. L'idea di pulire i servizi sanitari con dei batteri  geniale; purtroppo, per, i proprietari dell'azienda in questione non vogliono svelare la composizione batterica del prodotto, e questo complica il compito di valutarne la validit a livello scientifico. La citt di Dren sembra comunque piuttosto soddisfatta dell'esperimento.
Questo utilizzo dei batteri dimostra una cosa molto bella: pulire non significa eliminare tutti i microbi. La pulizia  un sano equilibrio fra un'adeguata quantit di batteri buoni e un numero ridotto di batteri cattivi. In altre parole: una protezione intelligente dai pericoli veri e magari un incremento mirato delle forze del bene. Tenendo conto di tutto ci, si pu anche concordare con certe perle di saggezza antica, tipo quelle che ci regala la scrittrice americana Suellen Hoy: From the perspective of a middle-class American woman (also a seasoned traveler) who has weighed the evidence, it is certainly better to be clean than dirty.1
Antibiotici
Gli antibiotici uccidono in modo molto efficace gli agenti patogeni pericolosi. E le loro famiglie. E i loro amici. E i loro conoscenti. E lontani conoscenti di conoscenti. Sono le armi migliori per eliminare i batteri pericolosi... e anche le armi pi pericolose per sterminare i microbi migliori. Chi produce la maggior parte degli antibiotici? I batteri. Come, prego?
Gli antibiotici sono armi con cui i funghi e i batteri nemici si combattono a vicenda.
Da quando i ricercatori hanno fatto questa scoperta, nelle ditte farmaceutiche vengono coltivate masse di batteri. In enormi contenitori di liquidi (con una capienza di centomila litri) cresce una quantit inimmaginabile di batteri. Loro producono antibiotici, noi ripuliamo il risultato e ne ricaviamo compresse. Il prodotto si vende bene, soprattutto negli Stati Uniti: da uno studio sugli effetti degli antibiotici sulla flora intestinale,  emerso che nella zona di San Francisco e dintorni, solo due persone non avevano preso antibiotici nel corso dei due anni precedenti. Un tedesco su quattro assume antibiotici in media una volta all'anno. Il pi delle volte vengono usati per combattere raffreddori. Simili notizie sono come pugnalate al cuore per qualsiasi microbiologo. Spesso il raffreddore non  di origine batterica, bens virale! Gli antibiotici hanno tre modalit di funzionamento: ammazzano i microbi riempiendoli di buchi, avvelenandoli oppure rendendoli incapaci di riprodursi. Questi farmaci non sono semplicemente adatti ai virus.
Ecco perch contro molti raffreddori gli antibiotici non servono a niente. Se dopo la cura ci si sente meglio,  solo grazie all'effetto placebo o al lavoro del nostro stesso sistema immunitario. In compenso, l'antibiotico uccide molti microbi utili e quindi ci fa male. Per evitarlo, in caso di infezioni ambigue, si pu andare dal medico a farsi fare un test della procalcitonina per stabilire se il raffreddore sia di origine batterica o virale. Il costo varia da paese a paese (25 euro in Germania) e di solito non viene pagato dal servizio sanitario nazionale. Si dovrebbe prendere in considerazione questa possibilit soprattutto se l'infezione di dubbia origine  stata presa da un bambino piccolo.
A volte, invece, gli antibiotici sono necessari. In tal caso, i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi; per esempio, in presenza di gravi polmoniti o infezioni che, soprattutto nei bambini, rischiano di causare danni permanenti alla salute. In questi casi, una piccola compressa pu salvare la vita. Gli antibiotici bloccano la proliferazione dei batteri, dopo di che interviene il sistema immunitario uccidendo gli ultimi agenti patogeni e noi ci riprendiamo in fretta.  vero che c' un prezzo da pagare, ma ne vale sicuramente la pena.
La conseguenza pi frequente  la diarrea. Oppure, quando andiamo al gabinetto di mattina, notiamo un evidente incremento della produzione. Per dirla senza mezzi termini: sono masse di batteri intestinali morti. La compressa di antibiotico non vola dalla bocca al naso raffreddato, bens scivola direttamente nello stomaco e da l nell'intestino. Prima che arrivi al sangue e quindi anche al naso, ma non solo, la colonia batterica nell'intestino viene innanzi tutto bucherellata, poi avvelenata e infine resa incapace di riprodursi. Ne risulta una strage impressionante, che si potr osservare durante la successiva seduta al gabinetto.
Gli antibiotici sono in grado di modificare la flora intestinale, innanzi tutto diminuendo la biodiversit. Persino le capacit dei microbi possono risultare alterate; per esempio, quanto colesterolo verr assimilato? Saranno prodotte vitamine? (Come la H, amica della pelle.) Quali cibi saranno valorizzati? Secondo alcuni primi studi condotti a Harvard e a New York, gli antibiotici che modificano maggiormente la flora intestinale sono il metronidazolo e la gentamicina.
Particolarmente problematico  l'effetto degli antibiotici sui bambini piccoli e sui pazienti pi anziani. La loro flora intestinale  molto pi instabile e ha maggiore difficolt a riprendersi, una volta terminata la cura. Da alcuni studi eseguiti in Svezia  emerso che la flora intestinale di alcuni bambini era ancora chiaramente alterata a due mesi di distanza dalla somministrazione: i batteri potenzialmente cattivi erano aumentati, mentre quelli buoni, come i lattobacilli e i bifidobatteri, erano diminuiti. Gli antibiotici utilizzati erano l'ampicillina e la gentamicina. Poich i bambini esaminati erano solo nove, lo studio non  particolarmente significativo in s, ma rimane comunque unico nel suo genere. In ogni caso, simili risultati vanno trattati con prudenza.
Uno studio pi recente eseguito su pensionati irlandesi ha evidenziato una chiara differenziazione: alcuni paesaggi intestinali si riprendevano benissimo dalla cura antibiotica, altri rimanevano durevolmente modificati. Tutt'ora non sappiamo ancora perch. Per indicare la capacit di un intestino di ritrovare la propria stabilit dopo esperienze traumatiche, viene impiegato un termine diffuso anche in psicologia, e cio resilienza.
Bench utilizziamo antibiotici da oltre cinquant'anni, gli studi sui loro effetti a lungo termine si contano quasi sulle dita di una mano. Il motivo  di natura tecnica: le apparecchiature necessarie a condurre questi studi sono state realizzate solo pochi anni fa. L'unico effetto collaterale accertato  lo sviluppo di una resistenza. A due anni di distanza dall'assunzione di antibiotici, nell'intestino permangono batteri nocivi, che condividono con i loro pro-pronipoti ricordi del tempo di guerra.
Si erano opposti all'antibiotico ed erano sopravvissuti. E per un buon motivo. All'epoca avevano sviluppato tecniche di resistenza, per esempio, incorporando pompette nelle loro pareti cellulari. Con quelle avevano espulso da s l'antibiotico, proprio come i vigili del fuoco pompano l'acqua fuori dalle cantine allagate. Alcuni batteri si travestono per non farsi riconoscere e bucherellare dagli antibiotici. Altri sfruttano la loro capacit di scomporre le sostanze: costruiscono attrezzi per demolire persino gli antibiotici.
Il fatto  questo:  raro che gli antibiotici uccidano tutti i batteri. Ammazzano alcune comunit, a seconda del veleno utilizzato. Ci sono sempre batteri che sopravvivono o diventano guerrieri esperti. Sono precisamente questi ultimi a creare problemi quando ci si ammala gravemente: pi resistenze hanno sviluppato, pi sar difficile sconfiggerli con gli antibiotici.
Ogni anno in Europa muoiono molte migliaia di persone a causa di batteri talmente coriacei da non poter essere sgominati da nessun antibiotico. Quando il sistema immunitario si  indebolito a causa di un'operazione o quando, dopo lunghe terapie antibiotiche, i microbi resistenti sono ormai in netta maggioranza, la situazione diventa pericolosa. E se non vengono elaborati nuovi farmaci  solo perch non  un settore redditizio per l'industria farmaceutica.
Chi desidera tenersi alla larga dalle guerre intestinali sferrate dagli antibiotici, farebbe bene a seguire questi quattro consigli:
Non prendere inutilmente antibiotici. E se  proprio necessario, non interrompere la cura prima del tempo, e questo perch i combattenti della resistenza non troppo abili a un certo punto si arrendono e possono essere eliminati. In tal modo, restano solo i microbi che sarebbero rimasti comunque. Gli altri, perlomeno, li abbiamo fatti fuori. 
Carne biologica. Le resistenze variano da paese a paese.  davvero scioccante constatare la stretta relazione che intercorre fra queste e gli antibiotici impiegati negli allevamenti di bestiame destinato al macello. In paesi come l'India o la Spagna, praticamente non vengono controllati i quantitativi di antibiotici somministrati agli animali. Cos facendo, si allevano enormi zoo di resistenza negli intestini. Ecco perch in quelle zone anche gli esseri umani hanno molte pi probabilit di contrarre infezioni incurabili che in altre parti del mondo. In Germania, perlomeno, esistono delle regole, che per sono ridicolmente imprecise. Cos molti veterinari ne approfittano lucrando sul commercio semilegale di antibiotici.  solo dal 2006 che l'UE ha imposto il divieto di mischiare antibiotici ai mangimi per aumentare le prestazioni del bestiame. Aumentare le prestazioni significa, fra le altre cose, evitare di morire a causa di infezioni prese in una fetida stalla sovraffollata. Questo tipo di prestazione viene aumentato alla grande dagli antibiotici. Agli animali allevati nelle stalle biologiche possono essere somministrate quantit ridotte di antibiotici; se per caso le dosi vengono superate, la carne non pu pi recare il sigillo bio. Se possibile,  meglio spendere qualche euro in pi per opporsi agli zoo di resistenza e favorire la pace intestinale. Anche se non si nota immediatamente,  un investimento per un futuro migliore. 
Lavare bene frutta e verdura. Anche questo c'entra con l'allevamento del bestiame, perch gli escrementi degli animali sono spesso utilizzati come concime. I liquami arrivano nei campi. In Germania la frutta e la verdura non vengono analizzate per escludere la presenza di eventuali residui di antibiotici o di batteri intestinali resistenti. Latte, uova e carne vengono perlomeno controllati perch non superino determinati valori limite. Ecco perch conviene lavare frutta e verdura una volta di pi, piuttosto che una volta di meno. Anche quantit ridotte di antibiotici possono aumentare la resistenza dei microbi. 
Tenere gli occhi ben aperti in vacanza. In ferie, una persona su quattro si porta a casa batteri altamente resistenti. La maggior parte scompare dopo un paio di mesi, alcuni rimangono pi a lungo con noi. La prudenza  d'obbligo soprattutto in paesi problematici dal punto di vista delle infezioni batteriche come l'India. In Asia e in Medio Oriente bisognerebbe ricordarsi di lavarsi spesso le mani, di pulire con cura frutta e ortaggi, se necessario immergendoli in acqua bollente. Anche l'Europa meridionale non  del tutto priva di problemi di questo tipo. Cook it, peal it or leave it cio cuocilo, sbuccialo o lascia perdere, non serve solo a proteggersi dalla diarrea, bens anche da resistenti souvenir indesiderati per s e tutta la famiglia. 
Esistono alternative agli antibiotici?
Le piante (i funghi, come per esempio quello della penicillina, non sono piante) producono antibiotici che funzionano da secoli senza produrre resistenze. Quando le piante si rompono oppure si riempiono di buchi, nei punti interessati devono formarsi sostanze antibatteriche, altrimenti sarebbero immediatamente prese d'assalto da microrganismi famelici. I primi sintomi di raffreddore, infezione alle vie urinarie e infiammazione della bocca o della zona faringea possono essere curati con antibiotici naturali in forma concentrata acquistabili in farmacia. Per esempio, ci sono prodotti realizzati con estratti di senape, rafano, camomilla o salvia. Alcuni sono in grado di ridurre non solo i batteri, ma anche i virus. In tal modo, il sistema immunitario ha meno lavoro da fare e pi chance di cacciare i germi cattivi.
Rimedi naturali di questo tipo non sono indicati per le malattie gravi o che si trascinano per molto tempo senza mostrare miglioramenti sensibili. Anzi, rischiano addirittura di essere dannosi, in quanto ritardano l'impiego di efficaci antibiotici. Negli ultimi anni sono aumentati notevolmente i casi di bambini che hanno subito danni al cuore e alle orecchie a causa di un'infezione. Spesso questo succede perch i genitori desiderano evitare di dare troppi antibiotici ai loro figli. Purtroppo, simili decisioni rischiano di avere conseguenze fatali. Un medico competente non prescrive antibiotici a cuor leggero, ma se ce n' bisogno, lo dice chiaramente.
Con gli antibiotici vengono messi in atto piccoli giochi di potere: noi ci armiamo in grande stile contro pericolosi batteri; loro, per tutta risposta, si armano con resistenze ancora pi pericolose. La ricerca farmaceutica, dal canto suo, dovrebbe rinnovare i propri arsenali. Quando prendiamo antibiotici, scendiamo a un compromesso. Sacrifichiamo i nostri batteri buoni nella speranza di sconfiggere quelli cattivi. Per un leggero raffreddore,  uno scambio svantaggioso; in caso di malattie pi gravi,  un ottimo affare.
Non esiste ancora un modo per proteggere determinate specie batteriche intestinali. Possiamo dire con certezza che dall'invenzione degli antibiotici a oggi sono stati distrutti tanti cimeli di famiglia. I posti liberati nell'intestino dovrebbero essere occupati da esemplari il pi possibile benefici, ed  per questo che esistono i probiotici. Una volta scampato il pericolo, aiutano a ripristinare un sano equilibrio nella pancia.
Probiotici
Ogni giorno ingoiamo molti miliardi di batteri vivi. Si trovano nel cibo crudo, alcuni sopravvivono anche alla cottura, ci mordicchiamo ignari le dita, ingoiamo i batteri della nostra bocca oppure baciamo il paesaggio batterico di altre persone. Una piccola parte di essi sopravvive persino ai potenti acidi gastrici e al flusso incalzante della digestione e arriva ancora viva nell'intestino crasso.
La maggioranza di questi batteri  sconosciuta, forse non ci fanno nulla, oppure hanno qualche effetto benefico ancora ignoto. Alcuni di essi sono agenti patogeni; normalmente, per, non possono nuocerci, perch sono troppo pochi. Solo una minima parte di microbi  stata esaminata a fondo e dichiarata ufficialmente benefica. Questi batteri hanno il diritto di chiamarsi probiotici.
Al supermercato ci fermiamo di fronte a uno scaffale refrigerato e leggiamo la parola probiotici su un pacco di yogurt. In realt, non abbiamo idea di che cosa significhi di preciso e di come funzionino queste sostanze, ma molti di noi hanno ancora in mente la pubblicit: rafforzano il sistema immunitario, la zia costipata torna subito a espletare le sue funzioni quotidiane e li consiglia alla sue amiche. Sembra una buona idea, anch'io sono pronto a spendere un euro in pi per tutto questo, e allora puff, i probiotici finiscono nel carrello della spesa, poi nel frigorifero di casa e infine nel nostro intestino.
La gente mangia da sempre batteri probiotici. Senza di loro non ci saremmo neppure. Probabilmente, l'avranno capito anche quei sudamericani che portarono le loro donne incinte al Polo Sud, affinch partorissero laggi. La speranza era quella di poter attingere un giorno legittimamente alle riserve di petrolio dell'Antartide grazie ai diritti acquisiti dai figli nativi del luogo. Il risultato: i neonati morirono durante il viaggio di ritorno. Il Polo Sud  talmente freddo e privo di microbi che i piccoli non ricevettero semplicemente un corredo batterico sufficiente. Il ritorno a condizioni climatiche normali e la presenza di microbi sulla strada bastarono a uccidere i neonati.
I batteri benefici rappresentano una parte importante della nostra vita e sono sempre con noi e tutt'intorno. I nostri antenati non lo sapevano, ma facevano tante cose giuste: proteggevano i loro alimenti dai batteri della decomposizione, affidandoli ad altri batteri, in grado, per esempio, di conservarli. In tutte le culture del mondo ci sono piatti tradizionali preparati con l'aiuto di utili microbi. In Germania, per esempio, ci sono i crauti, i cetrioli in conserva e il pane di pasta acida. In Francia, la crme frache, in Svizzera, il formaggio groviera, in Italia, il salame e le olive, in Turchia, l'ayran: tutte queste ghiottonerie non potrebbero esistere senza i microbi.
Dall'Asia provengono innumerevoli specialit con queste caratteristiche: la salsa di soia, il t kombucha, la zuppa di miso, il kimchi coreano, il lassi indiano. Per quanto riguarda invece l'Africa, ricordiamo il fufu... e la lista potrebbe andare avanti all'infinito. Questi alimenti vengono elaborati dai batteri e a quel punto si chiamano fermentati. Nel processo si creano spesso degli acidi che modificano il sapore di certe verdure e dello yogurt. Attraverso gli acidi e i numerosi batteri benefici, il cibo viene protetto da pericolosi germi. La fermentazione  la tecnica pi antica di conservazione del cibo.
Un tempo le colture batteriche erano varie quanto le specialit gastronomiche. Nel latte acido di una famiglia del Palatinato c'erano batteri diversi rispetto a quelli contenuti nell'ayran di una famiglia dell'Anatolia. Nei paesi del sud si utilizzavano batteri che lavoravano bene ad alte temperature, in quelli del nord, microbi con un debole per una temperatura inferiore.
Lo yogurt, il latte acido o altri prodotti fermentati sono nati per caso. Qualcuno aveva lasciato il secchio del latte fuori e ci erano finiti dentro dei microbi (forse provenienti direttamente dalla mucca, o magari dall'aria durante la mungitura), il latte si rapprese e fu cos che nacque un alimento nuovo. Se nel latte cadeva un tipo di batterio particolarmente buono, al prodotto della mungitura successiva veniva aggiunta una cucchiaiata di yogurt affinch se ne formasse dell'altro. Un tempo i team di batteri che lavoravano allo yogurt non erano composti da specie selezionate come oggi, bens molto pi varie.
La variet di batteri che si trovano nei cibi fermentati  fortemente diminuita. Con l'industrializzazione, i processi di produzione sono stati regolati ed  stato imposto l'impiego di particolari batteri selezionati in laboratorio. Oggi il latte viene riscaldato in fretta dopo la mungitura per eliminare eventuali agenti patogeni. Purtroppo, il procedimento, uccide anche potenziali batteri da yogurt. Ecco perch non possiamo lasciare il latte acquistato al supermercato a fermentare, nella speranza che si formi chiss quando dello yogurt.
Molti alimenti un tempo ricchi di batteri oggi non vengono pi conservati per mezzo di microbi, bens con l'aceto: per esempio, la maggior parte dei cetrioli. In alcuni casi, vengono fatti fermentare con i batteri, poi per vengono riscaldati affinch i microrganismi muoiano; lo stesso succede con i crauti in vendita al supermercato. Ormai i crauti freschi si trovano quasi solo nei negozi di prodotti dietetici.
Gi all'inizio degli anni Venti del secolo scorso il mondo della scienza aveva intuito l'importanza dei batteri buoni per noi. All'epoca, il premio Nobel Ilja Metchnikoff si interess di yogurt. Decise di osservare il lavoro dei contadini delle montagne della Bulgaria. Spesso campavano pi di cent'anni ed erano di ottimo umore. Metchnikoff ipotizz che il loro segreto si celasse nelle bisacce in cui trasportavano il latte delle loro vacche. I contadini percorrevano lunghe distanze e quando arrivavano a casa, il latte si era trasformato in latte acido o yogurt. Secondo lo scienziato, l'effetto benefico derivava proprio dall'assunzione regolare di questi prodotti dei batteri. Nel suo libro intitolato Il prolungamento della vita ipotizz che i microbi buoni fossero in grado di farci vivere meglio e pi a lungo. Grazie alle sue osservazioni, i batteri smisero di essere considerati semplici componenti dello yogurt, bens anche importanti generatori di salute. Purtroppo, per, la scoperta arriv al momento sbagliato. In fondo, i microbi erano stati scoperti poco tempo prima in quanto agenti patogeni. Il microbiologo Stamen Grigorov, che pure nel 1905 aveva scoperto il batterio dello yogurt di cui parlava Metchnikoff, il Lactobacillus bulgaricus, si dedic alla lotta alla tubercolosi. Nel 1940, grazie all'efficacia degli antibiotici, la questione era ormai chiusa; meno batteri c'erano, meglio era.
Se le osservazioni di Ilja Metchnikoff e il batterio di Grigorov sono comunque riusciti ad arrivare sugli scaffali dei nostri supermercati, lo dobbiamo ai neonati. Le madri che non potevano allattare erano spesso in difficolt con il latte in polvere: i loro figli si ammalavano pi frequentemente di diarrea. L'industria del latte artificiale reag con stupore, perch gli ingredienti erano identici a quelli del vero latte materno. Che cosa poteva mancare? I batteri! Proprio quelli che amano appostarsi sui capezzoli delle madri e che popolano numerosi soprattutto gli intestini dei bambini allattati al seno: bifidobatteri e lattobacilli. Scompongono il lattosio (lo zucchero del latte) e producono acido lattico (lattato) e per questo rientrano nella categoria dei batteri dell'acido lattico. Utilizzando lattobacilli casei Shirota, un ricercatore giapponese invent uno yogurt che le madri inizialmente potevano acquistare solo in farmacia. Se si somministrava giornalmente ai bambini un po' di questo prodotto, soffrivano meno di diarrea. Fu cos che la ricerca industriale abbracci le idee di Metchnikoff... con batteri da beb e obiettivi meno ambiziosi.
Lo yogurt normale contiene perlopi Lactobacillus bulgaricus. Tuttavia, non  proprio identico a quello dei contadini caucasici. La specie scoperta da Stamen Grigorov oggi viene chiamata Lactobacillus helveticus, specie bulgaricus. I batteri non sono particolarmente resistenti alla digestione e arrivano solo in quantit ridotte ancora vivi nell'intestino; d'altro canto, perch abbiano alcuni effetti sul sistema immunitario, non  neppure cos importante che siano vivi: spesso alle cellule immunitarie basta vedere qualche spoglia di batterio morto per sentirsi pi motivate all'azione.
Lo yogurt probiotico contiene batteri che la ricerca ha prodotto pensando alla diarrea dei neonati: se possibile, devono arrivare vivi all'intestino crasso. I batteri che riescono a resistere alla digestione sono per esempio il Lactobacillus rhamnosus, il Lactobacillus acidophilus o il gi menzionato Lactobacillus casei Shirota. Microbi cos arzilli in teoria dovrebbero combinare qualcosa di pi nel basso intestino. La loro efficacia  stata provata anche da studi scientifici, che per, a quanto pare, non hanno convinto l'Autorit europea per la sicurezza alimentare. Gli slogan pubblicitari che enfatizzavano gli effetti miracolosi sul sistema immunitario di Yakult, Actimel e compagnia bella sono stati infatti vietati.
Per giunta, non si pu essere sicuri al cento per cento che una quantit sufficiente di probiotici arrivi nell'intestino. Un buco nella catena del freddo o una digestione particolarmente acida o lenta potrebbero far invecchiare i batteri prima del tempo. Naturalmente, non  una tragedia, ma forse in tal caso lo yogurt cessa di avere le sue qualit probiotiche e rimane solo uno yogurt normale. Per influenzare l'enorme ecosistema intestinale, dovrebbe arrivare a destinazione circa un miliardo di batteri (109).
Per riassumere: lo yogurt pu far bene comunque, anche se non tutti tollerano elevate quantit di albumina del latte o grasso animale. La buona notizia: esiste un mondo dei probiotici al di fuori dello yogurt. Attualmente, i ricercatori stanno eseguendo esperimenti con batteri selezionati. Somministrano microbi direttamente alle cellule intestinali su piatti di Petri, servono cocktail batterici ai topi e offrono ai volontari capsule piene di esserini minuscoli. Nel corso della ricerca sui probiotici, abbiamo osservato circa tre ambiti in cui i nostri batteri buoni sfoderano capacit portentose.
1. Massaggio e balsamo
Molti batteri probiotici si prendono cura del nostro intestino. Possiedono geni per produrre piccoli acidi grassi come l'acido butirrico. Quest'ultimo ammorbidisce e rafforza i villi enterici che, ben curati, diventano pi stabili e grandi di quelli trascurati. Pi sono grandi, pi ci permettono di assorbire nutrimento, minerali e vitamine. Pi sono stabili, meno spazzatura lasciano passare. Il risultato: al nostro corpo vengono servite molte sostanze nutrienti e poche nocive.
2. Servizio di sicurezza
I batteri benefici difendono il nostro intestino: in fin dei conti,  la loro patria, e non sono tanto disposti a cedere il proprio territorio a batteri nocivi. Ecco perch a volte si trovano proprio nei punti in cui gli agenti patogeni amano infettarci. Se arriva un germe cattivo, si fanno trovare sorridenti al suo posto preferito, posano la borsa sul sedile accanto e gli lasciano meno spazio possibile. Se quello si rifiuta di cogliere l'antifona, non c' problema: i batteri del servizio di sicurezza conoscono altri trucchi. Per esempio, producono piccole quantit di antibiotici e anticorpi per cacciare i batteri nelle loro vicinanze. Oppure utilizzano diversi acidi; questi non proteggono solo lo yogurt e i crauti dai batteri della decomposizione, bens fanno in modo che l'acidit renda l'intestino ancora pi inospitale per i germi patogeni. Un'ulteriore possibilit  quella di rubare loro cibo (chi ha fratelli o sorelle, forse sa di che cosa sto parlando). Alcuni batteri probiotici sembrano divertirsi a soffiare loro il mangiare da sotto il naso. A un certo punto, persino i teppisti si stancano e gettano la spugna.
3. Bravi consulenti e trainer
Last but not least, i batteri sono i migliori esperti in materia di flora microbica. Quando collaborano con il nostro intestino e le sue cellule immunitarie, otteniamo da loro importanti informazioni riservate e buoni consigli: che aspetto hanno le diverse spoglie di batteri? Quanto muco protettivo deve essere formato? Quanti anticorpi batterici o defensine devono produrre le cellule dell'intestino? Il sistema immunitario deve reagire in modo pi attivo alle sostanze estranee o accettare tranquillamente le novit?
Un intestino sano possiede molti batteri probiotici. Noi beneficiamo delle loro capacit ogni giorno e ogni secondo della nostra via. A volte, le nostre comunit batteriche possono subire degli attacchi. Ci pu accadere a causa di antibiotici, oppure di una cattiva alimentazione, di malattie o dello stress. I nostri intestini, allora, sono meno curati e di conseguenza viene a diminuire la loro capacit di proteggerci e consigliarci. In questi casi,  un bene che alcuni risultati della ricerca di laboratorio siano a disposizione di tutti in farmacia. Cos possiamo dotarci di batteri vivi, cio assumere manodopera in pi nei periodi di difficolt.
Funzionano contro la diarrea. In questo campo, i probiotici danno il meglio di s. In caso di influenza gastrointestinale o diarrea causata da antibiotici, diversi batteri in vendita in farmacia aiutano ad attenuare le scariche e in media le fanno passare con un giorno di anticipo. A differenza della maggior parte degli altri farmaci contro la diarrea, non hanno effetti collaterali, ecco perch sono preziosi soprattutto per i bambini piccoli e per gli anziani. In presenza di malattie intestinali come la colite ulcerosa o la sindrome da colon irritabile, i probiotici sono in grado di ritardare gli accessi diarroici o infiammatori.
Fanno bene al sistema immunitario. Per le persone cagionevoli pu essere indicato provare diversi tipi di probiotici, soprattutto nella stagione del raffreddore. Se vi sembrano troppo costosi, potete anche mangiare un vasetto di yogurt al giorno, perch i batteri non devono per forza essere vivi per avere determinati effetti benefici. Alcuni studi dimostrano che l'assunzione regolare di probiotici riduce - soprattutto fra gli anziani e gli atleti sottoposti ad allenamenti impegnativi - l'incidenza e la gravit delle malattie da raffreddamento.
Forse proteggono dalle allergie. In questo caso, l'efficacia dei probiotici non  provata. Ciononostante, sono consigliabili per i bambini ad alto rischio di allergie e dermatite atopica. Alcuni studi hanno dimostrato le loro virt protettive in tal senso, altri no. Va detto per che spesso sono stati impiegati batteri diversi. Personalmente credo che in questi casi sia sempre meglio abbondare che scarseggiare. Di sicuro, i probiotici non fanno male ai bambini allergici. In alcuni studi, si  riusciti ad attenuare i sintomi di allergia o dermatite atopica gi in corso.
Negli ultimi tempi, ha dato risultati promettenti anche la ricerca in ambiti molto attuali e meno studiati rispetto a quelli della diarrea, delle malattie intestinali e del sistema immunitario. Mi riferisco ai disturbi digestivi, alla diarrea del viaggiatore, all'intolleranza al lattosio, al sovrappeso, alle infiammazioni articolari e anche al diabete.
Se si desidera tentare di curare uno di questi disturbi (per esempio, in presenza di stitichezza o flatulenza) con i probiotici, i farmacisti non sono in grado di raccomandare nessun preparato di provata efficacia. In questo campo, il settore farmaceutico non  pi avanti della ricerca: bisogna fare un po' di tentativi da soli finch non si trova un batterio che funziona. Basta leggere sulla confezione che cosa si sta prendendo; se dopo quattro settimane di assunzione non si vedono miglioramenti, si pu tentare di nuovo con una o due specie microbiche diverse. Alcuni gastroenterologi sono in grado di consigliare quali batteri potrebbero dare buoni risultati.
Per tutti i probiotici valgono le stesse regole: devono essere presi regolarmente per quattro settimane circa e consumati entro la data di scadenza indicata sulla confezione (altrimenti non sopravvivono abbastanza a lungo per fare effetto nell'enorme ecosistema intestinale). Prima di acquistare prodotti probiotici, bisognerebbe comunque chiedere se siano indicati per i disturbi di cui si soffre. I batteri possiedono geni diversi, alcuni agiscono meglio come consulenti del sistema immunitario, altri sono pi bellicosi contro gli agenti patogeni della diarrea.
A oggi i probiotici pi studiati sono i batteri lattici (lattobacilli e bifidobatteri, altrimenti noti come fermenti lattici probiotici) e il Saccharomyces boulardii, che  un lievito e in questo libro non ha ricevuto l'attenzione che merita. Infatti, non essendo un batterio, lo amo di meno. Tuttavia, come lievito, ha un evidente vantaggio, rispetto ai microbi: gli antibiotici non possono fargli nulla di male.
Quando durante una cura antibiotica facciamo stragi di batteri, il Saccharomyces pu intervenire senza problemi, proteggendoci da malefici opportunisti e persino legando sostanze tossiche. Purtroppo, per, ha anche pi effetti collaterali dei probiotici batterici: in caso di intolleranza, pu causare per esempio eruzioni cutanee.
Di fatto, per, a parte uno o due lieviti, i probiotici che conosciamo sono quasi esclusivamente batteri lattici, e questo dimostra che la ricerca in questo campo  solo agli inizi! Di norma, infatti, i lattobacilli non sono molto numerosi nella flora intestinale degli adulti ed  presumibile che i Bifidus non siano gli unici microbi salutari che possiamo trovare nell'intestino crasso. Finora esiste solo un'altra specie ugualmente ben studiata, e cio quella dell'Escherichia coli Nissle 1917.
Questo tipo di E.coli fu isolato dalle feci di un soldato appena tornato dalla guerra nei Balcani: tutti i suoi commilitoni avevano sofferto di una forma grave di dissenteria, mentre lui era stato l'unico a esserne risparmiato. Molti studi condotti successivamente dimostrarono che questo batterio pu aiutare a contrastare la diarrea e le malattie intestinali e a rafforzare un sistema immunitario indebolito. Il soldato  ormai morto da molto tempo, ma noi continuiamo a moltiplicare i suoi talentuosi E.coli nei laboratori medici e a sistemarli impacchettati sugli scaffali delle farmacie, in modo che giovino ad altri intestini.
L'attuale efficacia di tutti i probiotici ha per un limite: i batteri che somministriamo sono selezionati in laboratorio a uno a uno. Appena si smette di assumerli ogni giorno, il pi delle volte scompaiono subito dall'intestino. Ogni intestino  diverso dall'altro, esistono team di microbi che si aiutano a vicenda oppure si combattono; chi ruzzola gi all'improvviso, non ha molte chance di imporsi nella suddivisione dei posti. Ecco perch al momento i probiotici funzionano soprattutto come cura intestinale. Se si interrompe la terapia, tocca alla flora batterica autoctona portare avanti il lavoro. Al fine di garantire risultati a lungo termine, da qualche tempo si accarezza l'idea di mettere in atto una strategia di squadra mista: pi batteri che si aiutano a vicenda a insediarsi in territori sconosciuti, si incaricano dello smaltimento rifiuti degli altri oppure producono cibo per i colleghi.
Alcuni prodotti in vendita in farmacia, in drogheria o al supermercato si basano gi su questo principio del miscuglio di batteri lattici conosciuti. In effetti, lavorando in squadra possono risultare pi efficaci. L'idea di installare stabilmente questi batteri nell'intestino  splendida, ma i risultati lasciano un po' a desiderare... per usare un eufemismo.
D'altra parte, la strategia del team mix, se messa in atto con forza, ha un'efficacia davvero impressionante. Per esempio, nella terapia delle infezioni da Clostridium difficile. Si tratta di batteri che sopravvivono facilmente agli antibiotici e sono in grado di occupare tutti gli spazi rimasti vuoti nell'intestino. Chi  affetto da questa patologia, a volte soffre per diversi anni di diarree mucose e sanguinolente che nessun antibiotico o preparato di probiotici  in grado di tenere a bada. Una malattia come questa non  solo sfibrante dal punto di vista fisico, ma porta alla disperazione.
In situazioni d'emergenza come questa, i medici devono attingere a tutta la loro creativit. Oggi esistono coraggiosi professionisti che effettuano trapianti di compatte squadre di veri batteri intestinali di tutti i tipi prelevati da persone sane. Fortunatamente, l'operazione  abbastanza semplice (nella medicina veterinaria questo metodo viene impiegato efficacemente da decenni). Bastano un po' di escrementi sani comprensivi di batteri e il gioco  fatto. Questo team mix perfetto si chiama trapianto di feci. In forma medicinale, le feci non vengono somministrate allo stato naturale, bens purificate. Non importa se da dietro o davanti.
In tutti gli studi effettuati finora, il tasso di efficacia per i casi incurabili di Clostridium difficile  del 90 per cento. Ben pochi farmaci vantano percentuali di successo cos elevate. Tuttavia, il procedimento pu essere adottato solo nei casi veramente disperati. Infatti, non si  ancora in grado di escludere del tutto la possibilit di trasmissione di eventuali malattie o microbi potenzialmente dannosi di altre persone. Alcune ditte farmaceutiche stanno gi mettendo a punto prodotti artificiali da trapianto con garanzia di assenza di controindicazioni. Se ci riescono davvero, avremo fatto un autentico passo avanti.
I probiotici, infatti, possono esprimere tutto il proprio potenziale per mezzo di un trapianto di batteri buoni in grado di moltiplicarsi in modo duraturo. Il trapianto ha dato primi risultati positivi anche nella cura di casi gravissimi di diabete. Attualmente, sono in corso studi per valutare se questo procedimento sia eventualmente in grado di bloccare l'insorgenza del diabete di tipo 1.
Forse qualcuno potrebbe pensare che il collegamento fra feci e diabete sia un po' azzardato. In realt, per,  tutt'altro che fuorviante: non si tratta infatti solo di un trapianto di batteri protettivi, bens di un intero organo microbico, che contribuisce a regolare il metabolismo e il sistema immunitario. Pi del 60 per cento di questi microbi intestinali  ancora a noi ignoto. La ricerca di specie batteriche in grado di agire probioticamente  costosa, come lo  stata un tempo quella di principi attivi efficaci. Stavolta, per, il rimedio vive insieme a noi. Ogni giorno e ogni pasto influenzano anche il grande organo microbico, in modo positivo o negativo.
Prebiotici
Quando si parla di prebiotici, si intendono gli alimenti in grado di nutrire la microflora benefica. I prebiotici sono molto pi adatti all'uso quotidiano dei probiotici e funzionano a una sola condizione: da qualche parte nell'intestino devono esserci batteri buoni. Questi ultimi possono essere nutriti da alimenti prebiotici affinch acquistino sempre pi forza per contrastare i germi nocivi.
Essendo molto pi piccoli di noi, i batteri vedono il cibo da una prospettiva del tutto diversa. Ogni singolo granello di cibo diventa un evento straordinario, un prezioso frammento di cometa. Tutte le sostanze che l'intestino tenue non pu assorbire vengono chiamate fibre. Eppure sono tutt'altro che inutili, soprattutto per i batteri dell'intestino crasso, che le adorano. Non tutte indiscriminatamente, ma alcune in particolare. Certi microbi amano le fibre degli asparagi non digerite, altri preferiscono quelle della carne.
Non tutti i medici sanno di preciso perch consiglino ai propri pazienti di mangiare pi fibre alimentari. Prescrivono un abbondante nutrimento per i batteri che giovano alla nostra salute. Finalmente ben pasciuti, i microbi intestinali sono nelle condizioni di produrre abbastanza vitamine e acidi grassi sani e di allenare come si deve il sistema immunitario. Tuttavia, nell'intestino crasso vive anche la flora patogena che, con certi alimenti,  in grado di produrre indolo, fenolo o ammoniaca, tutte sostanze che negli armadi per prodotti chimici vengono etichettate come pericolose.
In questo consiste l'utilit dei prebiotici: le loro fibre possono essere mangiate solo dai batteri buoni. Se ci fossero alimenti simili anche per noi umani, la mensa sarebbe un luogo pieno di rivelazioni! Lo zucchero bianco, per esempio, non  un prebiotico, perch  gradito anche ai batteri della carie. I germi nocivi sono incapaci, o quasi, di utilizzare i prebiotici, quindi neppure di servirsene per produrre sostanze dannose. Nel frattempo, i microbi benefici si rafforzano e conquistano sempre pi territorio.
Spesso, per, mangiamo poche fibre, e tanto meno prebiotici. La maggioranza degli europei mangia solo circa la met dei 30 grammi di fibre che dovremmo assumere ogni giorno. Sono talmente poche che nell'intestino la concorrenza  altissima e i batteri cattivi rischiano di avere il sopravvento.
Eppure non  difficile fare del bene a se stessi e ai propri batteri migliori. La maggior parte della gente ha un alimento prebiotico prediletto, che pu mangiare spesso senza problemi. Mia nonna ha sempre dell'insalata di patate in frigorifero, mio padre prepara una grandiosa insalata di cicoria con mandarini (consiglio: lavare velocemente la cicoria in acqua calda, cos perde il sapore amaro e rimane croccante) e mia sorella ama gli asparagi o le scorzonere condite con la panna.
Questi sono esempi di piatti che piacciono anche ai bifidobatteri o lattobacilli. Oggi sappiamo che amano le liliacee, le piante composite e anche l'amido resistente. Le liliacee non comprendono solo porri e asparagi, bens anche cipolle e aglio. Fra le composite figurano cicoria e scorzonera, topinambur e carciofi.
L'amido resistente si forma per esempio lasciando raffreddare le patate e il riso lessati: l'amido in tal modo si cristallizza e diventa ancora pi resistente, appunto, alla digestione. La robusta insalata di patate o il freddo riso del sushi forniranno dunque pi sostanze intatte ai microbi. Chi non avesse ancora un piatto prebiotico prediletto, dovrebbe fare qualche tentativo. Mangiando regolarmente questo tipo di alimenti, assister a un fenomeno divertente: di tanto in tanto, se ne sentir una voglia pazza!
Chi si nutre soprattutto di alimenti poveri di fibre, come pasta, pane bianco o pizza, non dovrebbe passare all'improvviso a porzioni abbondanti di piatti ricchi di fibre, perch rischia di sopraffare la stanca comunit batterica: a quel punto, i microbi impazziscono e metabolizzano tutto con troppo entusiasmo. Risultato: si scoreggia come dei dannati.  dunque consigliabile aumentare gradualmente l'apporto di fibre e non assumerne in quantit esagerate. In fin dei conti, mangiamo in primo luogo per noi stessi e in secondo luogo per gli abitanti del nostro intestino.
Scoreggiare come dei dannati non  gradevole: la presenza di molto gas gonfia l'intestino. Fare un po' di aria invece  sano e doveroso. Siamo esseri viventi, nella nostra pancia vive un piccolo mondo, che lavora sodo e produce tante cose. Cos come la Terra sopporta i nostri gas di scarico, anche noi dovremmo liberare cortesemente quelli dei nostri microbi.  possibile che i peti facciano un rumore buffo, ma non  detto che abbiano uno strano odore. Per esempio, i bifidobatteri e i lattobacilli non producono cattivi odori. Chi non ha mai bisogno di fare peti, vuol dire che lascia patire la fame ai propri batteri intestinali e non  un buon ospite di microbi.
Carciofo, asparagi, cicoria, banana verde, topinambur, aglio, cipolla, pastinaca, scorzonera, grano (integrale), segale, avena, porro.
Chi invece lo vuole fare in modo mirato, pu acquistare prebiotici puri direttamente in drogheria o in farmacia. Per esempio, dalla cicoria viene isolato il prebiotico inulina, dal latte i GOS (galatto-oligosaccaridi). Sono tutte sostanze dall'effetto benefico scientificamente provato, che nutrono in modo abbastanza efficace solo determinati bifidobatteri e lattobacilli.
I prebiotici sono stati studiati molto meno approfonditamente dei probiotici, bench esistano gi alcuni settori di impiego collaudati. I prebiotici nutrono i batteri benefici affinch nell'intestino vengano prodotte meno tossine. Soprattutto se si hanno problemi di fegato, l'intestino non riesce pi a neutralizzare cos bene i veleni prodotti dai batteri cattivi, e a volte le conseguenze si fanno sentire. I veleni prodotti dai batteri intestinali possono avere effetti diversi: stanchezza, tremori o addirittura coma. In questi casi, in ospedale vengono spesso somministrati prebiotici altamente concentrati. Di solito, il rimedio funziona.
I veleni batterici possono avere conseguenze anche su persone normalissime con il fegato supersano. Per esempio, succede quando le poche fibre disponibili vengono consumate all'inizio dell'intestino crasso e i microbi nel retto si avventano sulle proteine indigerite. A volte, i batteri e la carne non sono una bella combinazione, come si  visto con lo scandalo della carne avariata. Una quantit eccessiva di veleni nella carne danneggia l'intestino crasso, e nei casi peggiori, pu provocare un tumore. Il cancro intestinale si sviluppa in percentuale pi alta della media proprio qui, nel retto. Ecco perch i prebiotici vengono testati soprattutto per la prevenzione del cancro all'intestino. I primi studi condotti in questo campo hanno dato risultati molto promettenti.
Prebiotici come i GOS sono interessanti perch vengono prodotti anche dal nostro corpo. Il latte materno  composto al 90 per cento di GOS e al 10 per cento di altre fibre indigeribili. Il latte di mucca contiene solo il 10 per cento di GOS. Evidentemente, si tratta di sostanze importanti per i piccoli umani. Se questi ricevono latte artificiale con l'aggiunta di un pochino di GOS in polvere, i loro batteri intestinali assomigliano a quelli dei bambini allattati al seno. Stando ad alcuni studi, pare che tendano anche a sviluppare meno allergie e dermatite atopica rispetto ad altri neonati nutriti con latte artificiale. Dal 2005, l'aggiunta di GOS  consentita, ma non obbligatoria.
Da allora i GOS hanno riscosso sempre maggiore interesse, e, nel frattempo, hanno dimostrato di possedere un'ulteriore capacit, ossia quella di agganciarsi direttamente alle cellule intestinali, soprattutto nei punti dove si annidano solitamente gli agenti patogeni. L agiscono come piccoli scudi protettivi. I batteri cattivi non riescono ad aggrapparvisi, e nei casi pi fortunati, scivolano via. Grazie a queste scoperte, attualmente sono in corso le prime sperimentazioni per testare l'efficacia dei GOS contro la diarrea del viaggiatore.
L'inulina viene studiata da pi tempo dei GOS. Essendo leggermente dolce e gelatinosa, viene a volte impiegata nella produzione alimentare al posto dello zucchero o dei grassi. Di solito, i prebiotici sono lunghe catene di zuccheri. Per zucchero, intendiamo spesso una particolare molecola ricavata dalla barbabietola da zucchero, ma ne esistono pi di cento variet. Se avessimo deciso di ricavare lo zucchero industriale dalla cicoria, i dolciumi non sarebbero pi peccati di gola che fanno cariare i denti. Il dolce non fa male in s e per s: il fatto  che noi mangiamo praticamente solo la variante insana.
Spesso i cibi etichettati con senza zucchero o con meno grassi ci fanno un'impressione sinistra. Pare che edulcoranti come l'aspartame siano cancerogeni, mentre altri dolcificanti utilizzati per tipici prodotti light vengono dati ai maiali all'ingrasso. Lo scetticismo  dunque giustificato. Un prodotto contenente inulina al posto dello zucchero e dei grassi pu invece essere pi sano di uno pieno di zucchero e grassi animali. Vale quindi la pena di leggere attentamente la lista degli ingredienti dei prodotti dietetici, perch in certi casi possiamo davvero concederci qualche sfizio di gola con la coscienza a posto, e i batteri intestinali sono invitati a far merenda con noi.
A differenza dei GOS, l'inulina non si lega bene alle nostre cellule. In uno studio molto vasto e ben organizzato non si riusc a dimostrare la sua efficacia contro la diarrea del viaggiatore; tuttavia, i volontari cui era stata somministrata avevano dichiarato di sentirsi nettamente meglio, mentre il gruppo di controllo cui era stato dato solo un placebo non aveva confermato lo stesso effetto. Pu presentarsi in catene di diversa lunghezza e questo favorisce soprattutto una buona distribuzione dei batteri benefici. Le catene di inulina corte vengono mangiate dai batteri all'inizio dell'intestino crasso, quelle pi lunghe alla fine.
Il cosiddetto ITF-mix, un miscuglio di catene di diversa lunghezza, d buoni risultati, dove pi superficie = risultato migliore. Per esempio, nell'assorbimento del calcio, per cui occorrono batteri che penetrano dappertutto nella parete intestinale. In un esperimento su ragazze adolescenti, l'ITF-mix  riuscito ad aumentare del 20 per cento l'assorbimento di questa sostanza che fa bene alle ossa e pu proteggere dall'osteoporosi (ossa deboli) in et avanzata.
Il calcio  un ottimo esempio perch dimostra fin dove possono arrivare i prebiotici: primo, per avere qualche effetto bisogna comunque assumere abbastanza calcio; secondo, i prebiotici non fanno nulla, se il problema  generato da altri organi. Negli anni della menopausa, a molte donne si indeboliscono le ossa. In questo periodo le ovaie hanno la loro grande crisi di mezza et. Devono smettere di produrre ormoni e imparare lentamente a godersi il relax degli anni della pensione. Le ossa, per, sentono la mancanza degli ormoni! In presenza di osteoporosi, i prebiotici non possono fare un granch.
Queste cose non vanno per sottovalutate. Nulla influenza la microflora intestinale quanto l'alimentazione. I prebiotici sono i mezzi pi potenti per rafforzare i batteri benefici, cio quelli che sono gi presenti nell'intestino e ci rimangono. Un'abitudinaria come mia nonna, che  dipendente dall'insalata di patate, incentiva senza neppure saperlo la parte migliore del suo organo microbico. Il suo secondo piatto preferito  la zuppa di porri. Tempo fa, quando a casa eravamo tutte malate, lei arrivava sorridente con una minestra di porri e suonava un paio di canzoni al pianoforte. Che parte avessero i suoi microbi in tutto ci, non lo sappiamo ancora, ma non  certo un'associazione illogica.
Ricordiamocelo: i batteri buoni fanno bene. Dovremmo nutrirli in modo da permettere loro di occupare pi spazio possibile nell'intestino crasso. A questo scopo, non bastano gli spaghetti o il pane bianco prodotti industrialmente con farina bianca. Occorrono vere fibre vegetali contenute nella frutta e nella verdura. Possono essere anche dolci e buone da mangiare, sia che provengano da asparagi freschi o riso di sushi, o anche sotto forma di integratori alimentari acquistabili in farmacia. I nostri batteri apprezzano e ci premiano svolgendo un buon lavoro.
Visti al microscopio, i batteri sono solo punti chiari su uno sfondo scuro. Tutti insieme, per, rappresentano qualcosa di pi: ognuno di noi ne possiede una moltitudine. La maggioranza se ne sta tranquilla nella mucosa ad allenare le cellule immunitarie, a massaggiare i villi, a mangiare quel che non ci serve, oppure a produrre vitamine per noi. Altri sono appostati vicini alle cellule intestinali, a volte magari le punzecchiano, oppure producono veleni. Quando vige il giusto equilibrio fra bene e male, il male pu temprarci, mentre il bene si prende cura di noi, mantenendoci in buona salute.
1 Secondo l'opinione di una donna americana della middle-class (viaggiatrice incallita) che ha soppesato tutti i pro e i contro,  sicuramente meglio essere puliti che sporchi.
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Ringraziamenti.
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Senza mia sorella Jill, questo libro non esisterebbe. Senza la tua mente libera, razionale e curiosa, spesso sarei rimasta relegata in un mondo dove l'obbedienza e il conformismo sono pi comodi del coraggio e della volont di sbagliare in modo efficiente. Nonostante i tuoi molti impegni, sei sempre stata disponibile a rivedere i miei testi e a suggerirmi nuove idee. Mi hai insegnato a lavorare in modo creativo. Quando mi sento male, ricordo che siamo fatte della stessa pasta e che ognuna di noi ha un modo diverso di tenere la matita in mano.
Ringrazio Ambrosius, che mi tiene sotto la sua ala protettiva quando il lavoro rischia di sopraffarmi. Ringrazio la mia famiglia e il mio padrino, perch mi avvolgono come un bosco racchiude un albero e mi tengono radicata a terra anche quando soffia il vento. Ringrazio Ji-Won, perch durante la lavorazione di questo libro mi ha nutrita di cibo e d'arte meravigliosa. Anne-Claire e Anne, per il loro aiuto a rispondere alle domande pi ostiche!
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Grazie a Michaela e Bettina, che con la loro abilit e intelligenza hanno fatto in modo che il progetto stesso di questo libro andasse in porto. Se non avessi studiato medicina, mi sarebbe mancata la preparazione necessaria a realizzare questo libro, perci ringrazio tutti i miei bravi professori e lo Stato tedesco che finanzia i miei studi. Ringrazio infine tutte le persone che hanno lavorato a questo libro: i referenti della stampa, i rappresentanti delle case editrici, i direttori tecnici, i compositori, l'ufficio marketing, i correttori di bozze, i librai, i fattorini, fino alla persona che mi sta leggendo in questo momento: molte grazie!
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FINE.
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Bibliografia.
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Fonti pi importanti.
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Qui di seguito sono riportati soprattutto articoli e studi scientifici introvabili nei normali libri di testo.
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Capitolo Uno
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Capitolo Due
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Capitolo Tre
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FINE.